TRAVAGLI DEMOCRATICI

Chiamparino reggente Pd, “è ormai superfluo”

Con la nascita del governo Lega-M5s si allontano le elezioni e c'è "tutto il tempo per il congresso". Anche in Piemonte lo stesso schema del Nazareno: nessuna investitura temporanea e primarie per l'elezione del nuovo segretario. Duello Borghi-Borioli?

Congresso in autunno e il partito affidato a Matteo Orfini o a una figura terza da individuare, purché non sia qualcuno intenzionato a candidarsi alla segreteria. È questa la linea con la quale i renziani si apprestano ad andare all'assemblea del Pd il 19 maggio. Ovviamente lo scenario è legato a quello che succederà sul fronte del Governo, dopo il sostanziale via libera arrivato ieri da Silvio Berlusconi a un esecutivo Lega-M5s al quale Forza Italia non darà, comunque, la fiducia.  In caso contrario, ovvero se non sfumasse il rischio di elezioni anticipate, per i democrat non ci sarebbe tempo di farlo. Se le cose andassero come nel Pd ormai danno quasi per scontato, cioè se si arrivasse a un esecutivo Salvini-Di Maio, allora “a quel punto – è la linea dei renziani – il congresso andrebbe fatto subito, preparandolo per bene. Si potrebbe fare in autunno”. E la reggenza di Maurizio Martina terminerebbe con l’assemblea che da statuto accoglie le dimissioni del segretario uscente e convoca il congresso.

Ad oggi, tuttavia, la sola ipotesi che un Governo nasca cambia lo schema di gioco: l’assemblea del 19 maggio non servirà più a siglare una tregua elettorale tra le correnti. E a cambiare saranno, di conseguenza, anche altri schemi. A partire da quello seguito fino ad oggi in Piemonte per navigare a vista, senza più il segretario Davide Gariglio e senza sapere quando sarebbe eletto il suo successore. Il prospettarsi di un congresso nazionale e, in concomitanza, quelli regionali rende di fatto pressoché superata la necessità di quell’organismo di reggenza cui stanno lavorando, con periodiche consultazioni e pause più o meno lunghe, la presidente regionale del Pd Giuliana Manica e Sergio Chiamparino.

Considerato il tempo trascorso senza aver ancora partorito quel che, viste le richieste delle varie anime del partito, si annuncerebbe come un qualcosa di ancora indefinito, ma quasi certamente pletorico, e considerato che l’assemblea regionale si svolgerà il prossimo 26, appare ipotizzabile che esca non più un comitato di reggenza di durata indefinita, bensì una commissione che prepari al congresso di autunno. A questo punto il compito del presidente della Regione potrebbe considerarsi, di fatto, esaurito. E svanite le ipotesi di un suo ruolo, tutt’altro che marginale, nella gestione del partito piemontese, per parecchi mesi, magari fino a ridosso della campagna elettorale per le regionali dell’anno prossimo. Per le quali pare farsi strada, nel Pd, l’idea di chiedere all’attuale presidente di rivedere (come in parte ha già fatto) i suoi ferrei propositi e ricandidarsi. Idea che troverebbe sostegno anche in quei renziani che certo non hanno brindato di fronte alla linea dialogante del Chiampa riguardo i Cinquestelle, ma che per contro non hanno un candidato forte su ci puntare per cercare di mantenere nelle mani del centrosinistra la Regione. E poi, malignamente, molti di loro affermano che “solo un campione come lui può dare garanzie di vittoria”. Insomma, il classico cerino.

Diversa è la situazione per la guida del partito. Mentre ancora non si è visto alcun segnale palese di risposta al pur cauto, ma intellegibile invito lanciato dall’ex sottosegretario Luigi Bobba a dar corso al patto della bottiglia con cui la nomenclatura renziana si era impegnata a indicarlo e sostenerlo quale candidato alla successione di Gariglio, sempre da quelle parti (e non solo) crescono gli endorsement nei confronti del deputato ossolano Enrico Borghi. La scelta tra i due, è facile prevedere, la si farà con buon anticipo sulle primarie: compattare il più possibile su una proposta e su un candidato sarà, questa volta più che mai, opportuno visto che lo schema nazionale si prefigura come una battaglia a due. Se l’attuale maggioranza ancora non ha deciso su chi puntare, la minoranza dovrà trovare il punto di caduta tra Martina e Nicola Zingaretti. In Piemonte gira da tempo il nome dell’ex senatore alessandrino Daniele Borioli quale possibile candidato per gli orlandiani e i fassiniani. Questi ultimi, peraltro, ormai privi di quel notevole bacino di voti che fa riferimento all’ex presidente del consiglio regionale, attuale senatore, Mauro Laus, oggi tra i più convinti dalla linea dettata da Renzi.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    00:54 Sabato 12 Maggio 2018 gastone CHIAMPARINO SCOMPARI|!

    Chiamparino è ora di sparire, ritirati, vai a fare escursioni in montagna, vai a fare il nonno a Bruxelles dove hai riccamente sistemato tuo figlio e tua nuora, vai dove ti pare ma vai fuori dai giochi, è finita, non lo hai ancora capito? FUORI!

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