Ma quali esportatori di democrazia

I media sovente stupiscono per la disinvoltura di cui fanno mostra nel mettere un pizzico di verità nel bel mezzo di tante notizie marcatamente retoriche o, come si suol dire, di regime. Alla vigilia dell’attacco missilistico su Damasco, ovunque, salvo rare eccezioni, sono stati pubblicati commenti editoriali e resoconti giornalistici unanimi sulla stringente necessità di contrastare con la forza l’uso di armi chimiche nello scenario di guerra arabo.

Una marea di parole spese per avvallare l’opzione militare ai danni di Assad, ancora una volta nel nome di un Occidente guardiano delle Democrazia e dei diritti umanitari. Le analisi oggettive sulla guerra siriana sono relegate a pochi editoriali (caratteristica di tutte le testate nazionali) dove il giornalista di turno evidenzia nei bombardamenti la necessità trumpiana di sottrarre la Siria dall’influenza russa: una coraggiosa spruzzata di realpolitik sopra una montagna di informazione manipolata a dovere.

Il resoconto cronologico delle vicende militari che hanno coinvolto in questi ultimi anni stati importanti del mondo arabo ha qualcosa di torbido ed agghiacciante. In cima all’elenco dei ribaltamenti di regime ad opera Ue-Usa (escludendo il bagno di sangue afgano perpetuato dagli americani ai danni del presidente socialista Mohammad Najibullah Ahmadzai) svetta la vicenda irachena e del “terribile” Saddam Hussein (terribile seppur sovente utile alle mire egemoniche degli statunitensi in area).

Malgrado il regime di Bagdad non fosse di stampo confessionale, tantomeno legato a movimenti religiosi ultra integralisti, le agenzie di intelligence anglo-statunitensi costruirono le fake news idonee a spingere l’opinione pubblica nella trappola della guerra legittima. I media narrarono ai loro lettori di improbabili arsenali colmi di armi “di distruzione di massa” in mano ad un Hussein pronto ad usarle: alibi costruito a tavolino per radere al suolo, impunemente, la storica capitale irachena e, dulcis in fundo, giustiziare tramite impiccagione sommaria lo stesso leader arabo.

Qualche anno dopo, la scontata verità: l’Iraq non aveva usato le presunte “armi di distruzione di massa” per difendere Bagdad (dai copiosi bombardamenti americani) per la semplice ragione che queste non esistevano. L’arsenale apocalittico del regime iracheno era tale solamente nei rapporti costruiti ad hoc dai servizi segreti occidentali e nelle menti contorte di Blair (premier britannico) e del Presidente statunitense Bush (come indica il rapporto della commissione parlamentare presieduta da John Chilcot).  

Oggi l’Iraq, a conferma della lungimirante politica occidentale, è un terribile pantano politico militare dove regnano miseria e caos, ed il cui territorio è stato occupato per anni in gran parte dalle milizie dell’Isis. Ricordo ancora le immagini seguenti al primo bombardamento su Bagdad e la ripresa di una donna che, in piedi sulle macerie della sua casa e con una bambina esanime in braccio, gridava “Perché questa guerra?” in perfetta lingua inglese: il perché è ignoto ai cittadini occidentali ancora oggi.

Appare invece oggi meno misterioso il conflitto contro la Libia di Gheddafi. Collaudato il metodo adottato per fare cadere il potere libico (poi riprodotto in seguito a Kiev): mobilitazione e manifestazione popolare anti governativa (“Giornata dell’odio”, come venne definita), conseguenti morti tra gli oppositori (sempre in contesti assurdi quanto paradossali per i governi in carica) e quindi la “lezione democratica” impartita dall’Occidente a suon di bombe.

L’esportazione della Democrazia in Libia ha dato i suoi frutti con la caduta del regime e l’uccisione del Colonnello Gheddafi. Recentemente, l’arresto dell’ex Presidente francese Sarkozy ha fatto emergere un’altra drammatica verità sulla guerra e l’assassinio di Gheddafi: una verità legata al finanziamento illecito della sua campagna elettorale da parte del Colonnello e la necessità, maturata alla vigilia dei primi raid su Tripoli, di fare sparire velocemente ogni prova in merito (Gheddafi incluso).

