Dare i numeri sul fisco

Nel recente dibattito politico è spuntata fuori una statistica che afferma che nonostante l’aumento del gettito fiscale, la pressione fiscale sia diminuita di un punto e che il debito pubblico sia aumentato. Rimane un mistero come possa continuare ad aumentare il debito pubblico se contemporaneamente aumentano le entrate del fisco. Qualcuno potrebbe dire che la risposta è semplice: è aumentata la spesa pubblica. Indubbiamente è così, ma non sembra che i cittadini abbiano notato questa aumentata spesa pubblica: le strade sono sempre piene di buche, i servizi pubblici sempre inefficienti allo stesso modo, i sostegni alle famiglie in difficoltà sempre al risparmio, la sanità continua ad avere ticket e tempi di prenotazione lunghi anche nell’efficiente Lombardia e così via. In breve non si capisce dove finiscano i soldi dell’aumentato gettito fiscale. Si aggiunga che se si esclude il comparto scuola con le assunzioni del maxiconcorso di un paio di anni fa e i recenti aumenti, gli stipendi degli statali sono rimasti al palo negli ultimi anni. Con tutte le tasse che si pagano ci si aspetterebbe che servizi tipo la sanità fossero gratuiti per la maggior parte delle persone e che non si lesinasse su invalidi e indigenti. La spesa pubblica alimenta se stessa, senza offrire servizi ai cittadini o aiuti sostanziosi a chi ne ha bisogno. È un gigantesco meccanismo che preleva risorse dai cittadini e le brucia per il suo funzionamento offrendo servizi scarsi e di pessima qualità.

Come ogni media, di questa riduzione ci saranno alcuni che ne beneficeranno e altri no. Due provvedimenti del governo Renzi hanno finito per colpire i redditi medio bassi. Il primo di questo è il canone TV incluso nella bolletta elettrica. Per quanto evaderlo costituisce un reato, una famiglia con reddito basso poteva facilmente evaderlo e non sopportare quella spesa. L’altro provvedimento per fare cassa è stata l’abolizione delle agevolazioni sul bollo per le auto ultraventennali. A parte il danno fatto a tutto il mondo del motorismo d’epoca, spesso chi possiede un auto così vecchia è perché non può permettersi di cambiarla. Anche qui un provvedimento che va a colpire chi ha bassi redditi. Chi è benestante, l’auto la cambia molto prima dei vent’anni. Come ci è capitato spesso di ripetere in questa rubrica, tutti le azioni volte a far piangere i ricchi, finiscono per ripercuotersi sul ceto medio. A proposito possiamo citare l’articolo “Le tasse in Italia? Le pagano i poveri e il ceto medio (e i ricchi la fanno franca)” che mette in evidenza come gran parte del gettito Irpef derivi dai redditi medio bassi compresi fra i 20000 e i 35000 lordi, ovvero l’operaio e l’impiegato medio.

Di questa riduzione della pressione fiscale non pare che siano in molti ad esserne accorti, probabilmente perché pochi ne hanno beneficiato e soprattutto una riduzione marginale di pochi euro per quanto sia sicuramente meglio di un aumento non riesce neanche ad essere percepito. Ipotizzando anche una riduzione più sensibile, rimane che l’aumento delle autostrade e della bolletta energetica ne avrebbe annullato i vantaggi.

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