ECONOMIA DOMESTICA

Embraco, l’ora della verità (forse)

Al tavolo del Mise dovrebbero emergere le ipotesi per il futuro dello stabilimento torinese. Indiscrezioni parlano di due società interessate alla reindustrializzazione: un gruppo italo-israeliano di pannelli fotovoltaici e un'impresa torinese di elettrodomestici

Dalla produzione di compressori alla rigenerazione di elettrodomestici, realizzazione di macchinari di pulizia dei pannelli fotovoltaici o anche sistemi di depurazione delle acque. Si conoscerà forse domani il futuro professionale dei 497 dipendenti dello stabilimento Embraco di Riva del Chieri, che non accetteranno l’esodo incentivato. Alle ore 11, il ministro dello Sviluppo economico riceverà i rappresentanti dell’azienda e dei sindacati, nonché di Invitalia e Regione Piemonte.

Secondo notizie non ufficiali, la società Randstad solution ha individuato per conto di Embraco almeno due società interessate alla reindustrializzazione del sito, con la collaborazione di Invitalia: una italo-israeliana che produce macchinari per la pulizia di pannelli fotovoltaici e una italiana, precisamente torinese, la Astelav, che si occupa di rigenerazione di elettrodomestici. Ma potrebbe configurarsi anche una holding con due divisioni, in cui entrerebbero capitali cinesi e Invitalia per una quota del 5%.

“Il nostro obiettivo è sapere chi sono i soggetti interessati, qual è il loro piano industriale, se hanno solidità finanziaria, se la produzione sarà ad alto valore aggiunto e quanti lavoratori sono pronti ad assorbire” spiega Arcangelo Montemarano della Fim. Ma i sindacati intendono sapere anche dall’azienda quanti lavoratori hanno manifestato interesse per gli incentivi all’esodo: 60.000 euro lordi per i lavoratori che decideranno di lasciare l’azienda entro aprile, 50.000 euro per coloro che lo faranno entro maggio, 35.000 per giugno-agosto e 30.000 euro da settembre in poi. “È presto per sapere quanti lavoratori aderiranno - sottolinea Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom di Torino - ma noi immaginiamo qualche decina”. “Tra il personale - aggiunge Montemarano – c’è un clima di forti aspettative visto l’impegno assunto da Calenda e da Invitalia di garantire tutta l’occupazione”. Nell’assemblea con i lavoratori, riferisce Bellono, il ministro Carlo Calenda, alla presenza dell’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, ha detto che Invitalia si farà carico dei lavoratori. Il vero nodo è proprio questo: capire il ruolo che svolgerà la società del Mise, soprattutto se le ipotesi di reindustrializzazione di cui si parla non dovessero andare in porto nei tempi necessari. Una newco, altri soggetti, assunzioni transitorie? È una faccenda complicata.

Nella settimana passata gli operai sono rimasti a casa ma l’accordo prevede che fino al 31 dicembre avranno la sicurezza della retribuzione. L’azienda - spiegano i sindacalisti - non ha chiesto la Cassa integrazione ma pagherà gli stipendi anche a impianti fermi: “la prossima settimana è prevista attività produttiva a orari ridotti”. In base all’accordo del 27 marzo scorso, i 497 licenziamenti annunciati a gennaio sono rinviati al 31 dicembre 2018. In Embraco resteranno 40 persone, per lo più impiegati della divisione commerciale. “Il tempo è poco - fa notare Montemarano -. Entro fine anno si deve trovare una soluzione per tutto il personale”. La Regione Piemonte è pronta a finanziare i necessari corsi di formazione ma il tempo stringe per la riconversione degli impianti e la conseguente ricollocazione dei lavoratori.

Calenda, presente domani al tavolo, pare voglia portare a compimento una vertenza che l’ha visto impegnato in prima fila: quando Embraco annunciò i licenziamenti, con la prospettiva di trasferire la produzione in Slovacchia e in India, il ministro accusò senza mezzi termini i vertici aziendali di “totale irresponsabilità nei confronti dei lavoratori e totale mancanza di rispetto nei confronti del governo”. Quindi si rivolse all’Europa, chiedendo verifiche sugli incentivi del governo slovacco per accertarsi che fossero rispettate le regole europee. L’atteggiamento dell’impresa cambiò grazie anche all’interessamento della casa madre Whirlpool. “Il ministro cerca di accelerare - nota Bellono - ma è importante anche che ci sia continuità con il prossimo esecutivo”.

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