LAVORO & OCCUPAZIONE

Fca, attenzione: operai in transito

Mille lavoratori cambiano stabilimento e da Mirafiori vengono trasferiti a Grugliasco. Fiom polemica: "Colpa dei ritardi negli investimenti". Azienda e sindacati concordano per mandare in pensione i più anziani. Nuovo incontro il 26 aprile

A Torino non ci saranno licenziamenti, piuttosto una gestione oculata degli esuberi, sfruttando tutti gli strumenti messi in campo dalla legge, almeno finché non partiranno gli investimenti promessi e le linee non inizieranno a produrre i nuovi modelli. Nell'incontro di oggi con i sindacati, prima i firmatari del contratto poi la Fiom, la delegazione aziendale di Fca, capitanata dal responsabile delle relazioni industriali Pietro de Biasi, ha garantito che sono esclusi provvedimenti traumatici per i lavoratori del polo torinese grazie alla maggiore sinergia che si instaurerà tra lo stabilimento di Mirafiori e quello della Maserati di Grugliasco. Per gli ultra-sessantenni dei due stabilimenti, circa 250, si aprono le porte di un accompagnamento alla pensione attraverso gli strumenti previsti dalla Legge Fornero. Il problema nasce dall'esaurimento del contratto di solidarietà per i lavoratori dello stabilimento di Mirafiori previsto nel prossimo luglio. Circa mille esuberi stimati, di cui alcune centinaia a ridotte capacità lavorative.

Secondo quanto hanno riferito i sindacalisti di Fim, Uilm e Fismic, dopo l'incontro di questo pomeriggio all'Unione industriale, una parte delle maestranze, circa mille unità, verrà assegnata a Grugliasco grazie alla prevista ripresa dei modelli Maserati. Altri lavoratori dovrebbero essere riassorbiti in altre aziende del gruppo. A maggio sarà avviato probabilmente il processo di formazione per preparare i lavoratori alle nuove linee. Il tutto in attesa dell’1 giugno, giorno in cui gli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco apprenderanno dalle parole di Sergio Marchionne quali programmi ha il gruppo per rilanciare il polo torinese, attraverso uno o due nuovi modelli. Critica la Fiom con il segretario torinese Federico Bellono, secondo cui “lo spostamento di mille lavoratori da Mirafiori a Grugliasco è la diretta conseguenza del ritardo di Fca negli investimenti. Per noi ad oggi, in assenza di un piano industriale, ha un unico scopo: evitare i licenziamenti, a fronte dell'esaurimento degli ammortizzatori, a fine luglio, in Carrozzeria. Per sapere se si tratta di una misura temporanea o di un parcheggio sine die per i lavoratori, per generiche attività di addestramento, occorrerà attendere l’eventuale partenza di nuovi investimenti. Di certo c'e che nei prossimi mesi cesserà la produzione dell’Alfa Mito”.

I sindacati hanno chiesto la “predisposizione di percorsi formativi di riqualificazione e gestione oculata degli ammortizzatori sociali in modo da garantirne la massima durata possibile, in particolare dopo l’entrata in vigore del Jobs Act che pone vincoli più tassativi alla durata sia della solidarietà sia della cassa integrazione”. L’azienda, per contro, ha dichiarato la propria disponibilità a valutare le richieste, per evitare ogni impatto negativo sull’occupazione, confermando però che ciò comporterà la necessità di un percorso di rotazione di circa mille lavoratori tra Mirafiori e Grugliasco.

“È l’inizio di un percorso” spiega fiducioso Claudio Chiarle della Fim. Il 26 aprile le parti torneranno a incontrarsi per un aggiornamento. “A Fca abbiamo chiesto di affrontare l’attuale situazione di scarico produttivo del Polo torinese in cui si sta applicando il contratto di solidarietà, con una serie di misure che possono alleggerire il disagio dei lavoratori e predisporre al rientro di tutte le maestranze, fiduciosi che il piano industriale di giugno possa portare le nuove assegnazioni necessarie a saturare definitivamente gli stabilimenti”dichiarano Gianluca Ficco e Dario Basso, rispettivamente segretario nazionale e torinese della Uim. “Vorremmo provare a concordare con Fca - proseguono - una pluralità di misure calibrate sulle esigenze individuali, dalla equa rotazione per coloro che possono essere subito inseriti in produzione, all’apertura di una procedura di esodo volontario e incentivato finalizzato alla pensione, al progressivo reinserimento dei lavoratori con ridotte capacità lavorative per cui occorre approntare postazioni idonee e preparare corsi di riqualificazione”.

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