POLITICA & SANITA'

Sanità sotto esame (con Moirano)

La partecipazione dell'ex direttore generale alla selezione dei nuovi manager di Asl e Aso è, implicitamente, un test sulle politiche della Regione. Che succederebbe se venisse escluso dalla rosa? Sarebbe una bocciatura dell'esecutivo. Ma non accadrà, ecco perché

M come Moirano Fulvio. I colloqui per la selezione dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere seguono l’ordine alfabetico dopo l’estrazione della lettera di partenza, ma l’ex direttore regionale della sanità, posto cui era arrivato dopo aver occupato quello di numero uno di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e che avrebbe lasciato per la direzione dell’azienda sanitaria unica della Sardegna non è un candidato come tutti gli altri. Ovviamente la commissione, qualche giorno fa quando è arrivato il suo turno, lo ha sottoposto alle domande come tutti gli altri e nessun dubbio sfiora l’imparzialità della troika cui la giunta regionale ha affidato, come da disposizione ministeriale, il compito di selezionare una rosa di papabili alla direzione di ciascuna azienda. Piuttosto i dubbi che una candidatura del genere suscita sono altri.

Il primo interrogativo riguarda alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso Moirano. Il manager, che pare desinato a essere il successore di Gian Paolo Zanetta alla guida della Città della Salute, ha ribadito di aver detto a tutti di non avere alcuna intenzione di lasciare l’isola perché in Piemonte guadagnerebbe meno e poi perché ha preso l’impegno di restare fino alla fine del mandato del governatore Francesco Piagliaru che scadrà nel 2019. E allora, la domanda appare legittima, perché ha risposto al bando della Regione Piemonte che i direttori avrebbe dovuto nominarli già alla fine di aprile e lo farà entro il mese in corso in virtù di una proroga resasi indispensabile visti i ritardi, mica dopo le elezioni del 2019? Secondo e non meno imbarazzante dubbio: l’uomo che ha guidato con piglio e riconosciute capacità una struttura strategica e molto importante come l’Agenas, ma soprattutto ha riorganizzato la rete ospedaliera del Piemonte, affiancato (spesso in maniera assai visibile e talvolta apparentemente debordante) l’assessore Antonio Saitta nel non facile percorso per l’uscita della Regione dal piano di rientro, potrebbe essere ritenuto non adeguato a dirigere un’azienda, anche se di dimensioni e con un progetto enorme come la Città della Salute? Per capirci, sarebbe come se, per paradosso, un questore non fosse scelto per dirigere un commissariato. Non ci vuol molto a immaginare la reazione di chi, a torto o a ragione, ha contestato le scelte indicate dal manager che Sergio Chiamparino aveva voluto ancor prima di comporre la sua squadra di assessori, di fronte a un’eventuale “bocciatura” o per meglio dire non inclusione nella rosa da sottoporre alla giunta.

Improbabile a dir poco sarebbe, inoltre, supporre che il manager che convocava i direttori generali, com’era logico facesse, e dettava loro obiettivi e ne verificava i risultati possa lasciare un posto come quello che gli ha affidato il governatore sardo per venire a dirigere un’azienda sia pure di una certa importanza. Diverso è il caso di Città della Salute, con il suo mega progetto ormai partito e che impegnerà risorse enormi nei prossimi anni.

Moirano di anni ne ha compiuti 65, il 16 dicembre dello scorso anno, il limite fissato dalla legge Madia, ma superato dal manager ligure con lunga permanenza nel Cuneese dove ha diretto l’Azienda sanitaria e pure costituito Amos (la potente multiservizi che lavora in house per alcune Asl e Aso socie) che ha fatto domanda ed è stato inserito nell’elenco nazionale prima di aver raggiunto la soglia. E solo chi è compreso in quell’elenco nazionale ha potuto rispendere al bando del Piemonte. Lo hanno fatto in 135, tra cui l’ex direttore dell’assessorato di corso Regina a cui, dopo la sua partenza per la Sardegna, era subentrato Renato Botti. Un piccolo aneddoto: quando il nome di Botti già circolava, spesso associato a un suggerimento di un ascoltato (in corso Regina e in piazza Castello) Moirano l’allora alto dirigente del ministero in visita alle Molinette negò ogni suo interesse al trasferimento. Poche settimane dopo era al posto dell’amico Fulvio. Il quale arrivato sull’isola ha realizzato il compito per cui era stato voluto da Pigliaru, concordando l’“acquisto” con Chiamparino: riunire in un’unica azienda le 8 Asl. L’ex direttore le cui trattative muro contro muro con i privati della sanità hanno segnato lunghi periodi, in Sardegna avrebbe chiamato dopo poco come direttore sanitario dell’Ats (questo l’acronimo dell’azienda unica) Francesco Enrichens, fondatore e a lungo numero uno del 118 in Piemonte poi passato a ruoli di rilievo in Agenas. Una nomina che suscitò non poche polemiche tra le forze politiche sarde, sugli scudi contro l’”invasione piemontese” della sanità isolana.

