GIUSTIZIA

“No Tav violenti, non terroristi”

Il procuratore capo Spataro conferma quanto sancito da una sentenza della Cassazione. Un tema spinoso che per anni è stato elemento di divisione all'interno della Procura di Torino. E la radicalizzazione islamica è frutto dell'emarginazione

“La violenza dinanzi alla quale ci troviamo oggi, quella dei No Tav e degli anarchici, non ha nulla a che fare con il terrorismo”. Con queste parole il procuratore capo della Repubblica Armando Spataro si allinea di fatto alla Corte di Cassazione che con la sentenza dello scorso anno aveva assolto quattro attivisti del movimento che contesta l’alta velocità tra Torino e Lione che avevano assaltato nel 2013 il cantiere di Chiomonte dall’accusa di terrorismo dopo il ricorso promosso proprio dalla procura di Torino. La suprema corte, con la sentenza del marzo 2017, aveva di fatto confermato quanto sancito sia in primo grado sia in appello, quando era caduta l’accusa di terrorismo, formulata dagli inquirenti e sostenuta dall’allora procuratore generale Marcello Maddalena secondo il quale “per le leggi vigenti – aveva detto – il sabotaggio è terrorismo”.

Un tema che è stato elemento di divisione all’interno della Procura torinese, dove a sostenere la linea dura contro l’ala più intransigente e antagonista del movimento No Tav, erano i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino. E forse è proprio questa divergenza di vedute ad aver portato quest’ultimo a decidere di trasferirsi ad Alessandria con l’incarico di sostituto procuratore, dove spera di rimanere ottenendo dal dal Csm la promozione a Procuratore capo. Tra chi invece ha sempre respinto l’equazione No Tav uguale Terrorismo c’è proprio Spataro.

“Il terrorismo di oggi è differente da quello degli anni di piombo, di cui sappiamo praticamente tutto e quello che non sappiamo è marginale. Quel terrorismo - ha continuato Spataro durante l’incontro sul tema organizzato a Torino dall’Ordine degli psicologi piemontese - aveva obiettivi e finalità politiche”. Quanto al terrorismo di oggi, che Spataro definisce “cosiddetto terrorismo islamico, non nasce da una lettura politica, ma da una lettura violenta della religione. La radicalizzazione non è unicamente causata dall’emarginazione, ma sicuramente una certa forma di emarginazione influisce. In certe situazioni diventa più facile raggiungere i soggetti più deboli”.

Sull’argomento è intervenuto anche il comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Torino, il tenente colonnello Giuliano Gerbo. “In passato c’era un atteggiamento repressivo per un fenomeno, quello del terrorismo, molto più profondo. Ora, per trattare il fenomeno, ci sono diversi attori con diverse professionalità”.

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