BRUXELLES

Tagli ai fondi europei, allarme degli imprenditori

La prospettata riduzione delle risorse Ue rischia di mettere in ginocchio il sistema economico della regione. Ravanelli (Confindustria): “Agire al più presto. Vanno privilegiati gli interventi a sostegno dell'industria, riequilibrando quelli all'agricoltura”

Un Piemonte escluso dai fondi europei o fortemente penalizzato nelle erogazioni per la mancanza di non meno di dieci miliardi in conseguenza della Brexit, come paventato dall’europarlamentare Pd Mercedes Bresso, per gli industriali sarebbe uno scenario descrivibile con una parola soltanto: “Un disastro”. Fabio Ravanelli, dal luglio 2016 al vertice di Confindustria Piemonte, quella parola la pronuncia come ad esorcizzarne la traduzione in realtà. Le dimensioni dei tagli su fondi che si renderanno necessari nel bilancio pluriennale dell’Unione Europea dopo l’uscita della Gran Bretagna non sono ancora definiti, i segnali sono tutt’altro che tranquillizzanti.

Presidente Ravanelli, c’è un eccesso di allarmismo?
«Assolutamente no. È un allarme giustificato e da tenere in considerazione. Alcune percentuali sulle possibili riduzioni o addirittura l’azzeramento per alcune regioni mi sembrano eccessivamente pessimistici. Detto questo la situazione va monitorata con estrema attenzione. Ed è quello che noi come Consiglio delle rappresentanze regionali in Confindustria, l’organismo composto da tutti i presidenti territoriali, stiamo seguendo per capire quanto le nostre regioni vedranno ridotti i fondi strutturali per l’industria».

Assodato che ci saranno meno risorse, il tema sembra essere quello della distribuzione. È così?
«Senza dubbio. Chiaramente il nostro auspicio è che nell’ambito di una riduzione ci sia una riallocazione più a favore dell’industria».

Rispetto a quali altri comparti?
«È noto come gli agricoltori facciano molto sentire lo loro voce e tantissimi fondi, per dire la verità, vanno proprio all’agricoltura, anche non c’è esattamente il rapporto tra erogazioni e pil».

Bruxelles guarda con più attenzione il mondo agricolo e di sfuggita quello dell’industria?
«Questo è un tema europeo, che nasce dalla considerazione, almeno in parte errata, che l’agricoltura abbia molto più bisogno dell’industria che secondo una certa visione sarebbe in grado di fare da sé».

E non è così?
«Assolutamente no. Quella visione è sbagliata, tanto più in un momento di competizione globale come questo. La prova sta nel fatto che se l’industria facesse da sé non avremmo avuto la deindustrializzazione che negli anni peggiori della crisi è arrivata a segnare un calo del 20 e addirittura 25% della produzione industriale».

Di necessità virtù: se ci saranno meno risorse, bisognerà rivedere la loro destinazione e, quindi, a suo avviso potrebbe essere l’occasione per rimodulare il rapporto tra industria e agricoltura?
«L’industria ha bisogno anche di più dell’agricoltura di aiuti e sostegni. Un riequilibrio in questo senso avrebbe la sa ragion d’essere».

Poi c’è la questione tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le prime, visto che stanno meno peggio, rischiano di subire i tagli maggiori.
«Il tema delle regioni del Sud è delicato: è chiaro che i fondi di coesione, lo dice la parola stessa, nascono per aumentare la coesione e quindi ovviamente devono privilegiare le regioni più svantaggiate, questo è logico. Però è anche vero che queste risorse allorquando non vengono spese tornano a Bruxelles. Credo che ci dovrebbe essere un meccanismo per riallocare queste risorse nelle regioni che potrebbero fare un uso più diretto e utile».

Insomma se non vengono spesi al Sud, i soldi vengano al Nord anziché tornare a Buxelles?
«Proprio così. Noi, anche per questo, cerchiamo di esercitare un’azione di lobby proprio in Ue, nell’ottica dell’utilizzo dei fondi strutturali e a favore delle regioni che spendono meglio le risorse. Non è un caso che l’altra sede legale di Confindustria, oltre a quella di Roma, sia proprio a Bruxelles. Abbiamo capito che le decisioni più importanti in tema di politica economica vengono prese a là».

Uno dei problemi più gravi, che ha colpito anche il Piemonte con Embraco e non solo, è quello della delocalizzazione. Se i fondi diminuiranno o addirittura saranno azzerati sarà un ulteriore incentivo alla fuga di altre aziende?
«Senza dubbio aumentando la competitività, e i fondi vanno in questa direzione, si contribuisce a frenare la delocalizzazione all’estero delle imprese. Se accade il contrario…».

Presidente Ravanelli, in questi anni spesso la Regione è finita sotto accusa per una certa inerzia nell’iter dei fondi europei. Lei che giudizio dà?
«Anche in Piemonte si può fare di più, tuttavia non do giudizi severi visto che il governo regionale si è speso su questo fronte. È chiaro che tutto è migliorabile. Quella della riduzione di fondi, però è una partita che si deve giocare in Europa a livello di Paese. Per questo c’è bisogno, in fretta, di un governo solido».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    18:28 Martedì 17 Aprile 2018 patty Tranquilli, al Parlamento Europeo ci rappresenta Salvini

    Gli industriali possono dormire sonni tranquilli, grazie alla sua lunga esperienza da Parlamentare Europeo Matteo Salvini saprà difenderci con le unghie e con i denti.

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