CONCORDIA ISTITUZIONALE

Chiamparino è la foglia di Fico

Il governatore piemontese sollecita il Pd a lasciare l'arrocco e fare la mossa del cavallo: sfidare il M5s su un programma di governo. Proiettando il Chiappendino nei palazzi romani. "A Torino non cambierà nulla, noi restiamo all'opposizione" replica Lo Russo

Da giocatore di bocce a novello Karpov della scacchiera. “Finito il tempo dell’arrocco, è necessaria una mossa del cavallo. Dobbiamo definire una proposta programmatica che sfidi il M5s a presentarsi in Parlamento assumendo questa nostra proposta come possibile punto di riferimento”. È l’indicazione che Sergio Chiamparino dà al Pd nelle ore cruciali in cui attraverso le consultazioni del presidente della Camera Roberto Fico si verifica l’ipotesi di un accordo governativo con i Cinquestelle.

La strategia ipotizzata dal governatore del Piemonte prevede che, “una volta avviato il percorso parlamentare - che noi potremmo consentire - si possa sviluppare con lo stesso esecutivo un confronto che verifichi se ci sono le condizioni per arrivare a un vero e proprio accordo di governo, o se invece bisogna prendere atto che l’unica strada percorribile è tornare a dare la parola ai cittadini”.

Una prospettive che, qualora dovesse concretizzarsi a livello parlamentare, non avrà però alcuna conseguenza sotto la Mole. Almeno questa è l’opinione del capogruppo dem in Sala Rossa Stefano Lo Russo: “Tranquillizzo amici e compagni del Pd che hanno ancora un barlume di buon senso e di amor proprio e che mi scrivono allarmati per quello che si legge dopo l’incarico a Fico: qualunque cosa accada a Roma qui noi siamo e saremo all’opposizione di Appendino e del M5s”. l Pd a Torino resterà all’opposizione, sostiene Lo Russo, “non perché ci odiano, ci sputtanano e ci denigrano da anni addossandoci le peggio malefatte e attribuendosi meriti che non hanno. E neanche perché fuggono dalle loro responsabilità, grandi e piccole. No, non per quello, ma a causa della manifesta e totale incapacità di governo e della completa assenza di visione strategica per Torino che non solo non si colma ma anzi si palesa ogni giorno di più e che sta facendo del male alla città. E poi anche per la lunga serie di altri motivi di cui leggete sui giornali da mesi...”.

Altri toni a livello nazionale. “Stanare” Luigi Di Maio, costringendolo a chiudere definitivamente il forno con la Lega e a dare garanzie sul programma, e prendere tempo per convocare la direzione e cambiare (eventualmente) la linea. Questa la posizione con cui il Pd si è presentato all’appuntamento con Fico che ha avuto dal capo dello Stato Sergio Mattarella il mandato esplorativo per verificare la possibilità di formare un governo con il M5s e i dem. La posizione espressa dal reggente Maurizio Martina, dal presidente Matteo Orfini e dai capigruppo alla Camera e al Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci è dunque innanzitutto frutto di una mediazione interna. “Sull’ipotesi di un’alleanza con il M5s - spiega un esponente di primissimo piano del Nazareno - nel partito ci sono almeno due posizioni diverse. Al momento il mandato della direzione è quello di stare all’opposizione, se si vuole cambiare, e non è detto, va convocata una nuova direzione”. Serve dunque tempo perché la direzione non potrà essere convocata prima di venerdì, ma più probabilmente sabato o lunedì.

Nel frattempo Martina, in conferenza stampa, con toni molto concilianti, ha sottolineato il “fatto nuovo” del mandato a Fico e della chiusura della trattativa tra Lega e M5s, che però deve essere confermata. “Noi - ha detto - siamo ovviamente disponibili a valutare il fatto nuovo se verrà confermato quanto pronunciato dal M5s poche ore fa, ovvero l’impossibilità di un accordo fra M5s, Lega e centrodestra”. L’altra condizione è quella di partire dal programma del Pd. Per questo Martina ha consegnato a Fico il programma elettorale in 100 punti dei dem e ribadito le tre priorità già elencate nelle scorse settimane: la scelta europeista per la “scrittura della nuova agenda europea”; “il rinnovamento della democrazia rappresentativa”; la “questione sociale italiana” con “il grande tema del lavoro, dello sviluppo di politiche per l’equità, la lotta alle disuguaglianze”. Se su queste richieste del Pd ci sarà la disponibilità del M5s, i dem apriranno una discussione per decidere se cambiare la propria posizione e avviare un confronto nel merito. Dunque si andrà alla “conta” in direzione, dove emergeranno le varie posizioni, con i renziani che sembrano ormai gli unici intenzionati a rimanere nettamente schierati sulla linea della minoranza. E Chiamparino pronto a fare i bagagli per entrare nel governo.

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