VERSO IL 2019

Centrosinistra, sfida sulla Sanità: “Cambiare o salta l’alleanza”

Invocare l'unità della coalizione non basta, occorre avviare "una critica e autocritica su questi anni di governo regionale". A partire dalle politiche sanitarie. Le condizioni del leader di LeU Fornaro per le prossime elezioni in Piemonte

“Leali a Chiamparino. Non fedeli”. Nella puntualizzazione che il capogruppo di LeU alla Camera, Federico Fornaro, fa ragionando sull’alleanza attuale che compone la maggioranza in Regione e su quella che si prospetta come offerta un altr’anno ai piemontesi, c’è la sintesi del rapporto fino ad oggi della sua forza politica con il presidente, e dunque con il Pd, ma non di meno un punto di partenza ineludibile per lavorare alla proposta del centrosinistra unito alle prossime regionali. Punto fondamentale, ma non l’unico da cui incominciare a lavorare per evitare che in Piemonte si finisca come in Lombardia dove LeU non ha sostenuto il candidato democrat Giorgio Gori, poi sconfitto dal leghista Attilio Fontana, anziché replicare la formula attuata nel Lazio con la coalizione che ha portato alla vittoria Nicola Zingaretti, oggi il più che probabile candidato del fronte antirenziano per la corsa alla segreteria del Pd. E non un caso, bensì un fatto da annotare, la richiesta che proprio il governatore del Lazio avrebbe rivolto al suo collega piemontese di sottoscrivere un appoggio alla sua corsa per la conquista del Nazareno.

Modello Zingaretti, insomma, nella visione di Fornaro. Per il quale, tuttavia, non basta applicare semplici schemi, magari in virtù di un’alleanza che già c’è. “Non è sufficiente una riproposizione del centrosinistra, così come non basta fermarsi all’unità” spiega il presidente del gruppo LeU a Montecitorio, per il quale la riconferma di un governo di centrosinistra in Piemonte non può che passare da “una critica e autocritica di questi anni di governo regionale, da un check-up serio”. Lo dice sottolineando che questa è la sua “opinione personale” perché “la scelta di come porsi spetterà ai livelli territoriali di LeU”. Preambolo che appare più di forma che di sostanza, ma tant’è anche in questo rimandare “ai territori” la decisione Fornaro sembra voler segnare differenze che, ovviamente, ci sono eccome tra il Pd e il partito che ha raccolto quelli che dal Pd sono usciti.

Su altre differenze accende la lanterna da analista e storico di sistemi e flussi elettorali qual è: “Le urne anche lo scorso 4 marzo hanno consegnato due Piemonti: quello delle province con il centrodestra che ha vinto ovunque, il M5s molto attenuato e la sonora bocciatura del Pd e poi quello di Torino con la sua cintura dove il Pd è andato assai meglio e anche LeU, sancendo la regola che dove va bene il Pd andiamo bene anche noi. In più a Torino questo voto ha un valore politico non irrilevante dopo oltre un anno di amministrazione comunale a Cinquestelle”. Due Piemonti su cui ragionare per non potersi permettere il lusso di immaginare che gli elettori “ci votino solo perché siamo tutti insieme”.

Impegno sul fronte delle disuguaglianze, il lavoro, insomma i temi della sinistra che altri hanno saputo proporre non si sa se meglio o con sistemi più persuasivi cogliendone i frutti alle ultime politiche, di certo non ci è riuscita la sinistra. Non basta elencarli “serve – spiega Fornaro – una proposta concreta. E come ho già detto anche una severa riflessione e una seria autocritica”. Da questo, per LeU, dipenderà Il Piemonte che verrà, per riprendere il titolo di un incontro organizzato dal consigliere regionale del Pd, l’orfiniano Luca Cassiani, a cui il prossimo 21 maggio, Fornaro parteciperà con il leader dei moderati Giacomo Portas e il capogruppo dem a Palazzo Lascaris Domenico Ravetti.

Un Piemonte che quando andrà al voto in moltissimi casi e in altrettanti suoi territori guarderà alla salute, intesa come ospedali, liste d’attesa, ambulatori. “Inutile nasconderlo: la Regione è percepita, a ragione, soprattutto come sanità” dice Fornaro. Che ammette e facilmente prevede: “Qui avremo dei problemi. In parte, è vero, sono dovuti alla situazione ereditata, alla necessità di uscire, come si è fatto, dal piano di rientro. Ma – e qui il deputato apre un fronte che trova ampio sostegno in molti territori, ma provoca l’orticaria a più di un esponente di vertice del Pd – le situazioni negative derivano anche dalla gestione dei direttori generali. Una gestione che in alcuni casi, come quello di Alessandria ma non solo, si è mostrata del tutto insufficiente. Anziché mitigare effetti negativi della riforma in molti casi li hanno addirittura amplificati”. Cita quelle parti di Piemonte “dove se non si avvertirà una concreta inversione di tendenza sulla sanità, magari incominciando già con le nuove nomine dei direttori generali, per il centrosinistra sarà inutile andare a fare campagna elettorale”. E proprio pensando a come la corsa del centrosinistra verso la riconferma alla guida della Regione possa schiantarsi davanti al primo pronto soccorso, Fornaro esplicita ancor di più la sua opinione: “L’assessore Saitta ha sbagliato tutto? No. Si è usciti dal piano di rientro, si sono rimessi a posto i conti, ma questo ai cittadini interessa poco o nulla. Di certo non si può andare in campagna elettorale dicendo che, nella sanità, tutto va bene”. E se non si partirà proprio da quello che è il tema più sensibile, tutto sarà più difficile. Anche la riconferma di un’alleanza.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:05 Sabato 12 Maggio 2018 tandem Sfida?

    Più che sfida direi sfiga, non ne hanno combinata una buona, vogliono chiudere il recinto a buoi ormai volatlizzati, e osano ancora parlare.....

  2. avatar-4
    11:46 Venerdì 11 Maggio 2018 Paladino Ma guarda un po'. ...

    Ci si accorge, sarà un caso, sotto elezioni che Saitta e Moirano hanno sbagliato tutto, facendo incazzare utenti e dipendenti della sanità. Direttori generali incapaci, ma ubbiienti, importati da altre regioni, direttori sanitari e amministrativi imposti, chiusure inopportune di ospedali e reparti, nomine di primari e dirigenti "fedeli", la favola della citta della salute ecc ecc. E adesso in meno di un anno si dovrebbe raddrizzare tutto? Ma dove vivono?

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