“Costituente” per il centrosinistra

Tutti conosciamo, ormai, le costanti che hanno caratterizzato il recente risultato elettorale. Costanti che ci hanno consegnato un bipolarismo politico di fatto cancellando quel tripolarismo su cui ci avevano intrattenuto per molto tempo tanti analisti. Ma questa è la realtà politica italiana. Da un lato i 5 stelle che hanno un consenso orizzontale - massiccio e potente - e la Lega, che ha trascinato l’intero centrodestra ad un consenso significativo e di grande importanza. La scomparsa del centro e di tutte quelle formazioni che, bene o male, cercavano di riproporre nel panorama politico italiano quell’esperienza ci dice che, almeno per il momento, si è chiusa anche quella pagina.

Ma un elemento che non può, adesso, essere eluso - soprattutto alla luce del responso delle urne - riguarda il futuro e la prospettiva del centrosinistra e della sinistra in generale. I cittadini hanno bocciato inesorabilmente quella coalizione, quei partiti e quella prospettiva. Ora, ci si deve rassegnare che quella prospettiva e quei partiti sono definitivamente tramontati? Io credo che a questa domanda non si posa rispondere con una semplice alzata di spalle. Certo, adesso va fatto un nuovo governo con una conseguente nuova maggioranza parlamentare. E molto dipende da che cosa capiterà anche nel principale partito del centrosinistra, il Partito democratico.

Renzi avrà ancora una forte ed indiscutibile leadership politica in quel partito? Darà vita ad una nuova formazione politica se dovesse prendere atto che dopo la disfatta del 4 marzo è fuori gioco politicamente? È del tutto campata in aria la tesi di immaginare una scomposizione/ricomposizione nel campo del centrosinistra dopo il 4 marzo? Al di là delle risposte che ci saranno a queste domande, peraltro legittime e del tutto inerenti al dibattito che circola in quel campo, credo che un tema non si può eludere. E cioè, il centrosinistra non può non rinascere. In vista delle prossime elezioni regionali piemontesi innanzitutto ma anche, e soprattutto, per far sì che un’alternativa al centrodestra e ai 5 stelle in prospettiva non può andare in soffitta definitivamente.

E se si vuole affrontare il tema seriamente, e al di là dei posizionamenti tattici dei partiti e delle sigle che compongono attualmente questo campo, dar vita ad una “costituente” del centrosinistra può essere una delle tante strade da percorrere per ridare speranza e fiducia ad un elettorato – e ad un progetto politico - che non può e non deve essere definitivamente snobbato. Una proposta che può anche superare quegli screzi e quei pregiudizi personali che hanno per troppo tempo frenato e condizionato i rapporti politici e personali in questo campo frastagliato e articolato.

Fuorché si pensi che il centrosinistra sia un semplice ricordo del passato e che le categorie destra/sinistra siano anch’esse superate e datate. Ma, anche in un clima dominato dal populismo, dal qualunquismo e dall’antipolitica, le culture politiche costituzionali non possono essere semplicisticamente calpestate e derise. Possono ancora dire qualcosa a questo paese e un rinnovato centrosinistra ha il dovere di provarci. Ancora. Appunto, anche attraverso una “costituente”.

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