GRANDI EVENTI

Al Salone La Rotella fuori posto

Il Pd della Regione contesta ciò che Chiamparino ha concordato con Appendino: l’organizzazione della fiera del libro alla Fondazione per la cultura, diretta dalla dirigente miracolosamente sopravvissuta alle purghe grilline (non il marito Vergnano al Regio)

Doveva essere la prima a saltare, secondo quanto previsto dal programma di Chiara Appendino, e invece ora è proprio la sindaca a consegnare nelle sue mani nientemeno che il principale evento della città: il Salone del Libro. E così Angela La Rotella, icona del Sistema Torino, tanto vituperato dalla prima cittadina in versione Giovanna d’Arco, è diventata in un pugno di mesi una dirigente talmente fidata e affidabile da metterla a capo della più importante manifestazione culturale torinese. Per ora la sindaca si è limitata a far fuori il marito di La Rotella, quel Walter Vergnano appena giubilato dal vertice del Teatro Regio. Una soluzione che, com'era prevedibile, ha scatenato la ridda della dietrologia: si tratta davvero di una retromarcia oppure, giacché il mandato di La Rotella è in scadenza, l'operazione nasce per servire sul piatto il compito per il suo successore, magari per la Francesca Leon, assessore comunale alla Cultura che verrebbe sottratta dal fuoco amico dei grillini e parcheggiata alla Fondazione? Chissà. E intanto c'è chi parla di un piano di Antonella Parigi, assessore regionale alla Cultura, avallata pure da Sergio Chiamparino, per far entrare nella compagine societaria della Fondazione pure la Regione.

Sarà la Fondazione per la cultura, in ogni caso, a organizzare la prossima buchmesse, un ente che nei programmi della sindaca doveva essere chiuso come uno dei primi atti dell’amministrazione targata Cinquestelle, simbolo della gestione di Piero Fassino e di Maurizio Braccialarghe, assessore alla Cultura nell’ultima giunta di centrosinistra. La sindaca ha anche confermato l’impegno del presidente Massimo Bray e del direttore Nicola Lagioia e ha promesso ai creditori che i soldi arriveranno presto: “È stata avviata la liquidazione generale e gli enti pubblici faranno la loro parte - ha annunciato -. Cercheremo di accelerare i pagamenti dei contributi pubblici per rispondere in tempi stretti alle obbligazioni”. Insomma, su quel fronte restano solo le promesse e un cesto pieno di buone intenzioni.

Chi invece sui futuri assetti del Salone è pronto a dare battaglia è il Pd della Regione Piemonte, giacché con questa operazione Sergio Chiamparino di fatto rinuncia al proprio ruolo di socio, diventando nei fatti un mero finanziatore.  Secondo il presidente della Commissione Cultura Daniele Valle e il suo vice Luca Cassiani, il trasferimento del Salone nelle mani della Fondazione per la Cultura, detenuta interamente da Palazzo Civico è “una suggestione curiosa”, sottolineando l'incoerenza con gli impegni elettorali. Per i due esponenti dem “non è accettabile che la Regione, principale contributore della manifestazione, si riduca a mero finanziatore, senza un coinvolgimento in prima persona. Lo strumento della convenzione pluriennale - sottolineano - paventato dall’assessore Antonella Parigi non offre sufficienti garanzie né di supporto e tutela alla manifestazione né di coinvolgimento nell'organizzazione”. Un attacco più che a Parigi direttamente a Chiamparino, l’altro contraente del patto che ha portato alla soluzione appena annunciata da Appendino.

Alle istituzioni Bray, ex ministro della Cultura, ha chiesto un impegno per tutelare quello che ritiene un “bene comune”: “Vorrei davvero dire alla sindaca all’assessore Parigi e al presidente del Consiglio regionale che è un bene comune e i beni comuni vanno tutelati, come sancisce l’articolo 9 scritto da Concetto Marchesi e Aldo Moro”. Per questo Appendino ha ribadito che gli enti pubblici si impegneranno per garantire l’indipendenza della rassegna e non solo: “Lavoreremo per garantire che il marchio resti in mani pubbliche”.

“Il Salone ha dimostrato una prova di maturità. Non abbiamo avuto bisogno di un nemico”, ha affermato Lagioia in merito alla concorrenza con la kermesse milanese “Tempo di Libri”. Una prova di maturità che, continua, è stata espressa anche dagli editori che sono tornati al Lingotto. A contribuire a questa prova anche i librai e i lettori che secondo Parigi costituiscono con gli editori una comunità che è un patrimonio torinese: “Nessuno potrà portarci via il Salone del libro perché questa comunità non è replicabile”, ha aggiunto l’assessora. Anzi, dal canto suo la Regione conferma gli impegni economici e, di fronte a un eventuale nuovo overbooking degli spazi espositivi, si dice disposta “a lasciare l’Arena Piemonte per fare spazio agli editori”. Intanto salgono i visitatori, 144.386 contro i 143.815 dello scorso anno, anche se Lagioia frena gli entusiasmi e invita a non lasciarsi sopraffare dalla dittatura dei numeri.

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