POLITICA & GIUSTIZIA

Rimborsopoli, nessuno sconto

Al processo di appello per i fondi del Consiglio regionale nella scorsa legislatura, la procura chiede 23 condanne. Tra cui l'ex governatore Cota e i neo parlamentari leghisti Tiramani e Molinari, assolti in primo grado. Mano pesante anche per la deputata Montaruli

La procura generale torna ad affondare la spada contro gli ex consiglieri regionali. Il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi ha chiesto alla Corte d’appello di condannare i 24 politici di Palazzo Lascaris e la figlia e collaboratrice di uno di loro. In primo grado dieci erano stati condannati, mentre 14 di loro si erano salvati. La pena più alta richiesta è quella per Michele Giovine, 4 anni e 4 mesi, seguito da Andrea Stara (4 anni) e Michele Dell’Utri (3 anni e 9 mesi), che in primo grado era stato assolto. Chieste le condanne anche nei confronti dei tre neo-deputati ed ex consiglieri: 2 anni e 10 mesi per Augusta Montaruli (FdI), 2 anni e 4 mesi per i leghisti Riccardo Molinari e Paolo Tiramani, stessa pena richiesta per l’ex presidente Roberto Cota. Due i patteggiamenti chiesti invece dai consiglieri Rosanna Costa e Angiolino Mastrullo.

La sua requisitoria di Avenati Bassi, durata tutta la mattinata, è stata molto dura, con riferimenti e allusioni a scontrini recuperati alla meno peggio per incassare decine, centinaia e migliaia di euro in più, per finanziarie i partiti politici e non per far funzionare i gruppi consiliari. Troppi i suoi sospetti che la sentenza di primo grado, quella che ha mandato assolti i consiglieri per la maggior parte delle spese, non ha placato e anzi ha aumentato. Critico nei confronti delle tantissime cene rimborsate dai consiglieri: “Sono spese che hanno a che fare con lo stare al mondo, ma non hanno nulla legato alla funzionalità”, ha detto ad esempio. Ad esempio le cene rimborsate dall’ex assessore novarese Massimo Giordano con esponenti della politica e del mondo imprenditoriale di Novara: “Ci siamo imbattuti in una generazione tra i 45 e i 55 anni del Novarese che hanno avuto una loro realizzazione. Alle cene parlavano di politica ma non c’era nessun ambito istituzionale”. A quelle cene c’erano, tra i tanti, l’attuale sindaco Alessandro Canelli, il vicepresidente del consiglio comunale Claudio Strozzi, il capo degli industriali di Novara Fabio Ravanelli e il presidente di Acqua Novara e Vco Andrea Gallina: “Ieri non c’è nessuno che è venuto a dire che ha pagato Giordano”, ha sottolineato Avenati. In altri casi, invece, è lo scontrino ha rendere dubbia la correttezza del rimborso. Ad esempio il caso del consigliere Udc del Cuneese Giovanni Negro: “Come possiamo ritenere leciti i rimborsi per ristoranti in Liguria nel weekend e durante i ponti?”, ha chiesto il pm al collegio.

Il pm si è soffermato anche sulle spese di Augusta Montaruli, in primo grado condannata a quattro mesi per finanziamento illecito. In particolare ha focalizzato l’attenzione sugli acquisti di lusso che il tribunale, nella sentenza di primo grado, ha ritenuto legittimi, cristalli Swarovsky e borse “Borbonese” che, stando a quanto affermato ieri dai testimoni, servivano come premi in una lotteria in una serata di beneficenza e sensibilizzazione in periferia: “Alla gente di periferia regaliamo Swarovsky e una borse Borbonese? È la nuova versione di Maria Antonietta”. Avenati Bassi ha anche evidenziato gli scontrini rimborsati per spese nel Torinese quando Montaruli si trovava in Giamaica o a Roma. E poi ancora: “Ci sono spese per consulenze su cui ho dei dubbi - ha continuato il pm -. Ha fatto un corso per l’uso dei social network da 3.400 euro. Montaruli è giovane e deve fare un corso per usare facebook, un corso che non ha lasciato niente”.

L’ex governatore Cota è stato descritto come “un presidente che ogni due minuti fa la coda al bar" per via degli scontrini di caffè e altro. “Chissà chi li prendeva questi scontrini”, si chiede il pm. Un’idea gli sorge guardando gli scontrini fatti a San Lorenzo al Mare: "La segretaria di Cota, Michela Carossa, figlia del capogruppo della Lega, aveva una casa a San Lorenzo al Mare”. Insomma, per lui sono scontrini raccolti e accumulati dai collaboratori, così come quelli di Andrea Stara del Pd sono dei “tappabuchi” per giustificare altre spese.

A Michele Dell’Utri dei Moderati il pm dà “atto di essere stato il più bravo e intelligente” perché “anziché avere mille scontrini ha una fattura falsa” da 191mila euro, quella per i sondaggi fatti dalla Contacta sulla cui veridicità la procura generale ha ancora grossi dubbi: “Spende 200mila euro per un sondaggio che dura due anni e non ha neanche i soldi per tenere aperto un ufficio. Dell’Utri lavora senza segretaria perché è in maternità e non hanno una lira”, annota. Molto severo anche il giudizio su Maurizio Lupi dei “Verdi verdi” e la figlia Sara: “La realtà è quella di una lista civetta monogruppo con cui ha sistemato la famiglia per qualche anno”, ha concluso.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    00:14 Mercoledì 11 Aprile 2018 Veritas2015 Ma dai da non credere

    Mi chiedo se mai dovessero esserci delle condanne, Salvini chiederebe di dare le dimissioni ??

Inserisci un commento