Debito pubblico, una fortuna

In passato abbiamo sempre ribadito che l’enormità del debito pubblico è il principale problema dell’Italia, però dopo il risultato delle elezioni di domenica scorsa ne scopriamo un lato positivo. Il risultato elettorale mostra un paese sostanzialmente diviso, dove le regioni più ricche hanno dato il consenso al centrodestra asciugando anche il consenso della sinistra nelle cosiddette regioni rosse, mentre le regioni meridionali e le isole hanno dato il consenso al Movimento 5 Stelle. Molti ne hanno dato una lettura sociale, in cui le regioni ricche votano per meno stato, mentre al sud si vota per l’assistenzialismo. Una parte di verità questa analisi la contiene, ma non bisogna dimenticare il sistema elettorale che prevede dei collegi uninominali ove vince chi ha un voto in più. Molti elettori di sinistra pur di non votare Renzi hanno scelto di votare i 5 Stelle e questo spostamento ha permesso ai Grillini di vincere in tanti collegi. Poi anche alcune scelte tattiche come l’alleanza con Fitto in Puglia potrebbe aver contribuito all’indebolimento del centrodestra in quella regione, presentandosi come partito vecchio al confronto con il nuovo rappresentato dai 5 Stelle.

A parte questi aspetti c’è un altro fattore che può avere influito. Nel governo delle regioni meridionali si sono alternati governi di centrodestra e di centrosinistra senza che ci siano stati risultati apprezzabili in ambedue i casi e in quest’ultimo giro si è voluto provare qualcosa di completamente diverso, sperando in qualche cambiamento. Parlando di assistenzialismo non bisogna dimenticare che nella prima repubblica il consenso si comprava con la spesa pubblica e ciò avveniva un po’ in tutta Italia, sia a nord che a sud. Forse il fatto che i meridionali abituati a un assistenzialismo da prima repubblica pongono troppa fiducia nello stato può essere vero, ma decenni di cattiva educazione non si eliminano in poco tempo. Si aggiunga che l’elettorato 5 Stelle è quanto meno curioso, formato da giovani e laureati nonostante scie chimiche e altre amenità del genere.

Fatte queste considerazioni elettorali, si può esaminare quanto potrebbe realizzare un governo 5 Stelle e qui torna in ballo il mostruoso debito pubblico italiano. Qualunque governo, di qualunque colore, non potrà che fare i conti con esso. Uno dei punti salienti del programma dei Grillini è il reddito di cittadinanza, pubblicamente accusato di essere stato la chiave di volta della vittoria dei 5 stelle al sud. Una volta al governo, chiunque dovrà fare i conti con la realtà del vuoto cosmico delle casse dello Stato italiano e si potranno fare solo due cose: o tenerne conto e non fare regalie o ignorarlo e regalare soldi facendo debito. Il problema è che i soldi qualcuno li deve prestare e se quel qualcuno incomincia a dubitare della possibilità di restituzione, smetterà di prestare. Un governo 5 Stelle non potrà non tenere conto di ciò. E se non vorrà farlo, ci sarà il default che rappresenterebbe una soluzione dolorosa, ma sicuramente radicale dei problemi italiani. I conti alla fine devono tornare sempre e qualunque governo di qualsiasi colore deve tener conto, pena il fallimento. Molti sono spaventati dalla promessa grillina del reddito cittadinanza, ma il debito pubblico sarà un pesante freno a un simile progetto di cui abbiamo parlato in altro articolo: non si può promettere un reddito a chi non lavora che è più alto di quello di tanta gente che lavora duramente. La possibilità che il movimento 5 Stelle possa andare al governo ha già fatto dichiarare all’autocandidatosi premier che prima di distribuire il reddito di cittadinanza bisognerà riordinare gli uffici di collocamento che è dire in maniera implicita che il progetto è rimandato a tempi migliori.

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