POLVERE DI (5) STELLE

“M5s cambierà idea pure sulla Tav”

L'ex deputato Della Valle torna a parlare dopo la sua espulsione per i bonifici mancati: "Fatto fuori perché critico". Definisce un "cambiamento assurdo" quello sulle Olimpiadi: "Mi ricorda il Pd con la Torino-Lione"

«Non mi meraviglierei se ci fosse un cambio di visione sul Tav». Nei giorni delle polemiche interne al Movimento 5 Stelle sulle nuove Olimpiadi a Torino, l’ex deputato Ivan Della Valle, 43 anni, rompe il silenzio settimane dopo la sua espulsione per la nota vicenda dei bonifici ritirati. Lo fa tornando innanzitutto su quella questione e spiegando le sue ragioni: «Nel momento di una separazione il giudice - scrive in un post su Facebook - prende in considerazione la busta paga per intero senza tener conto della parte donata». Così lui, a un certo punto, si è trovato a dover restituire quasi un terzo del netto che incassava, senza che però venisse conteggiata la parte restituita: «A quel punto cosa dovevo fare? Non dare i soldi?», spiega allo Spiffero. Della Valle afferma di aver tirato fuori la questione: «In diverse assemblee avevo allertato che mettono in difficoltà nei casi di separazione, perché il giudice guarda la busta paga che è di diecimila euro lordi, non sui bonifici».

Ma non è stato ascoltato, così come non sono state mai ascoltate molte sue critiche espresse nel corso di questi anni alla linea del Movimento fondato da Beppe Grillo: «Tutto è cominciato nel momento della decisione sulla collocazione a livello europeo, è documentato dai miei post». Dopo il voto alle Europee, nel giugno 2014 il deputato di Rivoli contestava l’alleanza con l’Ukip di Nigel Farage e suggeriva un collocamento col gruppo dei Verdi. Ma non finisce lì: «Poi è arrivato il direttorio». È il gruppo di cinque parlamentari (tra cui Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico) che prende spazio mentre Beppe Grillo cerca di defilarsi. Per alcuni è la fine dello slogan: “Uno vale uno”. Con Di Maio, leader politico, ci sono stati contrasti: «Abbiamo avuto scontri durissimi», ricorda. Uno, ad esempio, era legato al voto sulle unioni civili: «Lì abbiamo avuto scontri pesantissimi. Era uscito sul blog un post per dare la libertà di coscienza, mentre tantissimi era favorevole delle unioni civili e della stepchild adoption - ricorda -. Il post era anonimo, ma esprimeva la posizione di Di Maio perché lui si era espresso così in assemblea. Voleva un posizione più morbida per non perdere il voto cattolico e per non fare un favore al Pd Chiara con le Olimpiadi ha fatto lo stesso: si trova in difficoltà e fa dire a Beppe quello che vuole dire lei».

A Torino la situazione si è increspata con la vicenda dell'area ex Westinghouse: «Ho dato un grosso aiuto alla campagna elettorale di Chiara. Essendomi occupato della Bolkenstein abbiamo fatto un lavorone con gli ambulanti, ogni mattina un mercato, per un mese non sono andato a Roma - premette -. Appena insediata, era abbastanza palese con Di Maio e Fraccaro (Riccardo, responsabile degli enti locali per il Nord, ndr) che seguissi io Torino e la stavo seguendo abbastanza. Però al primo bilancio, non mi è piaciuta la spiegazione della marcia indietro sull’area ex Westinghouse. Se fosse per le risorse non faremmo mai nulla». Questo è il primo passo che porta «il mio allontanamento da tutto quello che riguardava Torino, con un vero e proprio blitz fatto da persone squallide (molti sanno di chi sto parlando, direttamente a Milano dalla Casaleggio&C.)». Su quelle “persone squallide”, però, non parla molto. La manifestazione di interesse per le Olimpiadi è «un altro cambiamento assurdo». E poi si chiede: «Cosa vuol dire sostenibile? Mi ricorda quello che ha fatto il Pd col Tav: finché governava il centrodestra era con noi a protestare e subito dopo ci ha ripensato cambiando di poco le cose. Ma i No Tav non ci sono cascati». Il cambiamento del M5s secondo lui non è finito: «Ho letto che nella riunione con i nuovi parlamentari parlavano di una cifra forfettaria che avrebbero dovuto dare non più al fondo, ma alle iniziative del movimento, cioè al partito». Non solo. Sul suo post prevede anche «una bella deroga ai due mandati, una quota fissa da versare al partito come fanno tutti e se mai andranno al governo molti punti verranno abbandonati in nome del rigore e della mancanza di risorse».

Ora agli attivisti del M5s potrebbe sembrare che Della Valle, con le sue critiche, sia mosso da rancore. «Ma io non ho mai taciuto, neanche prima. Ho sempre parlato parecchio, cercavo di dire le cose mediando, per cambiarle dall’interno, per essere costruttivo e non distruttivo. Ora sono fuori». E - sottolinea - lo fa dopo dieci anni passati nel Movimento: «Ho fondato i meetup a Rivoli e tra i fondatori a Torino. Sono stato il primo consigliere comunale eletto in Piemonte nel 2009 e tra i primi eletti in Italia. Ho lavorato con il gruppo regionale dal 2011 al 2013 con Davide Bono, tra i primi consiglieri regionali eletti in Italia. Lo conosco bene». E come spiega questa evoluzione e l’ascesa di Di Maio: «Lui è stato bravo a muoversi. Nel 2013 c’era una parte storica, come Roberto Fico, e una parte arrivata in parlamento per grazia ricevuta, senza una storia di militanza, e per loro era più facile cambiare posizione senza essere così radicalizzati». Adesso gli spiace non poter portare avanti il suo lavoro sulle piccole e medie imprese, sulla legge Bolkenstein e il commercio: «Vorrei continuare questo lavoro di cinque anni conciliandolo col mio lavoro - spiega -. Posso farlo in altri contenitori, come un’associazione di categoria o politica o in un nuovo movimento». Al momento, però, non c’è nessuna prospettiva, neanche con altri ex come lui: «Con Stefania Batzella non ho avuto contatti. A Deborah Montalbano, con cui condividevamo delle critiche, ho mandato qualche messaggio, ma non si è parlato di collaborazioni. So che non è la sola a non essere contenta in consiglio comunale».

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