Parlamento in stallo

La composizione del parlamento venuta fuori dalle ultime elezioni presenta una situazione triripartita con tre blocchi più o meno compatti, ognuno non in grado di avere una maggioranza autonoma. Stante le leggi attuali, il nuovo governo si formerà quando si troverà un accordo fra i partiti in grado di esprimere una maggioranza in parlamento. Le trattative fra le segreterie dei partiti potrebbero durare un po’, considerato il fatto che i tre blocchi si sono presentati come alternativi e con programmi diversi. Nel tempo necessario a formare il nuovo governo, rimarrà in carica quello vecchio per l’ordinaria amministrazione, concetto un po’ vago che ha dato adito in passato a polemiche. Il tipico provvedimento contestato è quello delle nomine di dirigenti ministeriali o in imprese pubbliche che ovviamente fanno nascere il legittimo sospetto che siano fatte per sistemare i propri accoliti prima che si insedi il nuovo governo.

Nei fatti, che la trattativa duri pochi giorni o vada avanti per mesi non c’è nessuno pericolo di stallo delle istituzioni. Anzi, ci potrebbero essere dei vantaggi. Ci sono stati casi in Europa in cui per la formazione di un esecutivo, si è andati avanti per mesi e l’economia non ne ha risentito minimamente, continuando a correre come se nulla fosse. Emblematico il caso del Belgio che dopo le elezioni del 2010 per la formazione di un nuovo governo sono stati necessari ben 541 giorni, quasi un anno e mezzo. In quel periodo l’economia crebbe del 2%. Casi simili sono quelli di Spagna e Olanda con quest’ultima che ha registrato una crescita intorno al 3%, piuttosto importante. Certo in tutte queste situazioni i vecchi governi rimangono in carica per l’ordinaria amministrazione, ma è evidente che una nuova riforma o una nuova legge non può essere approvata.

Questo excursus ci permette di fare alcune considerazioni. La prima, che dovrebbe essere scontata, ma purtroppo non lo è, è che lo Stato non produce ricchezza: sono gli individui a lavorare e a produrre. Lo Stato è solo un consumatore di ricchezza. Altra considerazione è che chi investe, ma più in generale chi lavora, ha bisogno di certezze, almeno per quanto riguarda il quadro legislativo e normativo. Frequenti cambi di legge costringono gli operatori economici a adeguamenti repentini del loro modo di operare causando costi aggiuntivi e perdite economiche. La certezza di operare in un quadro normativo stabile permette di fare degli investimenti a lungo termine, altrimenti impossibili. Immaginate la costruzione di un palazzo che preveda 10 piani. Per assurdo a metà costruzione una nuova legge obbliga a costruire palazzi alti massimo 5 piani. È intuibile il danno economico di una tale legge sull’imprenditore che ha programmato l’investimento della costruzione di un palazzo a 10 piani. Nella migliore delle ipotesi chiude in perdita l’operazione e nella peggiore fallisce con le naturali conseguenze su lavoratori, fornitori e banche che hanno finanziato l’operazione. Dopo il livello di tassazione e la burocrazia, per l’investitore è importante la stabilità normativa. La stessa burocrazia, oltre a rappresentare un ostacolo e un costo, crea incertezza: si otterrà la licenza o no? Si può procedere agli investimenti o all’ultimo momento mancherà un’autorizzazione e bisogna buttare tutto a mare? L’incertezza blocca gli investimenti e più l’investimento è a lungo termine più il rischio aumenta e l’incertezza diventa deleteria. Per questo un parlamento bloccato, che non fa nuove leggi non è di per se stesso un fatto negativo.

L’unica controindicazione per l’Italia in questo momento è l’esistenza delle cosiddette clausole di garanzia, ovvero l’aumento programmato dell’Iva a meno che non si trovino i soldi in altro modo. L’attuale governo potendo gestire solo l’ordinaria amministrazione ed essendo di colore diverso di quello che verrà è orientato a non intervenire; lasciando così le cose nel 2019 le aliquote Iva sono destinate a salire. Attualmente l’unico problema che ci potrebbe essere nel non avere un governo per lungo tempo è proprio questo qui, per il resto non esiste nessuna fretta. D’altronde si potrebbe trovare una maggioranza in parlamento per risolvere questo problema e poi procedere con calma con la formazione del nuovo governo lasciando liberi i cittadini di attendere ai loro affari senza essere disturbati dall’attivismo di parlamento e governo. L’unica attività veramente necessaria che il legislatore dovrebbe approntare è la sistematica riduzione delle leggi in vigore che renderebbe più facile la vita agli italiani.

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