DIRITTI & ROVESCI

“Figlio di due madri”, ma il Comune non lo riconosce

Il caso del piccolo Niccolò Pietro nato a Torino e concepito in Danimarca con la procreazione assistita. La denuncia della mamma, Chiara Foglietta, consigliera del Pd: "All'anagrafe mi chiedono di dichiarare il falso". La replica di Appendino: "Vuoto normativo"

Il Comune di Torino non riconosce Niccolò Pietro come figlio di due madri. Il piccolo, nato lo scorso 13 aprile, e primogenito della consigliera del Pd Chiara Foglietta, è stato concepito in una clinica danese attraverso la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo, come indicato nella cartella clinica. Una procedura non riconosciuta in Italia. A ricostruire la vicenda è la stessa Foglietta, che ha chiesto di poter riconoscere il figlio assieme alla sua compagna Micaela Ghisleni, in una dettagliata nota con tanto di dichiarazioni del legale ingaggiato per quella che sta diventando una battaglia politica per la consigliera democratica, nota esponente del movimento lgbt torinese.   

Una polemica che scoppia proprio nel giorno in cui l’amministrazione di Chiara Appendino - da sempre vicina ai diritti civili, come dimostra la nomina ad assessore alle Pari opportunità di Marco Giusta, ex leader dell’Arcigay di Torino – dà il via libera al rinnovo della convenzione per l’utilizzo della “Sala dei Mappamondi” nell’Accademia delle Scienze, per la celebrazione dei matrimoni civili e alla costituzione di unioni civili, confermandone la qualifica di casa comunale. «Con l’entrata in vigore della Legge 76/2016, che ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso – si legge nella nota della giunta - l’esecutivo di Palazzo Civico, aveva stabilito di modificare tutte le convenzioni per le celebrazioni di matrimoni in luoghi di pregio storico, artistico e architettonico, estendendo la disciplina alle unioni civili».

Ieri, «le due mamme» (così si definiscono) si sono recate all’Ufficio anagrafe presente all’ospedale Sant’Anna per registrare la nascita del bambino. «Il Comune non solo ha rifiutato di ricevere il riconoscimento del figlio da entrambe le madri, ma anche di ricevere la dichiarazione - da parte della sola Chiara - che il figlio è stato concepito a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo, come peraltro indicato in tutta la cartella clinica» si legge nel comunicato.

«L’anagrafe - spiega il legale trentino che sta seguendo la coppia, Alexander Schuster - usa le formule previste dal Ministero nel 2002. Queste ignorano completamente la riproduzione assistita, anche in contesti di coppie di sesso diverso, o donne senza partner, e obbligano a dichiarare che la nascita deriva da “un’unione naturale (cioè dal rapporto sessuale) con un uomo”, di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall’ordinamento italiano». «Sono andata via, mi sono rifiutata di dire il falso - spiega Foglietta - così come consigliato dal mio avvocato. Abbiamo un documento che attesta come sia avvenuto il concepimento in una clinica danese». «Ciò che il Comune chiede a Chiara è di dichiarare il falso in atto pubblico - prosegue Schuster - con conseguenti gravi responsabilità penali. L’inerzia di un Ministero non può esporre i cittadini a responsabilità di questo tipo. Il Comune - che speriamo ritorni sui propri passi - deve dare istruzioni ai propri uffici perché non è la realtà a doversi adeguare a formule antiquate, semmai il contrario». «Ho fortemente voluto questo figlio insieme a Chiara - dichiara la compagna Ghisleni -. Mi sono assunta l’impegno e le responsabilità proprie di un genitore nel momento stesso in cui ho firmato l’atto per il consenso alla Pma nella clinica danese. È un impegno che voglio e devo onorare, come scelta consapevole e volontaria di nove mesi fa». «Oggi a noi viene negato il diritto di inserire dichiarazioni veritiere nell’atto di riconoscimento e a nostro figlio il diritto ad un’identità corrispondente alla realtà - conclude Foglietta - il diritto a conoscere l’insieme di eventi che hanno determinato la sua esistenza».

«La legge al momento non prevede il riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali nati in Italia – precisa la sindaca Appendino -. Personalmente sono favorevole e disponibile a procedere con la registrazione, ma in un contesto di vuoto normativo quale quello attuale, potrebbe non essere garantito il diritto tanto dei genitori quanto dei figli. Il mio impegno e quello dell’amministrazione è massimo; con il supporto degli uffici e dell’avvocatura abbiamo avviato una serie di azioni e percorsi volti a una definitiva e generale risoluzione dei problemi, coinvolgendo tutte le istituzioni preposte, gli enti locali e le associazioni».

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6 Commenti

  1. avatar-4
    10:03 Venerdì 20 Aprile 2018 moschettiere Fuori strada

    E perché non fare una legge che imponga la parità di camminare con le mani o coi piedi? È da millenni che l'uomo è costretto da una norma di tradizione così limitata e discriminante: camminare con le mani deve essere considerato normale come cammninare coi piedi, anzi meglio. Possedere una scienza che ci permette tante cose, non vuol dire che tutte queste cose siano legittime o logiche. Forzare la natura, con la presunzione di volerla correggere, è solo segno di ignoranza e porta a danni spesso notevoli.

  2. avatar-4
    16:45 Giovedì 19 Aprile 2018 già... Bah!...

    In realtà i telefim e le pubblicità, ormai da tempo, abbondano di coppie gaie. Un vero e proprio lavaggio del cervello...

  3. avatar-4
    14:45 Giovedì 19 Aprile 2018 mm vita e psiche

    Forse gli arguti commentatori vivono nelle pubblicità televisive e non si sono accorti che nel mondo reale, oltre alla "famigliola felice" con mamma e papà, esistono: mamme single (e papà pure, anche se rari) genitori separati o divorziati genitori divorziati e risposati o comunque con nuovi compagni/e genitori vedovi/e orfani bambini abbandonati bambini adottati o in affido e probabilmente altro ancora. Quindi decidere che un bambino avrà gravi danni alla psiche solo dal fatto che vivrà in una famiglia senza papà e mamma lo vedo molto, ma molto, azzardato

  4. avatar-4
    23:43 Mercoledì 18 Aprile 2018 tandem Evidenze.....

    Essendoci milioni di bimbi con madre e padre e quatto gatti con due mamme, non sarà così facile la psiche e la vita di quel bimbo......

  5. avatar-4
    14:47 Mercoledì 18 Aprile 2018 Moby72 ...il "povero bimbo"

    vivrà benissimo e felicissimo, senza bisogno di troppe spiegazioni da nessuno.

  6. avatar-4
    11:33 Mercoledì 18 Aprile 2018 Paladino O tempora, o mores.....

    Essendo un caso di assoluta minoranza, anche se chiassosa, sarà interessante come spiegare al povero bimbo perché ha due madri e nessun padre. ....

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