PALAZZO LASCARIS

Boeti, il presidente ortopedico:
“Non sarà un Consiglio ingessato”

Il successore di Laus alla guida dell'assemblea regionale traccia il percorso dell’ultimo anno di legislatura. “Di sicuro non staremo fermi”. Estremo tentativo per modificare la legge elettorale. Ottima la candidatura di Salizzoni "ma si poteva presentarlo meglio"

“Faccio l’ortopedico e sono abituato a visitare, fare la diagnosi e operare. Mi piace concludere quello che comincio. Quindi chiederò ai capigruppo se c’è l’interesse a modificare la legge elettorale e se c’è  incominciamo una discussione per  completarla, arrivando a un disegno di legge con la garanzia che venga approvato”. Nino Boeti, 65 anni, nove da sindaco di Rivoli (dal 1995 al 2004), tredici trascorsi ininterrottamente in Consiglio regionale, l’ortopedico ha sempre continuato e continua a farlo. Dell’assemblea di Palazzo Lascaris è vicepresidente dall’inizio della legislatura. Da oggi la presiederà subentrando a Mauro Laus, eletto al Senato.

Presidente Boeti, prima di continuare a parlare della legge elettorale, una domanda di rito, ma anche di sostanza visto l’attuale quadro politico nazionale che in qualche modo riverbera anche sulla Regione, dopo il 4 marzo: che presidenza sarà la sua, cosa cambierà se cambierà rispetto a quella del suo predecessore?
«Partiamo da un giudizio di questi quattro anni:  sono stati buoni per le istituzioni. E non è un giudizio sulle cose fatte dalla giunta e dal Consiglio, ma una valutazione riguardo al clima con il quale si è lavorato: rispettoso tra i vari schieramenti, ovviamente con momenti di scontro, ma questo è il sale della democrazia».

Spirito sabaudo nell’aula di via Alfieri?
«Non so. Veda, io credo, piuttosto, che questo vada attribuito anche al fatto che molti consiglieri avevano precedenti esperienze amministrative, persone che sanno che la politica ha dei momenti di difficoltà, ma che non si devono oltrepassare certi limiti del dibattito. Sono certo che si continuerà così nel rispetto degli uni verso gli altri».

La legislatura ha davanti soltanto più un anno. Troppo poco per fare cose, senza essere già distratti delle prossime elezioni?
«Io credo che la politica non abbia mai dei momenti di transizione che impediscano di operare. C’è sempre qualcosa di cui discutere, la vita dei cittadini è complessa e chi fa politica si occupa della vita dei cittadini. Questo, certamente, è l’anno che prepara alle elezioni, con maggioranze da costruire, scelte da fare. Di sicuro non staremo fermi».

La prima cosa che farà?
«Mi occuperò, come ho detto, della legge elettorale».

Quella che molti ormai sostengono che non vedrà mai la luce.
«Lo verificheremo. Il primo tema sarà comunque questo».

E come intende procedere, dopo che si sono persi mesi, anni su quella che all’inizio della legislatura era stata annunciata come una priorità?
«Per prima cosa avrò bisogno di capire dai consiglieri se c’è interesse a modificare la legge, senza rimanere inchiodati in aula con una maggioranza che cerca di far passare un testo e l’opposizione che cerca di impedirlo».

Intanto da molte province si chiede un nuovo testo per evitare squilibri nella rappresentanza o addirittura il rischio che alcune di esse non vedano eletto neppure un proprio rappresentante.
«Se il tema è la discrepanza tra Torino e le province questo è un argomento che va affrontato e possibilmente risolto. Si è ipotizzato più volte l’abolizione del listino, senza però poi non prendere una decisione».

Come se ne esce?
«Premesso che sono tra quelli che pensano che nessuno pieghi la democrazia a proprio vantaggio facendo una legge che possa favorire qualcuno, mi farò supportare dagli uffici legislativi e cercheremo di capire attraverso riunioni con i capigruppo».

Presidente Boeti, lei pare fiducioso a dispetto di quanto successo fino ad oggi.
«Se c’è la volontà da parte dei gruppi, se c’è l’accordo si presenta un disegno di legge, con la garanzia però che venga approvato. Farlo sapendo che verrà bocciato, oppure approvato solo dalla maggioranza, non ha un senso. E se invece non c’è la volontà ci terremo il testo attuale. Comunque ribadisco che non è la giunta a dover presentare un disegno di legge, questa è una competenza del Consiglio».

Lei sa che nel corso di questa legislatura proprio sullo sconfinamento della giunta nelle competenze del Consiglio si è levata più di una polemica.
«Sì, un eccesso di deliberazioni. Ma se lo si è fatto specie in materia di sanità in una situazione particolare e contingente, in questo caso non ci sono dubbi: la legge elettorale è materia del Consiglio. Del resto sono certo che il presidente Sergio Chiamparino non abbia mai pensato di non riconoscere al Consiglio la titolarità in questa materia».

Il Pd, il suo partito, è un uscito con le ossa rotte dalle elezioni, è un paziente messo piuttosto male. Lei fa l’ortopedico, Mauro Salizzoni il chirurgo. Che ne pensa dell’idea di candidarlo alla presidenza della Regione?
«Diciamo subito che il Pd da solo non può vincere. Salizzoni è una delle opportunità. Ha molte qualità tipiche di chi fa quella professione, sa organizzare, tenere assieme le persone, decidere e agire. Cose molto utili per fare il presidente di una Regione».

Quindi non vede all’orizzonte le primarie?
«Si faranno se ci saranno altri candidati. Non siamo obbligati a farle. Se c’è l’accordo su un unico candidato, potremmo anche risparmiarcelo questo rito».

Allora ben venga Salizzoni?
«Nel momento in cui ci sono uomini della società civile, di valore come lui, perché no? Si poteva presentare Salizzoni in maniera diversa? Probabilmente sì».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    20:54 Martedì 10 Aprile 2018 Paladino Professionalita...

    Sarebbe stato molto meglio farlo assessore alla sanità al posto dell'incompetente Saitta.....

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