POLITICA & GIUSTIZIA

Caccia al tesoro di Finpiemonte

Dopo gli arresti sono stati richiesti alle banche i movimenti dai conti degli indagati per il peculato ai danni della finanziaria regionale. Respinta la richiesta di scarcerazione dell'ex presidente Gatti, gli avvocati ricorrono al Riesame

La caccia al tesoro è appena cominciata. Gli investigatori sono alla ricerca dei sei milioni di euro che sono usciti dai conti di Finpiemonte alla Vontobel Bank per andare verso la Gesi di Pio Piccini e la P&P Management di Piccini e Massimo Pichetti dopo che i due imprenditori che hanno aiutato l’ex presidente Fabrizio Gatti a evitare il fallimento della sua Gem Immobiliare. Quei soldi servivano a creare una garanzia a favore dei creditori di Gatti, che non hanno mai ottenuto niente. Una sparizione doppia, quindi, una dalle casse della finanziaria e l’altra dalla disponibilità di chi si aspettava che Gatti estinguesse i suoi debiti. Dove sono finiti quei soldi, quindi?

Per rispondere a questa domanda la procura, dopo gli arresti di venerdì, ha chiesto i dettagli sulle movimentazioni alle banche in cui i cinque indagati di peculato aggravato (oltre a Gatti, Piccini e Pichetti ci sono le due presunte “teste di legno” Giuseppe Colucci e Giuseppe Arabia, rispettivamente rappresentanti legali della Gesi e della Gem) e le società hanno i loro conti. Da lì gli inquirenti sperano di individuare la destinazione finale dei soldi (pubblici) e recuperarli con dei sequestri.

Le domande sono partite soltanto nei giorni scorsi per una cautela investigativa: se fossero state chieste agli istituti di credito informazioni dettagliate sui giri di denaro dei conti sospetti, le banche avrebbero potuto mettere i loro clienti al corrente delle richieste, compromettendo così gli accertamenti. Quei conti sono ora sotto sequestro e i proprietari non possono disporne. A questo punto le banche potranno dare agli investigatori della polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza tutti i dati necessari per andare a fondo.

Intanto ieri nel carcere di Torino il sostituto procuratore Francesco Pelosi e l'aggiunto Enrica Gabetta hanno interrogato l’imprenditore ternano Pio Piccini, che sarebbe entrato in contatto con Gatti nel 2014 in vista dell'acquisizione del Consorzio informatico canavesano da parte della Csp di cui Piccini era consulente. L’interrogatorio è cominciato a metà mattinata, intorno alle 10.30 ed è finito nel pomeriggio dopo le 16. L’avvocato Manlio Morcella, difensore di Piccini, ha anche fornito una memoria difensiva. “Ha adottato una scelta collaborazionistica per rettificare l’impostazione accusatoria seppur non sovvertendola - spiega il legale -. Secondo noi non si tratta di peculato e se fosse una truffa aggravata dovrebbe essere attenuata da alcuni elementi. Vorremmo che si chiarisse a fondo il ruolo di alcuni rappresentanti della banca svizzera”. Intanto il gip Rosanna La Rosa ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata da Gatti insieme ai suoi avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano durante l’interrogatorio di garanzia martedì, istanza alla quale la procura si era opposta. I legali si rivolgeranno al tribunale del Riesame.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:36 Lunedì 16 Aprile 2018 sornione Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi

    ormai è troppo tardi, quando i soldi spariscono poi non tornano indietro: bisognava pensarci prima, la giunta regionale doveva controllare e gli elettori dovevano scegliere meglio chi votare!

  2. avatar-4
    23:55 Domenica 15 Aprile 2018 gastone UNA COSA E' FONDAMENTALE

    Una cosa mi pare fondamentale: che i soldi pubblici sottratti criminosamente alla comunità rientrino al più presto nelle casse della comunità, centinaia di migliaia di piemontesi non possono essere derubati da criminali che hanno agito per i propri biechi interessi.

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