Infine l’ultimo grande paradosso di politica internazionale: la vicenda siriana. Assad, il Presidente di Damasco, da anni combatte e contrasta con forza l’Isis (Ricordate? Quelli delle stragi di popolo a Parigi, Londra, Berlino e States) avvalendosi del sostegno militare russo e dell’azione bellica curda. Palmira, l’antica città romana, è caduta più volte in mano agli integralisti sino alla sconfitta definitiva di Isis (Ricordate? Quelli delle stragi nelle capitali europee e nell’America del Nord).

Sconfitte le bandiere nere del nazismo islamico rimanevano, in Siria, alcune sacche di resistenza presidiate dai ribelli islamici (finanziati ed equipaggiati da diversi Paesi stranieri, tra cui pare la Turchia e tanto per cambiare l’Occidente): ribelli oramai ridotti ad occupare piccole zone della nazione e prossimi alla resa. L’attacco chimico portato da Assad sul suo stesso territorio, contro i suoi civili e nei cieli di città prossime alla liberazione, sembra davvero folle se avvenuto in quei termini. Assad, oltre ad essere vicino alla vittoria sui suoi nemici, era al corrente di come la Nato attendesse l’occasione favorevole per esportare un po’ di Democrazia a suon di missili (in questo caso pare 103 testate convenzionali) per cui assurdo fornirgliela su un vassoio d’argento.

Ascoltare la conferenza stampa della premier inglese May, nelle ore seguenti l’attacco Occidentale sulla Siria, regala al pubblico la sensazione curiosa di un folle ritorno al passato, e non solo per la sua disarmante somiglianza con la Thatcher ma soprattutto per la tragicomica difesa delle tesi che hanno condotto al raid su Damasco. Il Primo ministro inglese sottolinea di aver agito militarmente dopo aver preso visione delle prove che accusano i siriani per l’attacco chimico a Duma (Siria). Prove rimarcate anche dal Presidente francese Macron, elementi purtroppo secretati per cui inaccessibili sia al pubblico che alla Russia che ne chiede con forza conto. Un canovaccio ridicolo già rappresentato da Blair all’indomani delle bombe su Bagdad che apre però ad un quesito importante: colpendo con i missili i presunti depositi e laboratori di armi chimiche, cosa accade agli agenti tossici aerei (dove vanno a finire ed a disperdersi i presunti gas, se non nell’ambiente circostante?).

La Siria ha da tempo interdetto l’uso di alimenti geneticamente modificati così come la loro importazione. Il Paese arabo non è debitore né del Fmi e neppure verso la Banca Mondiale. Le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini, mentre la legge islamica è stata dichiarata incostituzionale. Assad mantiene la nazionalizzazione dell’industria petrolifera così come sono statali le imprese strategiche per l’economia e l’occupazione interna (come bene sottolinea il blogger Obert Scavori in una sua recente ricerca).

Nella lunga e folle serie di errori in politica estera compiuti negli ultimi decenni dalle cancellerie occidentali si consente alla teocratica, e dinastica, Arabia Saudita di massacrare lo Yemen e gli yemeniti tra un taglio della mano ed una fustigazione pubblica a Riad, mentre gli stati arabi laici sono definiti rabbiosamente “Stati canaglia da distruggere nel nome della Democrazia” ed i Curdi carne da cannone.

Il lettore giunga (se vuole) alle dovute conclusioni e valuti (sempre se lo vuole) quale mondo futuro abbia davvero intenzione di lasciare alle sue proli. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:59 Mercoledì 18 Aprile 2018 mork storiacce

    La stessa solfa: gli americani guerrafondai ed i sovietici salvatori delle patrie, però solo su richiesta. Ma il consumismo ci permette di scrivere sullo spifferoIntanto .M.A.Najibullah è stato ucciso dai talebani impadronitisi di Kabul dopo il ritiro dei sovietici facendo irruzione nella sede dell'Onu. Mashud il leone del Panshir gli offri la resa ma non servì. Lo stesso mashud fu ucciso da al quaeda poco prima dell'11 sett. Cosa trova di strano se un afghana parla in inglese per rivolgesi al mondo? Su quali basi sostiene che i bombardamenti non distruggano il gas anzichè disperderlo? Peccato perchè ha perso un'occasione per pensare che Macron in difficoltà per gli scioperi in Francia si dedichi ad una guerra incerta e priva di prove evidenti contro Assad. A me non piacciono i guerrafondai da qualsiasi parte stiano ma vederli sempre e solo da una parte non è logico. Guardi m5s: sono filoatlantici mentre prima no.

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