Reazioni che si sarebbero ripetute anche alla fine dello scorso anno quando Moirano designa quale suo portavoce il torinese Massimo Abruzzese, già consulente per le commissioni Sanità e Bilancio di Palazzo Lascaris per il gruppo del M5s. Ancora proteste delle opposizioni, da Fratelli d’Italia che declinerà Ats in “Azienda torinese della sanità” a Forza Italia che, come riportato da Sardiniapost, con l’ex governatore Ugo Cappellacci ha affermato: “La sanità isolana è un regno sardo-piemontese, o forse piemontese-sardo, che conferma ancora una volta la tendenza del centro-sinistra ad affidare incarichi alla legione straniera”.

Insomma, Moirano le polemiche non le ha lasciate tutte sulla terraferma. Dove dice di non aver alcuna intenzione di tornare prima della fine della legislatura di Pigliaru. Mercoledì scorso era in corso Regina davanti alla commissione per il colloquio.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    14:04 Venerdì 04 Maggio 2018 patty Ma i dipendenti, che si sentono sempre lamentare, nei ritagli di tempo lavorano pure?

    Non ho mai avuto la fortuna (o sfortuna) di conoscere nessuno di questi mega direttori di cui si parla qui, ma mi è capitato da semplice utente della sanità, di sentire ripetutamente dei dipendenti lamentarsi dei loro capi e dei politici che li avevano messi lì, e mentre si lamentavano, non davano certo l'impressione di dannarsi l'anima per far funzionare le cose nel loro posto di lavoro... per cui trovo assai corporativa la difesa del 'comparto sanità', dove resistono enormi sprechi ai vertici come alla base. Penso che tutte le forze politiche dovrebbero respingere con forza le minacce del tipo 'non vi voteremo più perché ci avete costretti a lavorare di più'. E' il vostro mestiere, se proprio non vi piace nessuno vi obbliga a restare... e se avete capacità professionali che nel pubblico non trovano (secondo voi) un adeguato riconoscimento, il mondo del privato vi può riservare maggiori soddisfazioni. Basta smettere di lamentarsi e iniziare a cercare lavoro altrove.

  2. avatar-4
    20:46 Mercoledì 02 Maggio 2018 fabioinviaggio Sono sempre stupito

    Personalmente rimango sempre molto stupito, ma perché sono uno stupido, dai tanti che aspirano alla carica di direttore. Sarà perché non credo che queste persone facciano veramente la differenza, se non in negativo e credo che siano personaggi sovrastimati, ma amati dalla politica, che li piazza sulle poltrone da cui decidono i destini di migliaia di professionisti e di milioni di persone ammalate. Sarà che vogliono fare i direttori proprio per avere questo potere?

  3. avatar-4
    18:14 Mercoledì 02 Maggio 2018 tandem Perseverare......

    Di errori nella sanità il trio Chiamparino - Saitta - Moirano ne hanno collezionati a iosa, sono riusciti a trasformare in leghisti e 5S il 90 per cento dei dipendenti della sanità. Adesso con le nuove nomine intendono perseverare anche oltre il loro mandato, confidando nelle lobby politicamente trasversali. Ne vedremo di belle......

  4. avatar-4
    09:38 Mercoledì 02 Maggio 2018 Damos La Volpe e l'Uva ...

    Non c'è niente di peggio di coloro che dicono di NON volere una cosa e poi concorrono per averla con spasimo ed ansia .... Grazie Chiamparino : il prossimo anno i dipendenti della Sanità piemontese, i loro famigliari ed i loro amici si ricorderanno di questi splendidi cinque anni di sacrifici, tagli e calci sulle caviglie ! ....

  5. avatar-4
    07:52 Mercoledì 02 Maggio 2018 Paladino Di male in peggio...

    Se Chiamparino designa Moirano decisamente è il miglior alleato di 5S é centrodestra. La riforma della sanità in Piemonte ha devastato aziende e servizi agli utenti. L'accorpamento TO1 e TO2 è una operazione affrettata, raffazzonata e mal condotta dall'amico Alberti. Ogni giorno nascono problemi. La città della salute è una chimera sempre più lontana. Se poi si ha qualche amici sardo basta sentirlo per sapere quanto sono soddisfatti in Sardegna. E dopo tutto ciò lo riportiamo in Piemonte? Chiamparino lascerà un ricordo indelebile di questo suo ultimo anno......

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