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Salone, ma quale “momento”: i fornitori vogliono soldi

Il presidente Bray all'inaugurazione di Librolandia rivolge un memento per le aziende che da anni aspettano di essere pagate. E assicura un confronto a fine manifestazione. Ma non sarebbe ora di dare certezze sui tempi in cui saldare il dovuto?

La concessione arriva nel giorno dell’apertura della 31ª edizione del Salone del libro di Torino. “Dedicheremo un momento per affrontare il problema dei fornitori” dice il numero uno della kermesse Massimo Bray, al termine del suo intervento di fronte a ospiti e autorità. Un momento, “alla fine del Salone”, spiega il presidente, per parlare e discutere di questi seccatori che, almeno alcuni, attendono da tre anni di ottenere i propri compensi e pure per questa edizione stanno lavorando gratis, sulla base di una promessa. Insomma, sulla fiducia. “Ho voluto dire questo ora, qui, in apertura dei lavori, per dare il giusto risalto a questa questione” conclude Bray, anche se non c’è nessun accenno sul se, come e quando queste aziende verranno saldate.

Una situazione che stride con le pompose dichiarazioni a corredo della giornata d’esordio, la solita “edizione dei record” la solita “Torino capitale” questa volta addirittura “mondiale della cultura” secondo il direttore Nicola Lagioia, al suo secondo anno alla guida operativa di Librolandia, dopo aver agevolmente sconfitto nel 2017 la concorrenza di Milano.

Con una lettera aperta i fornitori ieri sono tornati sull’argomento hanno girato a enti locali e organizzatori cinque semplici domande: 1) Come intendete saldare tutti i debiti dei creditori della Fondazione in liquidazione? 2) Quanto tempo ci vorrà? 3) Volete davvero dare in pasto il marchio del Salone a gare d’appalto senza limiti territoriali, che magari vi consentiranno di sistemare l’edizione 32, ma che non vi danno nessuna garanzia per l’edizione 35, 36 e 37? 4) In quale modo l’assetto futuro coinvolgerà le persone e le aziende che hanno contribuito a organizzare il Salone di quest'anno e quelli che lo hanno preceduto? Qualcosa gli dovete o no? 5) Se non siete in grado di rispondere alle domande precedenti, siete davvero sicuri che le vostre dichiarazioni sull'importanza del Salone per la città e per il paese corrispondano a un convincimento vero, a una determinazione comprovata dai fatti?

Ora i fornitori non chiedono un momento di attenzione alla fine del Salone. Ma solo di essere pagati e di avere qualche certezza sul futuro. Chiusa la kermesse, il tempo delle parole dovrebbe essere dichiarato terminato.

Anche il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti si schiera con i creditori definendo quelle di Bray “parole importanti” e precisando che “il Salone sarà davvero quello dei record solo se i fornitori e i dipendenti ad oggi non pagati riceveranno quanto loro spetta per il lavoro svolto”. Perché “se il Salone è sopravvissuto a momenti di grande difficoltà, ha vinto la sfida con Milano e si è confermato l’evento culturale più importante e amato della nostra città, lo si deve anche a loro. Sono fiducioso che l’impegno assunto oggi dal Presidente Bray si concretizzerà in una soluzione positiva di questa vicenda che coinvolge lavoratori, imprese e famiglie. Una soluzione eticamente doverosa, senza la quale non potremo parlare di un vero successo del Salone del Libro”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    09:21 Venerdì 11 Maggio 2018 Sonego per indebitarsi/ci il tempo lo trovano

    perché per i fornitori cercheranno di dedicare un misero “un momento”, un ritaglio di tempo, mentre il momento per organizzare una caterva di eventi su eventi concentrati in così pochi giorni, per poi creare record di debiti, lo trovano sempre!

  2. avatar-4
    16:31 Giovedì 10 Maggio 2018 sandro.aa E quando il salone sarà finito

    Tutti canteranno in coro: Chia ha dato, ha dato, ha dato chi ha avuto, ha avuto, ha avuto scurdammoce o passato .......

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