La rossa settimana “santa”

Le feste del 25 aprile e del Primo maggio assumono da sempre un ruolo di rilievo per il popolo della Sinistra. La settimana compresa tra le due date importanti è ricca di celebrazioni solenni, ed è attesa con grande agitazione da tutto il mondo progressista a punto tale da conquistare la definizione, seppur ironica, di “Settimana Santa Rossa”.

Le intense cerimonie che riempiono di significato le due ricorrenze vedono spesso la contrapposizione pubblica delle organizzazioni politiche di Destra, sia quelle neoliberiste che quelle neofasciste. Sono note, anche se oramai dimenticate dai più, le posizioni anti-partigiane ostentate da Berlusconi all’indomani della sua prima salita a Palazzo Chigi.

Nel 1994 infatti il premier negò la partecipazione a qualsivoglia manifestazione ufficiale indetta dall’Anpi per la ricorrenza della Liberazione: fatto di rilevante gravità istituzionale da cui derivò la gigantesca manifestazione di Milano, dove oltre un milione di persone sfilarono in piazza (malgrado la pioggia battente) a sostegno degli ex combattenti per la Libertà.

La Festa della Liberazione da anni porta con sé odiose polemiche, nonché l’assillante appello a che diventi la “Festa di tutti, fascisti inclusi”. Dagli anni '90 è oramai abitudine che la Destra extraparlamentare realizzi, durante i giorni a ridosso dell’anniversario, azioni dimostrative di stampo negazionista: dalla collocazione di finte lapidi commemorative i miliziani di Salò, sino a veri e propri raduni nei cimiteri per osannare i repubblichini caduti.

Negli anni antecedenti l’ascesa al potere del Cavaliere di Arcore, non era minimamente immaginabile che nella data dedicata alla Resistenza potessero verificarsi importanti episodi di rigurgito filo mussoliniano. Lo sdoganamento delle aggregazioni neofasciste ad opera del Cavaliere stesso, in seguito non a caso ribattezzato “il Cavaliere Nero”, coincise con la morte della Repubblica fondata sul Lavoro e sull’antifascismo: un decesso annunciato da tempo, posticipato solamente in seguito all’elezione di Sandro Pertini al vertice dello Stato, ed avvenuto grazie a patologie dai nomi poco scientifici ma facilmente riconoscibili da tutti.

La lenta malattia che ha aggredito i valori costituzionali e democratici delle istituzioni repubblicane è di origine batterico-virale. Gli agenti patogeni responsabili dell’infausto malessere sono stati individuati da tempo. Questi si chiamano: “Servizi deviati”, “Bombe su treni, stazioni e piazze”, “Mafia”, “Banda della Magliana”, “Assassinio di Pasolini”, “Bolzaneto a Genova” a cui si aggiungano molti altri virus. Infezioni gravi ed ulteriormente diffuse nell’organismo dai vari governi del Centrodestra (AN, FI e Lega) sino al confezionamento ad hoc della festa voluta in antitesi a quella della Liberazione, ossia quel 10 febbraio dedicato alle Foibe dalmate in chiave prettamente anticomunista (anche se a loro volta piene di cadaveri dei tanti comunisti uccisi dalle camicie nere).

Il simpatico ottantenne fondatore di Mediaset, reso ancor più amabile dalla spocchia arrogante di Renzi, è comunque colui che pur di governare il Paese ha riproposto lo spauracchio comunista, recuperato da un vecchio mobile riposto da decenni in soffitta, riabilitando al contempo le “cose buone” realizzate da Mussolini (quali non è dato sapere). La stessa freddezza dimostrata negli ultimi decenni dal Pd verso il mondo del “Lavoro” ha di certo contribuito ad aprire la strada alla controffensiva culturale reazionaria in atto.

Malgrado l’accerchiamento subito da quasi trent’anni, la Settimana Rossa regge alla prova delle piazze (pur con qualche cedimento sul Primo maggio) tenendo sovente testa ai ripetuti attacchi provenienti dai media ed all’imbarazzo provato da molti militanti nello sfilare a fianco di chi ha svenduto i “sani” principi comuni.

Sfilare il Primo maggio, infatti, diventa ogni anno più faticoso: non a causa della lunghezza del percorso stabilito ma per la condivisione forzata di bandiere e slogan istituzionali simbolo del grande inganno compiuto ai danni del popolo: i vessilli di coloro che hanno determinato questo sfacelo ideale oramai al suo epilogo.

Un esempio delle cause all’origine di tale “imbarazzo” giunge dalla recentissima sentenza riguardante i dipendenti di Foodora. La decisione del Tribunale del Lavoro torinese si è abbattuta sulla testa dei lavoratori con velocipede, mostrando all’opinione pubblica il significato reale della riforma legislativa piddina: nuove leggi redatte pensando al padronato e non certo alla tutela dei diritti in capo a chi lavora.

Il Jobs Act renziano ha partorito mostri e paradossi, tra cui uno eclatante: considerare “occupate” agli effetti di legge le promoter, lavoratrici a chiamata impegnate solamente pochi giorni al mese, comportando in tal modo la decadenza delle medesime da ogni beneficio ed agevolazione pubblica (quale ad esempio la tessere Gtt per disoccupati). 

In sintesi la Settimana Rossa si è lentamente trasformata da occasione di lotta e militanza in momento di ulteriore confusione e disorientamento, soprattutto tra quei cittadini che ancora credono nei valori sociali e solidali della Sinistra (quella vera). La continua frantumazione della nostra Rive Gauche si palesa proprio nelle tante sigle politiche che sfilano in strada il Primo maggio, nonché nelle contese per stabilire chi occuperà tra queste la testa del corteo.

Sinistra in balia delle onde. Sbatacchiata tra il sovranismo propugnato da Fusaro (sostenitore di un governo Lega-M5s) ed il nazionalismo regionale filo asburgico (al Nord) o filo borbonico (al Sud). Maremoto spettacolare che nei suoi gorghi trascina la Costituzione, insieme alle speranze dei grandi statisti social-comunisti fautori della Repubblica fondata su diritti e doveri uguali per tutti.

Onde gigantesche rischiano di travolgere il settantatreesimo anniversario della Liberazione insieme alla ultracentenaria Festa del Lavoro, trascinandone i valori negli abissi e nell’oscurità di concetti patriottici ultranazionalistici che nulla hanno a che fare con i sogni e l’orgoglio della classe operaia novecentesca (quella che cantava “nostra Patria è il mondo intero, nostra legge la libertà”). La scialuppa di salvataggio è ancora una volta la piazza, la condivisione di cortei che non siano “processioni” (con tutto il rispetto per chi partecipa a queste ultime) e neppure strusci del sabato sera.

Urge quindi riempire il 25 aprile ed il Primo maggio di patrie che siano il Mondo intero e di leggi di Libertà (quella vera non quella utile solo a qualcuno seppur nel nome del popolo). Colmare la settimana Rossa di richiami alla giustizia sociale (l’opposto esatto delle tasse livellate ed uguali in percentuale per tutti, ricchi innanzi tutto) ed ai diritti del lavoro nonché alla dignità dei lavoratori.

Uguaglianza, libertà, solidarietà, inclusione, dignità e giustizia sociale: alcune valide ragioni per celebrare a testa alta la “Settimana Santa Rossa”; una festa senza incertezze ma onorata con l’imprescindibile obiettivo di aiutare i “disorientati”, diretti a Destra seppur provenienti da Sinistra, a ritrovare la giusta direzione.

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