METEORE

Di Maio al governo ci va pure in Tav

Nel "contratto" M5s sparisce il No alla Torino-Lione. Anzi, l'Alta Velocità diventa un'infrastruttura da "preservare e valorizzare". E così, dopo il reddito di cittadinanza e l'abolizione della Fornero, i grillini rinnegano un altro cavallo di battaglia. Per il potere

Se Roberto Fico va in autobus o pedibus calcantibus (tra un cordone di agenti di scorta) per raggiungere Montecitorio e il Colle, Luigi Di Maio pur di arrivare a Palazzo Chigi non disdegna il Tav. Anzi ci è già salito, su quei treni ad Alta Velocità che lo scorso settembre, a Torino, aveva indicato come bersaglio ricevendo prima applausi e mesi dopo voti. “Se arriveremo al governo bloccheremo la Tav, perché recuperiamo soldi da opere che nemmeno Macron vuole più e le usiamo dove sono utili” aveva promesso, con il cheguevarista all’amatriciana Alessandro Di Battista, pronto a rinfacciare ogni nefandezza dei governi a trazione dem. “Continuiamo a mettere soldi sulla Tav, ma intanto abbiamo scoperto che Macron ha sospeso l’opera sul lato Francia. Noi vogliamo recuperare 9 miliardi dalle grandi opere inutili e investirli sulle grandi, medie e piccole opere utili” aveva ripetuto a fine gennaio, ormai in campagna elettorale, sempre sotto la Mole dove era pure inciampato in uno svarione: Macron non aveva sospeso le opere per la Tav, ma alcune di quelle collegate.

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Non è un errore, invece, quello scritto nel documento di analisi tra i programmi, alla base del “contratto”, predisposto dai Cinquestelle per Lega o Pd, fa lo stesso, basta andare al potere. Non è una dimenticanza quell’urlato no alla Tav che non si trova neppure cercandolo con il microscopio. È, invece, l’ennesima inversione di marcia per evitare che la corsa di Giggino verso la presidenza del Consiglio finisca su un binario morto. “L’Italia ha un imponente patrimonio pubblico da preservare e valorizzare. Dispone di alcune infrastrutture moderne. Ma la loro diffusione nel territorio è diseguale, segnatamente le per ferrovie ad Alta Velocità” si legge in apertura del paragrafo 8 pagina 9 alla voce “Un paese da ricostruire: investire nelle infrastrutture”.

Nel documento nemmeno l’ombra di quanto promesso proprio a Torino. Anzi proseguendo si legge una più che esplicita via libera alla grande opera: “Un primo versante di investimenti riguarda le infrastrutture materiali: reti per le comunicazioni elettroniche e ferrovie (non solo ad Alta Velocità)…”. Quel “non solo” è tutt’altro che un no, anzi. Eccolo il cavallo di battaglia M5s, finito al macello per essere sostituito da quello più opportuno di Troia per cercare di portare Di Maio a Palazzo Chigi. Cassato, assieme al reddito di cittadinanza, all’abolizione della legge Fornero, alla collocazione europea e internazionale… E pensare che proprio brandendo i vessilli con il famoso treno crociato i grillini avevano fatto il loro ingresso trionfale a Palazzo civico e che nel nome della comune lotta contro l'odiata opera uno dei leader della Valsusa, Alberto Perino, alle scorse elezioni aveva invitato a votare M5s per non disperdere i voti anti Tav.

“No, non cambierò idea. Per me resta un’opera inutile e costosa, non giustificata da nessuna analisi e da nessuna prospettiva” aveva promesso a sua volta la sindaca di Torino Chiara Appendino lo scorso anno durante un incontro a Chambery. Insomma una sequela di No Tav ripetuta senza se e senza ma dai Cinquestelle che su questo fronte hanno per anni attaccato il Pd. Dal quale adesso cercano i voti per cercare di andare a governare il Paese. Per arrivare a Palazzo Chigi a Di Maio e i suoi non resta che cercare di salire sul primo treno che passa. Meglio ancora se ad Alta Velocità.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:33 Giovedì 26 Aprile 2018 moschettiere Sereni

    Così fan tutti, stiamo sereni. Non voglio certo giustificare 5S (che non gode affatto dei miei favori, anzi) ma occorre ammetterlo per rispetto della verità. Le promesse elettorali sono in gran parte specchi per allodole. Vale per tutti, è uno dei "pilastri" del sistema democratico, la chiave del consenso. La sola differenza apportata da 5S (e Lega, se vogliamo) è quella di aver reso più palese il giochetto.

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