Governare senza governo

Seguire le vicende politiche nostrane non fa bene alla salute poiché comporta forti attacchi di acidità di stomaco, ernia inguinale dovuta allo sforzo costante nel controllare la propria ira innanzi ad alcune notizie, e pure calvizie precoce ai danni degli uomini. Patologie noiose che possono facilmente essere contrastate guardando con una buona dose di ironia (magari caustica) quello che sta avvenendo intorno al Palazzo del Quirinale. Il sorriso permette sicuramente la ricerca di codici interpretativi basati sul paradosso, per cui idonei nel dare un senso (seppur relativo) alle vicende partitiche nostrane.

Partiamo allora, con buona scorta di ilarità, dalla legge elettorale in vigore. Voluta dal Pd per sbaragliare soprattutto il Movimento 5 Stelle, ha dato frutti inattesi tra cui i democratici usciti dalle urne con percentuali basse (in termini di consensi) ed un Grillo vittorioso seguito con ampio distacco della Lega di Salvini. Decisamente un piano ben congeniato ma purtroppo solo a favore degli avversari. Lo stratega delle grandi sconfitte democratiche ha un nome: si chiama Matteo Renzi. Uomo dalle buffissime espressioni, modello ragazzotto che non capisce mai dove si trovi e quale spacconata possa narrare agli amici, è un monellaccio dalle grandi ambizioni ma non dalle altrettanto grandi capacità per riuscire a raggiungerle.

L’Italia ha evidentemente bisogno di leader e non può vivere senza “capi e capetti”, poiché in caso di loro assenza si ritroverebbe con il respiro costretto nei bronchi. Dopo la condanna penale sentenziata contro l’Uomo del fare, e soprattutto degli affari, occorreva trovare immediatamente un altro “fenomeno” che fosse ben dotato di egocentrismo e dogma dell'infallibilità: finita l’epoca berlusconiana inizia quella renziana.

Renzi sembrava fatto su misura per le aspettative italiche e gli è stato facile scalare il Pd usando le parole giuste al momento giusto (seppur con un tono tipicamente da smargiasso) che toccassero prima di tutto il cuore dei militanti piddini. Il leader ancora in pectore ha avviato la sua salita al potere criticando le grandi opere, quali il Tav ed il famigerato ponte di Messina; accusando il mondo finanziario ed economico di favoritismi da parte degli esecutivi; infine (pensate) difendendo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori “poiché se le aziende chiudono non è certo per colpa dello Statuto”. Salvo poi una volta al governo fare l’esatto contrario: finanziare il Tav; riproporre il ponte sullo Stretto; favorire le banche e seppellire per sempre l’articolo 18, incluse le garanzie a tutela dei lavoratori.

Non contento, ha dato anche il via alla cosiddetta stagione delle riforme concentrandosi sulla creazione di istituzioni democratiche non più espresse dagli elettori, sulla falsa riga di quanto avveniva nell’epoca antecedente lo Statuto Albertino (1848): il pasticciato nuovo Senato rimarrà sicuramente all’onore della Storia come l’opera più bizantina ed antidemocratica voluta da un governo definitosi democratico.

Bluffare non è facile ed il disastro infine è piovuto inevitabilmente addosso all’ex sindaco fiorentino. Dopo una clamorosa sconfitta referendaria, dura condanna popolare verso la sua liberticida manomissione costituzionale, egli spergiurò di lasciare la politica per sempre. Non sazio di potere, ed auto-smentendosi senza battere ciglio, non ha mantenuto fede al giuramento pubblico incappando quindi nell’ennesima clamorosa caduta elettorale politica ed amministrativa (sconfitta annunciata a tal punto che la “sua” Serracchiani si è guardata bene dal ricandidarsi quale Presidente nel Friuli). Napoleone sta a Renzi come la Cultura sta al Grande Fratello.

