CORPI INTERMEDI

Una Confindustria “parastatale”

Parte da Torino l'attacco ai vertici di viale dell’Astronomia da parte di Confapi. Il presidente Casasco: “L’organizzazione è controllata dai colossi pubblici, questo è il vero conflitto d’interessi”. Ma poi invoca una “grande alleanza datoriale”

Confindustria, l’associazione che dovrebbe rappresentare l’élite del capitalismo industriale italiano è, nei fatti, in mano al governo. Il siluro arriva da Maurizio Casasco, presidente di Confapi, l’associazione delle piccole imprese, cugini primi dell’organizzazione di viale dell’Astronomia. “Basta con il monopolio della rappresentanza – ha detto Casasco durante l’assemblea di Api Torino al Salone del libro -. Confindustria, dopo l’uscita di Fca e Luxottica, ha al vertice imprese parastatali come Eni, Enel, Acea, Poste, Terna. Come può un presidente eletto da questi gruppi contraddire il governo?”. E ancora: “Questo è il vero conflitto di interessi. È mancata la voce forte degli imprenditori. Va bene che sia Confindustria a guidare le imprese private, ma sia libera. Oggi la grande industria sta scappando”.

C’è un “monopolio” secondo Casasco delle industrie parastatali che controllano Confindustria, mentre è necessario “che l’industria privata abbia una sua voce e una sua rappresentanza”. “L’Italia - ha aggiunto - è fatta di pmi, ma questo modello che non è solo economico, ma anche sociale e culturale, non è valorizzato come dovrebbe. È necessario liberalizzare il potere della rappresentanza. Ci vuole una grande alleanza datoriale. Che sia pure Confindustria a guidare, ma che sia libera”.

Casasco poi ne ha anche per la politica, non all’altezza – secondo lui – di una classe imprenditoriale che è “la migliore”. “Gli ultimi governi, mai rappresentativi dell’elettorato - ha proseguito - non hanno saputo risolvere i problemi non solo del futuro, ma nemmeno quelli contingenti, serve un piano industriale per il Paese, occorrono massicci investimenti pubblici in infrastrutture e  digitalizzazione. Inoltre, occorre liberalizzare il mercato, sburocratizzare il Paese eliminando le vecchie leggi quando se ne fanno di nuove e puntare sulla formazione dei giovani”. Su questo fronte nulla di nuovo, almeno per quanto riguarda l’agenda delle imprese.

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