Bassa crescita e stipendi fermi

In Italia, nonostante vada di moda raccontare che i giovani non vogliono lavorare, bisogna ammettere che stipendi e salari sono bassi e non garantiscono di vivere in maniera decente. Naturalmente ci sono stipendi e salari piuttosto alti che garantiscono di vivere piuttosto bene, ma ci sono anche stipendi da 900/1000 euro che sono bassi sotto ogni punto di vista. Il confronto con il resto dell’Europa, anche considerando il diverso costo della vita, evidenzia il basso livello degli stipendi italiani.

Il problema dei bassi salari non è risolvibile con politiche dirigiste che non farebbero altro che aumentare il costo del lavoro mettendo fuori mercato molte aziende con conseguente aumento della disoccupazione. L’economia italiana è basata sull’esportazione e il fattore prezzo ha una sua importanza considerando anche la presenza di produttori stranieri a basso costo.

Per poter aumentare stipendi e salari senza intaccare la competitività delle imprese italiane sarebbe necessario aumentare la produttività, ovvero la quantità di prodotto generato nell’ora di lavoro. A parità di ore di lavoro, se un operaio produce 4 pezzi piuttosto che 3 si ha un evidente vantaggio. Nel primo caso l’azienda può vendere ad un prezzo più basso e conquistare più clienti o vendere allo stesso prezzo aumentando i profitti per ogni pezzo venduto. In entrambi i casi l’azienda fa più utili e potrebbe concedere degli aumenti ai propri dipendenti senza incorrere in particolari problemi. Voler aumentare i salari senza tener conto della produttività è come voler mettere il carro davanti ai buoi.

Negli ultimi due decenni la produttività delle aziende italiane è cresciuta di poco al contrario di altri stati europei. Preso come anno di riferimento l’anno 1995, la produttività della Germania è cresciuta di oltre 30%, mentre la produttività dell’Italia nello stesso periodo è cresciuta solo del 10%. La differenza è abissale e spiega come le due economie hanno dimensioni così diverse e divergono sempre più.

Ci sono fattori organizzativi, economie di scala, curve di esperienza, formazione del personale, investimenti in conto capitale che influenzano la produttività, ma fra i fattori più importanti ci sono sicuramente gli investimenti in ricerca e innovazione. Non a caso in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo sono fra i più bassi fra i paesi più industrializzati. Ciò è dovuto alla piccola dimensione media delle imprese che impedisce loro di fare investimenti in ricerca e di conseguire delle economie di scala significative. Anche una forte presenza di imprese in settori tradizionali non favorisce l’innovazione tecnologica.

Un altro grosso impedimento alla crescita delle imprese italiane sono un fisco esoso e una burocrazia asfissiante. Ci sono motivi storici, culturali ed economici che favoriscono la polverizzazione delle aziende italiane, ma un fisco meno esoso con un aumento degli utili aziendali avrebbe permesso una crescita della capitalizzazione delle stesse e una possibile crescita dimensionale.

Il fatto che molte aziende italiane vengono acquisite da imprese straniere è dovuto a un gap dimensionale certamente influenzato negativamente dal fisco italiano. Un prelievo fiscale ragionevole avrebbe permesso alle aziende italiane di crescere maggiormente e di ridurre il gap dimensionale con le imprese straniere e di trasformarsi da prede a predatori. A questo bisogna aggiungere che burocrazia e fisco scoraggiano molto i proprietari italiani, specialmente se di seconda o terza generazione, che volendosi togliere dagli impicci, preferiscono vendere a multinazionali straniere che con stuoli di avvocati e fiscalisti a libro paga possono agevolmente controbattere ai burocrati italiani, al contrario della piccola e media impresa italiana. Incassato il cash, alcuni di questi imprenditori vanno ad investire all’estero perché trovano un ambiente più favorevole alle imprese e ciò testimonia che non manca la voglia di fare impresa.

Una riduzione generalizzata delle tasse permetterebbe ai lavoratori di avere qualcosa in più in busta paga che si trasformerebbe in maggiori consumi e alle aziende di avere maggiori utili che potrebbero essere usati per una crescita dimensionale. Interventi come la detassazione degli utili aziendali reinvestiti, incentivi fiscali per fusioni e acquisizioni, un trattamento favorevole sulle spese di formazione del personale e sulle spese di ricerche e sviluppo potrebbero aiutare ad aumentare la produttività delle aziende italiane. Interventi di questo tipo esistono, ma andrebbero potenziati, resi organici e con procedure più semplici.

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