Questo piccolo “Genietto dei disastri” in pieno naufragio ha deciso di rimettere il suo mandato da segretario del Pd, meglio tardi che mai, tramite una procedura comunque anomala ed un tantino ricattatoria. Il timone del novello Titanic è quindi passato nella mani di Maurizio Martina (ex ministro del governo Renzi) seppur con il fiato sul collo di un Matteo sempre posto alle sue spalle. Infatti in piena crisi di astinenza da riflettori, l’ex sindaco di Firenze è riuscito ancora una volta a farsi notare entrando rumorosamente, e a gamba tesa, nel fitto dibattito interno del Pd sulla scelta da compiere nei riguardi di un esecutivo 5 Stelle.

Lo statista toscano formato 1:37 (come i soldatini della Atlantic) ha colto al volo un’intervista in studio con il conduttore televisivo Fazio per lanciare a tutta l’Italia il suo “NO” a un’alleanza con Grillo, poiché condividere il governo con il M5S significherebbe “distruggerebbe il Pd” (forse non rendendosi conto che il Pd lo aveva già distrutto lui). Un’operazione ai danni di Martina simile a quelle che costarono a Massimo D’Alema l’uscita traumatica dal partito, in seguito alle accuse di tradimento mossegli da Matteo stesso.

Morale, il governo non si fa malgrado l’intercessione molto curiosa, quanto inattesa, del renziano Fassino (sempre più a fianco di Chiamparino in una dura critica verso l'ex segretario nazionale) obbligandoci così ad ascoltare tutti i santi giorni (come una nenia terribile) il leghista Salvini annunciare di continuo “Lo faccio io il governo, sono pronto!”. Forte del suo 17% la minoranza padana si prepara al potere, cosicché Il paradosso Italico torni in scena con tutta la sua forza teatrale: un leader che fino a qualche tempo fa voleva la secessione spezzettando l’Italia in numerose piccole nazioni, potrebbe diventare il Presidente del Consiglio dello Stato unitario.

Salvini infatti ha tifato per i filo asburgici nei territori e nei comuni del Lombardo Veneto, per i neoborbonici in Meridione e per il Granduca di Toscana a Firenze: oggi con tale bagaglio politico è candidato a diventare capo del governo italiano. Vergognosa la distrazione da parte dei media nei confronti del leader padano: compreso il guardare altrove da parte di quel giornalismo d’inchiesta che ha scordato del tutto il codice penale ed i delitti contro lo Stato.

L’Italia è il Paese dove il problema principale si chiama “Vitalizi” (di certo vergognosi, ma una delle tante vergogne e neppure tra le più costose) mentre c'è chi sta privatizzando di fatto la Sanità, con tutto quello che questo comporta in termini di assistenza ai più deboli, ed i cittadini sono stati ridotti a nullità assolute nel rapporto contrattuale che li vincola (mani e piedi) alle grandi compagnie ed ai manager della finanza. Sono “incatenati” i lavoratori che devono accettare qualsiasi contratto di impiego (il padronato non si fa più scrupoli a proporre salari da 1,50 euro all'ora), e lo sono i consumatori costretti a sottoscrivere contratti capestro per generi di prima necessità e servizi essenziali.

Grazie ai geni della politica, ossia gli statisti scala 1:37, siamo nella situazione in cui giovani lavoratori sottopagati telefonano ripetutamente (sino alla risposta per sfiancamento) a pensionati con la minima ed a disoccupati per proporre loro contratti trappola: se questi hanno il coraggio di rifiutare spesso vengono investiti da insulti e parole offensive, cadendo vittime di una arroganza mai vista prima. Il mercato insegna ai suoi operatori (sfruttati) l’aggressività, poiché vincente. Privato è bello, mercato è bello, sono slogan i cui effetti si osservano in termini di salari da fame e servizi ormai trasformatisi in ricatti lanciati sulla testa delle persone.

Saremo un Paese senza governo per alcuni mesi, si dice, ma l’eventualità pare non spaventare più nessuno: al limite potremo in parallelo anelare ad un briciolo di tranquillità.

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