PARTECIPATE

Gtt, sindacati in agitazione

Lettera al Comune di Torino per chiedere un tavolo di crisi. I dubbi su licenziamenti e nuova governance. E intanto preoccupano i problemi di cassa in assenza dei trasferimenti previsti dal piano industriale. "La situazione negli stabilimenti è drammatica"

Un tavolo urgente con Comune di Torino e Gtt per affrontare la crisi economica e industriale dell’azienda. Lo chiedono i sindacati che denunciano il “tergiversare” di Palazzo Civico e del gruppo trasporti “nell’affrontare i punti applicativi del piano industriale” approvato lo scorso gennaio. Restano i problemi di cassa dell’azienda che non ha ancora beneficiato delle iniezioni di denaro previste dal piano, mentre procede a rilento il tavolo con la Regione e l’Agenzia per la mobilità per la definizione della transazione tombale sui disallineamenti che dovrebbe chiudersi con il riconoscimento di una cifra molto vicina ai 25 milioni. Quest’ultima operazione dovrebbe ottenere il via libera entro un mese, garantiscono gli attori coinvolti, a quel punto i revisori dei conti di Gtt potranno apporre la loro firma sul bilancio 2016 e consentire all’amministrazione di aprire una nuova fase nominando i successori degli attuali vertici, essendo l’amministratore unico Walter Ceresa ormai in scadenza.

Secondo quanto filtra dal piano nobile di via Milano, Chiara Appendino preferirebbe non disfarsi dell’attuale numero uno, il quale, dopo aver varato un piano di risanamento e rilancio ora intende guidarne l’applicazione nel prossimo quadriennio. Ci sono, però, le indicazioni della Regione Piemonte che, dopo essersi impegnata finanziariamente per risolvere la crisi, ha chiesto al socio unico (il Comune) di irrobustire la governance aziendale. Due posizioni che, secondo chi sta seguendo da vicino queste vicende, potrebbero trovare una sintesi nell’individuazione di un direttore generale con compiti operativi, mentre resterebbe nel ruolo di presidente, seppur con meno poteri,  Ceresa. A questo proposito, spicca la candidatura dell’ingegnere Paolo Golzio, presidente dell’azienda trasporti di Asti (Asp), che ha ottenuto una lettera di referenza nientemeno che dalla presidente dell’Agenzia per la Mobilità piemontese Cristina Pronello, di fatto la “madrina” dell’assessora ai Trasporti Maria Lapietra e molto vicina all’amministrazione grillina di Torino. La Pronello, peraltro, nel suo inusuale endorsement si rivolge non a Golzio ma direttamente all’ufficio nomine della giunta. Un indizio per individuare il nuovo dg? Chissà.

Una cosa appare certa, chiunque sarà a occuparsene, l’applicazione del piano industriale sarà tutt’altro che semplice. Un conto è scrivere sulla carta di 260 licenziamenti e 500 esuberi (di questi 250 circa sarebbero già stati messi in atto), altro è metterlo in pratica. I sindacati confederali – Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – nella lettera inviata oggi a Comune e azienda dichiarano la loro “netta contrarietà ai 260 licenziamenti” previsti dal piano “e ne chiedono il ritiro”. Non solo, vengono contestate le esternalizzazioni previste e paventato il rischio di una riduzione della qualità del servizio. Insomma, si preannuncia una lunga ed estenuante trattativa per tradurre in pratica una serie di intenzioni messe nero su bianco per accompagnare l’azienda lontana dal baratro in cui si trovava alla fine dell’anno scorso entro i prossimi tre anni.

Se da una parte, infatti, la società pare navigare momentaneamente in acque più o meno serene, è evidente che in assenza di tutti quei provvedimenti indicati nel piano di rilancio il rischio di sprofondare nuovamente in una crisi, che a questo punto rischia di diventare irreversibile, è altissimo in un periodo in cui il rapporto con i fornitori resta difficile vista la difficoltà con la quale vengono saldate le fatture. Dice Antonio Mollica della Uiltrasporti: “La situazione nei depositi e negli stabilimenti è drammatica, mancano i pezzi di ricambio per riparare i mezzi, la transazione non si chiude e dei 40 milioni per i nuovi autobus non si sa nulla. Noi ci stiamo preoccupando”.

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