GLORIE NOSTRANE

Costa rientra in Forza Italia (e punta alla Privacy)

L’ex ministro chiude definitivamente la parentesi alfaniana e aderisce al gruppo azzurro della Camera. “Occorre dare un segnale ora che il partito è sotto attacco”. Rumors romani lo danno in corsa per la guida dell'Authority per la protezione dei dati personali

Aveva lasciato Silvio per seguire Angelino, ma anche durante la non breve permanenza tra gli alfaniani e nel governo con il Pd, prima con Matteo Renzi come vice del guardasigilli Andrea Orlando e poi con Paolo Gentiloni come ministro degli Affari Regionali, Enrico Costa il rapporto con Berlusconi non lo ha mai interrotto in maniera netta e irrimediabile. Anche per questo il suo ritorno a casa, in Forza Italia, non sorprende più di tanto. La sua adesione al gruppo azzurro della Camera già formalmente avanzata e che sarà ufficializzata nella prossima seduta e il rientro nei ranghi del partito in cui ha percorso quasi tutta la sua carriera politica incarnando l’anima liberale è, come spiega egli stesso allo Spiffero “l’epilogo di un percorso intrapreso da tempo”. E che, senza dubbio, ha visto un’accelerazione in direzione di Arcore allorquando il 17 luglio dello scorso anno Costa si dimise da ministro per il contrasto sullo Ius soli (dopo che qualche frizione con la maggioranza si era palesata già su un tema preminente nell’azione politica del deputato monregalese quale la legittima difesa) scrivendo in una lettera al premier: “Non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”.

Uscì anche da Alternativa Popolare. Alfano non la prese bene: “Abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo – commentò acido Angelino – che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, senza metterci in fila da nessuna parte”. La fila cui molti guardavano era quella verso Palazzo Grazioli. Costa non ha mai negato di aver parlato in quei giorni con il Cav, ma chi immaginava un suo passaggio diretto in Forza Italia sarebbe stato smentito. Alleati sì, ma nessuna porta aperta: fu la linea dettata dal Capo. E l’alleanza arrivò per le elezioni con la quarta gamba centrista di cui Costa fu uno degli artefici. “La sentenza su quella proposta l’hanno data gli elettori” ammette l’ex ministro riferendosi al risultato del 4 marzo. “Le ragioni erano valide”, ma appunto le urne hanno emesso un verdetto inequivocabile di fronte al quale le scelte, di fatto, si impongono. Quella di Costa, peraltro, era già nelle cose ben prima del voto dal quale lui è uscito nuovamente parlamentare, eletto nel collegio uninominale di Alba, che comprende il suo feudo elettorale storico di Mondovì.

E proprio quella candidatura di coalizione oggi gli ha reso se si vuole, più facile il ritorno. Che Costa avrebbe auspicato anche da parte di altri di Noi con l’Italia avessero imboccato lasciando il gruppo misto dove ora stanno, seguendo insomma l’esempio arrivato dai colleghi senatori. “Comprendo, tuttavia, che in alcuni casi sia necessari dei passaggi anche in chiave locale”, problema che per il deputato, in passato segretario regionale del Pdl, non si è posto visto gli  ottimi e duraturi rapporti con la dirigenza azzurra, dal coordinatore Gilberto Pichetto all’eurodeputato Alberto Cirio.

Un ritorno, quello di Costa, che avviene come egli stesso rimarca “in un momento in cui Forza Italia è oggetto di veti e attacchi” e dunque il suo passaggio “non è un segnale meramente formale, ma una netta scelta politica”. Ed è anche l’occasione per ragionare, da parte del parlamentare nuovamente azzurro, dei rapporti tra il partito di Berlusconi e quello di Salvini che sintetizza in un quella che definisce “unità competitiva”. Per Costa “Il valore del centrodestra è racchiuso nelle diverse anime che lo compongono” e rifiutando l’uno più uno uguale due, spiega che proprio “la Lega ha potuto ottenere il risultato che ha raggiunto per il fatto di essere in coalizione”, insomma “alleati che in quanto tali si rafforzano l’uno con l’altro”.

Per quello, che mutuando la definizione affibbiata a Giovanni Toti di “più leghista dei forzisti”, può dirsi essere stato il più berlusconiano degli alfaniani il ritorno a casa, dunque, è cosa fatta. Peraltro ampiamente annunciata. E, come sempre accade, condita da qualche rumors, non senza un fondo di verità. C’è, infatti, chi preconizza per Costa un prosieguo del percorso, con meta la presidenza di un’authority. Magari quella del garante della privacy, in scadenza l’anno prossimo.

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