DAL VOTO AI VETI

“Salvini non rompa la coalizione, il centrodestra parli col Pd”

Malan rivendica valori e meriti di Forza Italia: "Non si governa urlando. Noi meno rumorosi ma più incisivi". E propone la via parlamentare per superare l'impasse: "Si metta il programma al centro del confronto"

“In questi anni siamo stati meno rumorosi della Lega, ma in Parlamento nessuno ha fatto più di noi per il controllo dell’immigrazione. Della questione delle Ong era da due anni che ne parlavamo ed è nostra la richiesta dell’indagine da parte della commissione Difesa del Senato. Le organizzazioni non governative che non agivano lecitamente le abbiamo smascherate. Poi, naturalmente sono arrivati tutti, dicendo cose più pesanti, ma siamo noi che abbiamo fatto queste cose”. Nei giorni più tesi tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, nelle ore che segnano ripetuti cambi di toni e posizionamenti del leader di Forza Italia nei confronti della Lega e dei tentativi del suo segretario di concludere con il M5s e di sbarrare la strada a un’ipotesi di apertura al Pd (il quale peraltro esclude ogni possibilità), Lucio Malan rivendica il ruolo di Forza Italia proprio sul tema che è valso alla Lega il sorpasso. Capolista al Senato in Piemonte, con le sue sei legislature Malan è uno degli azzurri più longevi quanto a vita parlamentare, ma anche uno tra i più autonomi (il che non significa dissenziente, tantomeno eretico) nel giudizio e nell’analisi rispetto a cori spesso diretti dai soliti cerchi più o meno tragici.

Il suo nome ha innervosito Salvini quando ha saputo che sarebbe stato fatto a Luigi Di Maio dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati come quello (insieme a Mara Carfagna) di un probabile ministro di Forza Italia in un ipotetico Governo Centrodestra-Cinquestelle e quindi attestando che l’“esploratrice” incaricata dal Presidente della Repubblica non avrebbe sufficientemente dimenticato il suo partito di provenienza. Lo stesso che proprio sul tema dell’immigrazione è stato superato dal Carroccio versione Salvini. Adesso che le espulsioni in massa, tema forte, rumoroso per usare il termine di Malan, della campagna elettorale leghista, sono pressoché scomparse dal vocabolario della trattativa tra Salvini e Di Maio con il partito di Berlusconi che rischia farne le spese, quell’impegno sul fronte delle Ong rischia di essere stata un’occasione mancata. Anzi, a vedere com’è andata il 4 marzo, lo è stata.

La Lega vi ha sorpassato e nel caso, non improbabile, di tornare al voto a breve rischiate di essere cannibalizzati dall’alleato. Lei, senatore Malan, vede questo pericolo?
«Non vedo nessun rischio di cannibalizzazione. Lega e Forza Italia sono due movimenti alleati, diversi tra di loro. Noi siamo particolarmente attenti al fatto che il Paese deve innanzitutto produrre ricchezza per ripartire. E siamo attenti alla liberta dei cittadini, cosa che non vedo altrove di questi tempi nel grande entusiasmo per multe e sanzioni, nel raddoppiare le pene. La libertà dei cittadini è messa in pericolo dallo Stato moderno con l’ipertecnologia, dalle multe che colpiscono il più ligio degli automobilisti alle cartelle pazze, fino a certe storture della giustizia. Non vediamo altri che abbiano le nostre istanze. Su questi temi in uno Stato sempre più invadente e onnipotente, non vedo altri che se ne occupino in maniera così costante».

Però sull’immigrazione, specialmente al Nord, la Lega ha fatto il botto alle elezioni.
«C’è da ricordare che siamo stati ostacolati a lungo dal fatto che Berlusconi non ha potuto parlare. Così finisce che certe questioni la gente poi li percepisce come trattati  da altri».

Sarà stato silente, ma adesso non si risparmia.
«Diciamo che ha recuperato».

E Salvini gli ha dato l’occasione. Stiamo al punto, senatore: continuate tutti a dire che la coalizione è coesa. Ma quanto ci credete? I Cinquestelle pongono il veto su Berlusconi e Forza Italia, Di Maio non ha chiuso come annunciato il forno per la Lega…
«Il rischio di una fine della coalizione di certo non arriva da parte nostra. Poi uno non può prendere responsabilità per altri».

Tradotto: tutto dipende da Salvini.
«Noi ci siamo presentati davanti agli elettori insieme. Quando io, tanti anni fa, passai dalla Lega a Forza Italia lo feci perché la Lega stava rompendo la coalizione, non per altri ragionamenti. Forza Italia è sempre stata il garante della coalizione».

E questo basta per farvi stare tranquilli, ammesso che lo siate?
«Noi contiamo che ci sia lo stesso atteggiamento da parte degli altri. La Lega è un partito di rispettabili dimensioni, però senza di noi sarebbe solo il terzo partito».

Berlusconi aveva detto, usiamo il passato visti i repentini cambi di marcia, che la strada è quella di un governo di centrodestra che cerchi i voti in Parlamento, lei è sempre stato di questa idea. L’ha cambiata?
«Assolutamente no. Fin dall’inizio ho teorizzato la via parlamentare. Certo che ci vuole la volontà per farlo. Ovvio che se dici: quei voti lì mi fan schifo, quegli altri li guardo storto non si va da nessuna parte».

Visto che il Parlamento stavolta non offre gruppi di potenziali “responsabili”, il cerchio si stringe sul Pd.
«La via parlamentare dipende tutto dal programma.  Certo che se il Pd ci dice: “siamo disposti a dare i voti se aumentiamo le tasse e incrementiamo l’immigrazione”, è chiaro che noi siamo i primi a dire no».

Il Pd dice altro: nessun appoggio a un governo di centrodestra.
«Ma questa chiusura a priori del Pd non ha molto senso. Lo avrebbe se ci fosse un partito vincitore, ma in questa situazione no. È vero hanno perso, si sono ridotti come consenso ma hanno un numero importante di parlamentari. Sbagliato anche dire, come è stato detto, che li hanno votati per stare all’opposizione. Gli elettori votano per le cose per le quali i partiti si sono impegnati».

Davvero lei non è preoccupato per il futuro di Forza Italia? Non teme oltre all’eventuale cannibalizzazione, un logoramento?
«Guardi, Margaret Thatcher diceva che il patrimonio di un partito non sono i soldi, e meno male perché altrimenti saremmo rovinati, ma neppure i suoi voti bensì le sue idee. Certo le idee poi devono raccoglierli i voti, ma dal punto di vista delle idee e dei valori abbiamo la nostra ragione di esistere».

Domani (oggi per chi legge) si vota in Molise, il 29 in Friuli Venezia Giulia e tra un anno in Piemonte. Lei vede il centrodestra unito per cercare di vincere nella sua regione?
«È la cosa normale, sarebbe anomalo e imprevedibile che così non fosse».

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