SALOTTI & TINELLI

Spedizione in Compagnia, Garibaldi in corsa

Partita la selezione del prossimo segretario generale della fondazione San Paolo. Quattro ore di test e colloqui a Milano. Tra gli aspiranti alla successione di Gastaldo c'è il brillante economista torinese, cresciuto nella nidiata della Fornero

Colloqui che durano non meno di quattro ore per ciascun candidato. È lì, negli uffici della Key2People in via Gerolamo Morone 8, due civici più avanti della Casaleggio Associati, che se proprio non si decide certo si individua il successore di Piero Gastaldo per l’ambitissima poltrona di segretario generale della Compagnia di San Paolo. I cacciatori di teste di una delle principali società del settore, cui si rivolse Matteo Renzi al momento di nominare i vertici di Eni, Terna, Poste ed Enel, hanno ricevuto da Torino i curricula della quindicina di papabili per quel posto che, come la storia attesta, resiste ai cambi di vertice e segna la continuità: “I presidenti cambiano, il segretario resta” è il refrain che suona come motto in Compagnia. Dove, proprio per allontanare ombre di manovre sotto la Mole (che, tuttavia, non è escluso che vi siano) si è deciso di affidare la selezione, ma soprattutto la definizione dei profili dei candidati, alla società di headhunter.

Un lavoro lungo e complesso che, insieme ad altre procedure, finirà con l’allungare ancora i tempi previsti per il passaggio delle consegne, inizialmente indicato in concomitanza con l’approvazione del bilancio e quindi entro fine aprile. I colloqui sono incominciati da non più di una settimana, poi una volta terminati verrà il momento della stesura dei profili sui quali si baserà la decisione del comitato di gestione della fondazione presieduta da Francesco Profumo e che possiede un patrimonio di7,3 miliardi, l’8,25% dell’azionariato di Intesa Sanpaolo e per quest’anno ha stanziato 158 milioni di erogazioni, confermandosi un ricchissimo bancomat per enti e istituzioni.

Il totonomi è incominciato ben prima della “profilazione” da parte di Key2People e, tra i favoriti non ha mai smesso di esserci Stefano Firpo, 44 anni, torinese, “mandarino” cresciuto nella nidiata di Corrado Passera con, tra le altre, esperienze in ruoli di rilievo alla Bce e in Banca Intesa dov’è stato responsabile dell’ufficio del consigliere delegato. Firpo dopo aver diretto la segreteria tecnica dell’allora ministro Federica Guidi è tuttora al Mise con Carlo Calenda dove ricopre il ruolo di direttore generale per la Politica industriale, la Competitività e le Pmi. Un posto che non è detto potrebbe conservare con l’insediamento del nuovo governo, anzi. Ma se il borsino di Firpo continua a rimanere alto (ma con indice in calo, secondo i bookmaker di corso Vittorio), dall’elenco dei candidati spunta, tra gli altri, una sorpresa che potrebbe rendere ancor più complicata ogni previsione.

È quella della presenza, tra gli aspiranti eredi di Gastaldo dell’economista torinese Pietro Garibaldi. Classe 1968, considerato un Fornero boy, professore ordinario all’Università di Torino, è stato direttore del Collegio Carlo Alberto, un lungo curriculum in cui figura, tra le altre, l’attività nel dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale e un incarico di consigliere economico del Ministero dell’Economia con Domenico Siniscalco nel 2004 e 2005, è stato professore associato alla Bocconi e membro del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, banca nel cui cda Garibaldi due anni fa era stato a un passo dall’entrarvi. Per lungo tempo editorialista di punta della Stampa diretta da Mario Calabresi (la cui moglie, Caterina Ginzburg opera in Compagnia nell’ambito delle attività didattiche), la sua firma sparì all’improvviso dal quotidiano torinese. Ora il suo nome compare tra quelli dei candidati a quell’incarico non solo ben retribuito (circa 250mila euro l’anno), ma soprattutto sinonimo di potere.

Quello di Garibaldi si aggiunge non solo al nome di Firpo, ma a tutti gli altri che, pur in assenza di un vero e proprio bando formale, hanno presentato i loro curricula. Così come hanno fatto, tra gli altri, l’ex direttore di Unioncamere Massimo De Andreis e il suo successore Paolo Bertolino, il già assessore regionale all’Industria della giunta Bresso (e dirigente in Confindustria), Andrea Bairati e il segretario della Camera di Commercio di Torino Guido Bolatto. Come anticipato non è della partita Mario Calderini (il cui nome all’inizio era circolato nonostante il diretto interessato avesse da subito escluso un suo interesse). Tempi lunghi, come si diceva, che imporranno all’attuale grand commis un’ulteriore permanenza su quella poltrona che resta tra le più ambìte. Perché “i presidenti cambiano, il segretario resta”.

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