POLITICA & GIUSTIZIA

Rimborsopoli, sentenza in estate

Gli ex consiglieri dell'era Cota temono un giudizio duro dal collegio della Corte d'appello presieduto da Piera Caprioglio: "Così sappiamo dove andare in vacanza spendendo poco", ironizza uno

Arriverà in piena estate, poco prima della pausa di agosto, la sentenza per il processo “Rimborsopoli” di fronte alla Corte d’appello che riguarda l’ex governatore Roberto Cota e altri 23 ex consiglieri regionali, tra i quali tre neo-deputati. “Così poi sappiamo doveva andare in vacanza spendendo poco”, commenta laconico un ex al termine dell’udienza in cui è stato fissato il calendario del processo. Tra molti imputati il timore è che il collegio presieduto da Piera Caprioglio possa emettere una sentenza più severa di quella del tribunale anche perché la presidente ha la fama di giudice molto severo o, per dirla con un principe del foro torinese, “è una che non farebbe sconti neanche ai suoi parenti”. Non solo: ha dalla sua l’esperienza vissuta negli ultimi anni alla Corte di cassazione.

In un altro processo sui rimborsi illeciti dei consiglieri regionali la Corte d’appello di Torino ha già dimostrato un atteggiamento diverso rispetto a quello dei tribunali. Il caso è quello dei politici della Valle d’Aosta: in primo grado i giudici aostani avevano assolto tutti gli imputati - accusati a vario titolo di peculato, finanziamento illecito al partito e indebita percezione di contributi pubblici - sia “perché il fatto non sussiste”, sia “perché il fatto non costituisce reato”, ma il 14 febbraio 2017 la prima sezione della Corte d’appello ne aveva condannati 15 su 27 accogliendo in parte le richieste del sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi, che voleva condanne per tutti. E 23 condanne sono state chieste martedì scorso dallo stesso Avenati Bassi nei confronti di alcuni ex consiglieri regionali (due hanno chiesto di patteggiare). Gli avvocati hanno ancora qualche carta da giocarsi.

Finora pochi di loro hanno potuto fare la loro arringa difensiva. Giovedì è stata la volta dell’avvocato Carlo Guglielmo Izzo, difensore del consigliere Michele Giovine, ex consigliere nei confronti del quale la procura generale ha chiesto la condanna più alta, 4 anni e 4 mesi. Izzo ha voluto sottolineare come Giovine non avesse avuto nessuna intenzione di commettere il reato di peculato e questa assenza di dolo, in passato, ha portato all’assoluzioni di altri ex consiglieri, tra cui Fabrizio Comba di Fratelli d’Italia, nel corso del processo abbreviato di fronte al gup Daniela Rispoli. “Ogni processo ha la sua individualità. Evidentemente si trattava di situazioni diverse”, ha risposto la presidente Caprioglio. Quando l’avvocato Izzo le ha fatto notare che “a proporre la assoluzione fu lo stesso magistrato che oggi veste i panni del procuratore generale, Giancarlo Avenati Bassi”, il giudice lo ha interrotto: “Non credo che il pg sia impazzito”.

Oggi, invece, la parola è andata agli avvocati di Massimiliano Motta (Pdl), avvocato Enrico Ugolini del foro di Torino, e di Alberto Cortopassi, Massimo Mussato del foro di Vercelli. Nei confronti del primo il pg aveva chiesto rispettivamente una condanna a 3 anni e 2 mesi per rimborsi da 26mila euro circa: “Abbiamo contestato le spese ritenute illegittime, tra cui quelle fatte a Oulx e Cesana - spiega il legale -. Motta si occupava delle tematiche post-olimpiche ed era un punto di riferimento politico e istituzionale”. Sarebbero legittimi anche i novemila euro circa per difendersi nella causa per la sua incandidabilità: “Dalla sua presenza dipendeva l’esistenza e la forza del gruppo Pdl”, conclude Ugolini. Prossima udienza il 23 aprile. A maggio si terranno quattro udienze, dopodiché si tornerà in aula il 14 giugno e infine, dopo più di un mese, appuntamento al 24 luglio per le repliche e la sentenza.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    20:08 Martedì 17 Aprile 2018 moschettiere Significativo

    Certo che sullo sconto "neppure ad un parente" siamo sui modi di dire, ma quel che è significativo (e pertanto preoccupante) è che si immagini che esistano giudici rigorosi e giudici più morbidi, con differenze tali da esordire in sentenze lontane tra loro. La legge è una e la Magistratura dovrebbe offrire una linea univoca, e solo marginali sfumature dovrebbero esistere. Se già nella mentalità comune si mette in forse questo fondamento, vuol dire che qualche problema esiste.

  2. avatar-4
    18:24 Martedì 17 Aprile 2018 patty E ci mancherebbe che i giudici facessero sconti ai parenti

    Un giudice non può giudicare un parente, ma se potesse, ci mancherebbe che gli facesse pure degli sconti!

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