Web, tra tasse e costi

Il gigante dell’e-commerce Amazon ha un servizio, che tramite il pagamento di una sorta di abbonamento, permette di non pagare le spese di spedizione per ogni singola consegna e per alcuni prodotti garantisce il recapito in un giorno. Il servizio era offerto a un prezzo piuttosto popolare, forse complice la politica commerciale piuttosto aggressiva del gigante web. Ora il servizio viene offerto ad un prezzo quasi raddoppiato e sui social si è scatenato il solito tifo da stadio. Interessante, che un servizio offerto liberamente, a cui non si è obbligati ad abbonarsi faccia scatenare l’ira di tanti, mentre per gli aumenti di elettricità, gas e autostrade, servizi essenziali ed obbligatori nessuno si sia lamentato, come se fossero un avvenimento atmosferico inevitabile e non una decisione politica. La strana psicologia del consumatore-cittadino.

Non ci è dato sapere le motivazioni di Amazon, se dovute alla semplice evoluzione di una politica commerciale aggressiva, che in un primo momento offre un servizio ad un prezzo stracciato per conquistare clienti per poi alzare il prezzo e tornare in utile e recuperare gli investimenti fatti o se dovuti ad altri motivi, quali per esempio l’aumento del costo delle consegne o altro ancora. In ogni caso, Amazon riuscirà a farsi pagare di più lo stesso servizio di prima.

Questo ci permette di fare la semplice e banale considerazione che alla fine la gran parte degli aumenti di costi vengono scaricati sugli utenti finali. Se si pensa a tutta la demagogia che si fa sui giganti del web che fanno profitti miliardari sfruttando anche le agevolazioni dei paradisi fiscali o quella che si è fatta in passato sulle banche che macinavano utili sostanziosi, entrambe categorie che qualcuno vorrebbe “punire” con una tassazione selvaggia, si intuisce che qualunque tipo di tassazione alla fine viene in qualche modo scaricata sui consumatori finali. È successo in passato con le banche e succederà ancora con le compagnie del web. È stata approvata la tassa sulle transazioni delle società online che non hanno una sede in Italia che sarà in vigore da gennaio 2019. Mancano i decreti attuativi e non si capisce quali tipo di scambio verrà tassato, ma una cosa è certa: a pagarne le conseguenze saranno sempre i consumatori finali. Non sappiamo le motivazioni dell’aumento di Amazon, ma il fatto evidenzia come un operatore possa scaricare i suoi costi sul prezzo finale per il consumatori. Quando sarà in vigore la web tax cosa impedirà ai vari operatori di aumentare i prezzi? E dall’altro canto il consumatore non si potrà lamentare perché l’aumento non dipende dall’azienda, ma dallo stato italiano. Si parte per far piangere i ricchi e si finisce sempre per togliere soldi ai meno abbienti. La legge obbliga gli operatori finanziari a prelevare il 3% delle transazioni online e versarli al fisco, trasformandoli in esattori a costo zero per lo stato. Ci si chiede perché le banche hanno costi alti, ma un motivo di questo sono proprio le leggi statali che le obbligano a svolgere mansioni gratuite per conto dello stato. Da qualche parte devono recuperare le spese fatte per conto dello stato. La stessa cosa succederà con la web tax con i prezzi che saliranno e i consumatori finali sempre più poveri.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:44 Martedì 03 Aprile 2018 patty Gas e luce stanno scendendo di prezzo

    Non cambia di molto la sostanza dell'articolo, ma per serietà segnalo che il prezzo complessivo di gas e luce per effetto del minor prezzo all'ingrosso, calerà da questo mese tra il 6 e l'8 x cento.

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