CULTURAME

Regio, profezie da sovrintendente

"Questo teatro c'è dal 1740" esordisce Graziosi, mentre nel sistema culturale torinese già partono gli scongiuri. Ma scaramanzia a parte qualcuno spiega qual è il piano dei nuovi vertici?

Si sa che l’ambiente teatrale è scaramantico per eccellenza, forse l’unico a non saperlo sembra sia il nuovo sovrintendente del Teatro Regio William Graziosi che oggi ha esordito ricordando l’anno di fondazione dell’ente lirico e garantendo che “c’è dal 1740 e ci sarà nei mesi e negli anni a venire”. È pur vero che dopo l’incendio del 1936 il teatro è stato ricostruito ma ci sono voluti 37 anni e grandi sforzi economici da parte di tutto il tessuto produttivo e sociale cittadino. C’è da augurarsi dunque che il nuovo corso appendiniano abbia spazzato via le profezie fassiniane, altrimenti dopo questo esordio ci sarebbe da preoccuparsi.

Il Teatro Regio ha saputo in questi anni raggiungere una buona qualità e consolidare il suo nome fuori Italia e fuori Europa, facendo così grande anche quello del suo ex direttore Gianandrea Noseda, che dovrebbe essere grato non soltanto dei lauti emolumenti ricevuti (sommandoli, tutti gli zeri, diventano almeno sei) ma anche, e forse soprattutto, della grandissima campagna pubblicitaria a costo zero (o meglio pagata dal Teatro) di cui ha beneficiato. Gli anni di Piero Fassino - che come sempre ha voluto nascondere la polvere sotto il tappeto, dove per “polvere” si intendono i problemi dei bilancio che come un virus hanno contagiato la città e tutte le sue partecipate - hanno avviato il domino al quale abbiamo assistito e una testa alla fine è rotolata. Non si può però sempre guardare solo al passato e bene ha fatto la Sindaca a voler segnare una cesura, ma per andare dove? Questa è la domanda che i coristi, i musicisti e tutto il personale del teatro hanno rivolto al loro Presidente e al neo Sovrintendente. Poco importa la presentazione della prossima stagione (che ormai è già confezionata) ma quale identità si vuole far assumere al Regio. Sarà un teatro di provincia, marginale, di secondo o terzo ordine oppure il Regio vorrà continuare a scalare la ripida strada del successo internazionale? Il vero nodo sono, ovviamente, le risorse, ma la mancanza di queste non dovrebbe essere un ostacolo per arretrare ma per coalizzare ancora di più tutta la città attorno al suo teatro. Il Regio ha infatti come presidente il Sindaco di Torino ma non è “del Sindaco” (anche quando questi sia una donna) e nemmeno del Comune, ma di un insieme di soggetti espressione di tutta la società torinese.

In spregio a questa coralità, però, la madamina di Cit Turin ha voluto imporre a maggioranza il “suo” nome, forse scordandosi delle battaglie per la trasparenza e i bandi sui quali tanto si infuriava non più tardi di due anni fa. L’Appendino di lotta è ormai solo un fantasma rintracciabile in qualche filmato di youtube o nella memoria di chi, ora orfano, l’ha sostenuta.

L’ouverture di questo nuovo corso inizia con due dissonanze e qualche scordatura, vedremo se il nuovo sovrintendente sarà in grado di fare appello alle aziende, alle istituzioni e ai torinesi per guidare il nostro teatro verso migliori traguardi, oppure potremo assistere a breve ad un’orchestrina ridotta a parti reali che suona scordata e fuori tempo, un po’ peggio di quella, invece accordata e professionale fino alla fine, che sul ponte del Titanic ha accompagnato la sua fine.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    20:22 Giovedì 10 Maggio 2018 fatti fatti

    primo, bilanci in regola, anche perché tutti questi mecenati privati a Torino non si sono mai visti, alla fine i contributi arrivano dalle fondazioni bancarie e dagli enti pubblici.

  2. avatar-4
    16:45 Giovedì 10 Maggio 2018 sandro.aa E Due!!!

    Curioso che nella stessa "pagina" dello Spiffero ci siano ben 2 (due) "...grandi istituzioni culturali ... che tanto lustro hanno dato a Torino a livello mondiale, bla bla bla..." che entrambe (Regio, Salone el Libro) hanno gravi(ssimi) problemi di bilancio. Forse bisognerebbe ricordare a Fassino, Chiamparino, Appendino ed amici vari che tutti sono capaci a "blagare a gancio", ma che i debiti, prima o poi, bisogna pagarli. Forse la Torino di oggi non ha tutti sti soldi da buttare (pardon investire) in queste attività di grande immagine ma che arrivano "dopo" (...lavoro, salute, casa, ...).

  3. avatar-4
    00:13 Giovedì 10 Maggio 2018 PoveroDumas giusto ma...

    Giuste le osservazioni sulla situazione del nostro povero Teatro ma mi si consenta di avere qualche dubbio su un particolare: Noseda avrebbe goduto della pubblicità gratuita fornitagli dal Regio... in realtà ha preso la direzione a Torino dopo qualche 'comparsata' non proprio di secondo piano, da Stresa al Mariinsky, con esibizioni in tutti i più importanti teatri del mondo. Ho il sospetto, e mi dispiace, che non sia proprio il Regio a dare così tanto lustro a un direttore, certo meno della Scala, del Covent Garden, del Met, dei Berliner e così via... Ma ora noi ci lanciamo sulla scia dell'Uzbekistan.

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