CENTRODESTRA

Lega fa vedere le (5) stelle ai berlusconiani

Lo stato maggiore di Forza Italia guarda con sospetto le manovre a tutto campo del Carroccio. A Torino il salviniano Ricca manda segnali di apertura alla Appendino mentre a Orbassano rompe l'alleanza. Il ruolo di Toti e i timori di un'Opa ostile

Il cerchio si stringe. Quella che si respira in Forza Italia è più di una sensazione, è fortissima preoccupazione: l’opa futura della Lega sull’elettorato di centrodestra, favorita da una mancata spinta da parte di Matteo Salvini per andare a governare preferendo capitalizzare in tempi brevi un ruolo di opposizione, così come i sospetti su contatti tra gli sherpa del Carroccio e quelli dei Cinquestelle, allarmano lo stato maggiore berlusconiano e le sue propaggini territoriali. Il cerchio si stringe, dunque. E non importa quale sia dei cinque (come le stelle, guarda un po’), ma certo le Olimpiadi c’entrano eccome.

Come se non fosse bastata la benedizione, quasi in contemporanea di Beppe Grillo e Salvini alla candidatura di Torino per il 2026, segnando un’inversione di rotta di entrambi rispetto a Roma, quel che successo l’altro ieri in consiglio comunale a Torino fornisce un elemento in più ai berluscones per guardare guardinghi quel che si muove nella Lega, verso i grillini. Il sostegno dato (fino a quando pure lui ha dovuto cedere) dal leghista Fabrizio Ricca puntellando la maggioranza di Chiara Appendino che in realtà non c’era, viste le assenze dei quattro consiglieri del M5s contrari ai Giochi Invernali, è apparso come qualcosa di molto simile a un asse, inconfessato e inconfessabile, tra i due “vincitori dimezzati” delle urne del 5 marzo. Tanto da far ricordare quell’endorsement di Salvini nei confronti di colei che avrebbe sconfitto Piero Fassino: “Se votassi a Torino – aveva detto – voterei Appendino”. Mossa, quella di Ricca, che certo non ha trovato appoggio nell’allora candidato sindaco (anche) della Lega, il “civico” Alberto Morano, pronto a dissociarsi in maniera chiara e netta da quel sostegno che qualcuno vorrebbe ricondurre addirittura a un imput di via Bellerio.

Un caso isolato? Manco un po’. Non serve neppure uscire dai confini della provincia torinese per trovare, ad Orbassano, la Lega che si mette di traverso rispetto a Forza Italia. Qui il sindaco berlusconiano uscente Eugenio Gambetta ha indicato come candidata alla sua successione la moglie, Cinzia Bosso, ma dal Carroccio è arrivato un secco niet: “Non ci sono le condizioni per correre insieme”. Alla faccia degli alleati. Che, tanto per dire, pure nella vicina Val d’Aosta correranno divisi: “La chiarezza attualmente non è propria del cosiddetto centrodestra valdostano” la lapidaria motivazione (ufficiale) alla base della decisione dei leghisti di andare da soli. Difficile per gli azzurri piemontesi trovare conforto nel vicino governatore ligure: Giovanni Toti per molti di loro è visto ormai come una quinta colonna di Salvini e anche le sue “incursioni” vegono viste con sempre maggior sospetto, comprese le pur sollecitanti esternazioni ancora una volta sulla vicenda delle Olimpiadi.

Un clima teso, lo stesso che non avrebbe potuto che accompagnare l’incontro a tre di ieri sera a Palazzo Grazioli con lo scopo principale di inviare, con la presenza di Berlusconi, Salvini e Meloni, un segnale rassicurante sulla compattezza del centrodestra alla vigilia di appuntamenti importanti come la partita sulle presidenze delle Camere e poi le consultazioni al Quirinale. Con quale risultato lo si capirà già in queste ore, quando si profila un altro incontro non meno importante: quello dello stato maggiore di Forza Italia. Perché in realtà il centrodestra non appare compatto come vorrebbe sembrare. Gli appelli alla responsabilità del Cav. sulla necessità di dare un governo al Paese scongiurando il ritorno alle urne non piacciono al leader della Lega, mentre un governo sovranista è  visto come un incubo ad Arcore dove, non a caso, si è parlato nelle scorse ore proprio di quanto successo lunedì in Sala Rossa a Torino. La “dissociazione” del leghista Ricca dal fronte unitario delle opposizioni ha fatto scattare tutti gli allarmi in casa azzurra dove si cercano di capire le intenzioni dell’alleato sul primo passaggio cruciale: le presidenze delle due Camere. Un Carroccio che da Torino a Roma, passando per il Veneto il cui governatore Luca Zaia intende candidare anche la sua regione per ospitare i Giochi Invernali, alza la posta sul tavolo della coalizione, mentre c’è chi teme possa da un momento all’altro addirittura rovesciarlo.

In uno scenario che contempli un ritorno, in tempi brevi, al voto (ipotesi che fa raggelare il Cav.), le elezioni regionali del prossimo anno in Piemonte potrebbero cambiare in fretta nella rappresentazione fatta da Forza Italia. Il Carroccio, con il suo segretario piemontese Riccardo Molinari, aveva già avvertito gli azzurri di non correre troppo immaginando un loro candidato per la successione a Chiamparino. Ma è proprio nella regione dove il 4 marzo la Lega ha pressoché doppiato Forza Italia che potrebbe partire la prima opa ostile del Carroccio verso l’alleato. Che a quel punto potrebbe non esserlo più.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    10:27 Mercoledì 14 Marzo 2018 moschettiere Lavori in corso

    Una volta sui tram (sulle vetture storiche è ancora ben in mostra) c'era la targhetta "Non parlare al manovratore". Ci sarà stato un motivo. Vale anche in politica.

  2. avatar-4
    09:53 Mercoledì 14 Marzo 2018 Veritas2015 Chi nasce tondo non può morire quadro

    Come si vede una consuetudine dei leghisti il tradire è nell'ordine di idee Quotidiano

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