FORMAZIONE & LAVORO

Ingegneri in missione nelle “boite”

Il Politecnico di Torino, dopo aver sfornato per decenni il top management della grande impresa (vedi Fiat), ora guarda alle piccole aziende. Il rettore Saracco: "Sono quelle che hanno maggiore necessità di modernizzarsi"

A detta dei vecchi padroni delle boite un modo infallibile per mandare a gambe all’aria le aziende era quello di metterle in mano agli ingegneri. Cattiverie, certo, dettate dall’ancestrale diffidenza verso figure professionali ai loro occhi troppo imbevute di teorie libresche e con scarsa praticità.  Eppure qualcosa di vero forse c'era se dopo aver sfornato per decenni il top management delle grandi imprese – prima fra tutte la Fiat, che per molto tempo ha considerato le aule di corso Duca degli Abruzzi una sorta di scuola aziendale – il neo rettore Guido Saracco annuncia una svolta per certi versi storica dell’impianto culturale e professionale del Politecnico di Torino, uno dei pochi miti a resistere alla decadenza della città che fu per un secolo capitale dell'auto (e non solo).

“In un mondo che sta attraversando cambiamenti epocali anche l'università deve evolvere profondamente con l’obiettivo di formare donne e uomini che operino con competenza professionale e responsabilità sociale. Per questo il Politecnico sta puntando sempre più su una didattica moderna, con lo studente al centro del processo di apprendimento, che viene responsabilizzato e messo nelle condizioni di sperimentarsi. Il nostro laureato sarà capace di lavorare in gruppo per risolvere problemi articolati come viene richiesto dalla società e dal mondo del lavoro” ha affermato Saracco alla 12ª edizione del Salone dell’orientamento.

Dalle grandi multinazionali alle piccole e medie imprese, quelle sopravvissute alla crisi grazie al loro dinamismo e per questo in grado di competere sul mercato interno come su quello estero, che fanno rete e hanno bisogno di figure professionali in grado di innovarsi e ottenere maggiore solidità. “Finora – ha proseguito Saracco - la preparazione data dal Politecnico è stata più adatta alle multinazionali. Guardare ai grandi gruppi è giusto ma il nostro tessuto industriale è fatto di pmi ed è a quella realtà che dobbiamo guardare perché è quella che ha maggiore necessità di modernizzarsi. Il nostro obiettivo è fare in modo che il nostro  ingegnere sia un po’ meno teorico, capace di lavorare  in team, un po’ anche economista, giurista e sociologo, pronto da subito alle sfide che lo attendono una volta finiti gli studi”.

Il rettore ha ricordato l’obiettivo di realizzare una Casa del team studentesco dove si possano fare prototipi di auto, bici e barche a vela, che potrebbe avere sede nella Cittadella Politecnica o presso il Tne. Oltre 3.500 aspiranti matricole sono attese oggi e domani al Salone. La tensostruttura allestita anche quest’anno negli spazi della Cittadella politecnica in corso Castelfidardo ospiterà stand e attività per aiutare gli aspiranti studenti a compiere una scelta consapevole. Studenti iscritti ai diversi percorsi e docenti presenteranno i 22 corsi di laurea e i 29 corsi di laurea magistrale offerti dall’ateneo nelle aree dell’ingegneria, dell’architettura, del design e della pianificazione territoriale. Il numero degli studenti che scelgono di affrontare il test nelle prime sessioni è in continua crescita, quest’anno sono già circa 4.500 i ragazzi che lo hanno sostenuto, a Torino e all’estero, in Cina, Argentina, Cile e Perù, mentre sono più di 1.650 quelli iscritti alla prossima prova.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:30 Lunedì 16 Aprile 2018 già... (at)dedocapellano

    Lei ha ragione, ma ormai si è costretti, per sfinimento, a lasciare perdere. Si deve accettare di vivere in una città di “fenomeni”. Questo altro fulgido esempio fa “scopa” con l'articolo di cui sopra: ( https://tinyurl.com/y7dotrp6 ). D'altronde diciamolo : Saracco è arrivato dove è arrivato facendo un po' di tutto...Saltando da una mefitica e malsana “boita” all'altra: (http://www.disat.polito.it/file/curriculum/(nominativo)/guido.saracco). Gli manca, in fondo, solo un master in “drag queen” e poi è un ingegnere completo a 360° (come dicono quelli “pratici”). Una domanda però sorge spontanea: un'industria (multinazionale o medio/piccola che sia) in mano a gente così “pratica” e a padroni di boite così onesti , incorruttibili e abili, come ha fatto a perdere il 22percent. della sua produzione in dieci anni?...Sono centinaia di miliardi no!? Mah!...

  2. avatar-4
    12:56 Lunedì 16 Aprile 2018 dedocapellano Il futuro ingegnere deve saper fare di tutto,oggi qualcuno è già nei Call Center!!

    Piccolo è bello! così come nella favola di Fedro la volpe giudicando non raggiungibile l'uva si consola dicendo che tanto non ha fame anche il Politecnico di Torino si consola ...... caro Rettore ma cosa intende per " sia un po’ meno teorico, capace di lavorare in team, un po’ anche economista, giurista e sociologo, pronto da subito alle sfide che lo attendono una volta finiti gli studi” ?..... dare ai ragazzi una formazione scolastica che spazia di qua e di la per alla fine non avere in mano nulla?! corsi di laurea che sfornano "generalisti" ce ne sono fin troppe ..... non guastiamo oltre anche il Politecnico!!

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