REGIONE

Duello Lega-Forza Italia sulla vicepresidenza

In vista dei nuovi assetti post elezioni, il Carroccio tenta di sfilare la poltrona di numero due di Palazzo Lascaris agli azzurri. Pichetto: “Resta a noi”. Pd alle prese con le successioni di Laus e Gariglio. Il nodo della rappresentanza femminile

Quella di oggi sarà una delle ultime sedute del consiglio regionale nella sua composizione attuale che, dopo la transumanza da via Alfieri verso Montecitorio e Palazzo Madama di un nutrito numero di consiglieri (soprattutto di Forza Italia), muterà presumibilmente appena dopo Pasqua. Ma le sorprese non riguardano tanto i volti nuovi che si affacceranno per la prima volta nell’emiciclo di via Alfieri, peraltro annunciati da tempo, quanto la ben più difficile sostituzione dei vertici istituzionali e politici.

Le trattative interne ed esterne alle forze politiche interessate ai cambi corrono nei corridoi così come su più o meno ristrette chat di WhatsApp. In qualunque caso non sono facili e, in molti casi, l’esito ad oggi appare a dir poco incerto. Un ginepraio irto di spine. Prendiamo, per esempio, il posto da vicepresidente del consiglio occupato in questi anni dall’azzurra Daniela Ruffino, neodeputata: si suppone che al suo posto vada un consigliere di Forza Italia, ma per rispettare le quote di genere all’interno dell’ufficio di presidenza dovrebbe essere una donna mentre il nuovo gruppo consigliare dei berluscones sarà composto solo da uomini. Come uscirne? Qualcuno ha ipotizzato che essendo quel ruolo destinato alle minoranze, si potrebbe superare l’ostacolo affidando la poltrona della Ruffino all’unica donna del centrodestra, ovvero la leghista Gianna Gancia. Del resto, mesi fa la Lega aveva dovuto cedere il suo posto nell'ufficio di presidenza, occupato da Alessandro Benvenuto (pure lui con il biglietto pronto per Roma), per fare largo al rappresentante dei grilli, Giorgio Bertola. Ora il sacrificio tocchi a Forza Italia, lasciano intendere i seguaci di Salvini. Niente da fare: dal vertice degli azzurri fanno sapere che quel posto è loro e che sarà un uomo a ricoprirlo. E che a bilanciare le quote, semmai, ci pensino gli altri, ovvero il Pd. Questione di poco conto, si dirà. Forse. Certo la dice lunga sul rapporto poste lezioni e pre-regionali tra i due alleati maggiori del centrodestra. In cui va inserito anche la frenata imposta, il giorno dopo il voto, dal segretario regionale della Lega, Riccardo Molinari (pure lui neoparlamentare) all’accelerata di Forza Italia verso la candidatura alla presidenza dell’europarlamentare Alberto Cirio.

Prodromi di quel che potrebbe caratterizzare il rapporto tra Forza Italia e il Carroccio salviniano dopo il sorpasso che in Piemonte ha assunto distanze a dir poco notevoli sembrano stagliarsi su quest’ultimo anno di legislatura. Definito, anche se l’elezione ufficiale sarà demandata al nuovo gruppo, pare invece il successore di Gilberto Pichetto che tornando al Senato lascia libera la guida della pattuglia azzurra. Lui riunirà le matricole venerdì prossimo e c’è chi dice che già in quell’occasione non si sottrarrà dal dare il suo endorsement all’ex sindaco di Chivasso e pure lui ex senatore Andrea Fluttero, confermando di fatto le voci di una sorta di stop nei confronti dell’ex capogruppo in Sala Rossa Andrea Tronzano. Equilibrio, esperienza e capacità di coesione giocherebbero a favore di Fluttero, tenuto conto che degli attuali consiglieri rimane solo Francesco Graglia e la marcia di avvicinamento alle elezioni del prossimo anno è di fatto già incominciata.

Assai meno semplice l’analoga operazione sul fronte opposto dove sono ancora parecchi i nomi che ruotano come papabili o aspiranti tali alla poltrona di Davide Gariglio. “Bisognare prima decidere se si segue un criterio oppure se si lascerà tutto alle correnti o agli amici degli amici – dice un consigliere democrat –. E questo vale sia per i ruoli istituzionali, sia per quelli politici”. A proposito di questi ultimi, in gioco c’è appunto la presidenza del gruppo e senza ancora aver sciolto il dilemma appena citato restano in pista Daniele Valle, così come si continua a fare il nome di Nadia Conticelli, mentre resta da valutare il peso dell’accordo che i fedelissimi di Laus avrebbero stretto con Salvatore Gallo al fine di riservare al figlio Raffaele quel posto che i rumors dicono, invece, Gariglio vorrebbe per il suo fido Elvio Rostagno. Dalla rosa non resta fuori neppure l’attuale vice (insieme allo stesso Rostagno) Domenico Ravetti, il quale sembrerebbe tuttavia puntare proprio alla successione di Laus alla presidenza, magari poi “accontentandosi” nel caso gli prevalga Nino Boeti di fare anche lì il vice. Dalla sua Ravetti ha la carta della rappresentanza territoriale e quel vulnus che ancora brucia alla provincia di Alessandria tagliata fuori dalla giunta e pure dallo stesso ufficio di presidenza. Dove, nel gioco a incastri, l’astigiana Angela Motta dall’attuale ruolo di segretario, ma in virtù di parecchie conduzioni dei lavori d’aula potrebbe ambire ad essere lei la vicepresidente in quota maggioranza. A quel punto Ravetti dovrebbe ulteriormente accontentarsi di subentrare alla Motta. Un vero rompicapo, senza contare che anche per Boeti non c’è una strada spianata verso la presidenza, giacché una parte dei consiglieri non pare del tutto convinta e sarebbe pronta a seminare qualche ostacolo, proprio in nome della rappresentanza territoriale e invocando un’inversione di marcia rispetto a una torinocentricità di certi incarichi.

Insomma, sia in Forza Italia sia, ancor più, nel Pd l’esito delle elezioni politiche sulla nuova composizione del consiglio regionale, ma soprattutto sui ruoli chiave politici e istituzionali disegna un quadro ancora per molti aspetti confuso e segnato da ambizioni e possibili veti. Non è un caso che sia Pichetto con la sua nutrita truppa, sia Gariglio e Laus resteranno in consiglio probabilmente fino al limite consentito dalla legge e quindi, presumibilmente, fino almeno a Pasqua. Per presidiare e governare i delicati passaggi delle ambìte poltrone.

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