Consumismo leva del progresso

Comunemente il termine consumismo ha un’accezione negativa denotando un comportamento umano dedito all’acquisto eccessivo. Ma eliminati i casi patologici, come l’acquisto compulsivo o il classico collezionista che si rovina per la sua passione, il consumismo è veramente negativo?

Pensate a Villa d’Este a Tivoli, splendido esempio di palazzo rinascimentale che ogni anno attira circa 450.000 visitatori, non è forse un esempio del consumismo del suo ideatore, il cardinale Ippolito d’Este? Il cardinale fu nominato governatore di Tivoli da papa Giulio III, ma quando si accorse che la sua residenza sarebbe stata una vecchio convento adattato a residenza del governatore, procedette alla costruzione della villa che oggi tutti ammiriamo. Se il cardinale si fosse accontentato del vecchio convento riadattato, oggi avremmo Villa d’Este a Tivoli?

Il consumismo o meglio la voglia di consumare di più o cose più belle è stato una molla fondamentale per lo sviluppo umano. Oltre alla spinta originaria dei bisogni primari come quelli del cibo e di un riparo, ne esiste un’altra che spinge l’essere umano a desiderare una casa più grande, dei vestiti più belli, un’auto più veloce e così via. Questo aspetto è perfettamente umano come quello dei bisogni primari e non è da condannare. Se il cardinale d’Este fosse stato un seguace del Poverello di Assisi non avremmo la Villa è non ne godremmo della sua bellezza.

Per consumare è necessario prima di tutto produrre e la spinta che spinge l’uomo ad acquisire più beni lo costringe anche a lavorare di più e a ingegnarsi per ottenere di più. Se tutti si accontentassero dello status quo, non ci sarebbe progresso. Il fatto che esistano molti individui disposti, per esempio, a cambiare cellulare ogni sei mesi o anno, permette l’innovazione continua del settore cellulare che porta benefici anche ai “parsimoniosi” che comprano un cellulare ogni cinque anni o un cellulare dal costo medio basso. Se i produttori di cellulari non potessero contate su consumatori disposti a spendere mille euro per un cellulare non potrebbero investire risorse importanti in ricerca e sviluppo. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri settori, per esempio l’auto, dove le innovazioni immesse in un primo momento nelle ammiraglie da svariate decine di migliaia di euro e più, a mano a mano migrano verso le utilitarie. D’altro canto se non ci fosse la spinta del consumismo, come desiderare un‘auto più bella o un televisore più grande, quanti lavoratori non si sforzerebbero per avere una promozione o per fare gli straordinari? E se pensiamo ai musei o ai palazzi antichi, se non ci fosse stato il consumismo, avremmo ben poco da visitare. Come detto all’inizio, se il consumismo non sfocia in comportamenti patologici e si mantiene un giusto equilibrio fra spese e risparmio, è meno negativo di quanto viene comunemente dipinto.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento