CULTURA & POLITICA

Saloon del libro, duello Chiamparino-Pd

Il governatore se la prende con la "piccineria" dei Cinquestelle e sferza il suo partito dopo le polemiche sul trasferimento della Fiera al Comune di Torino. "Sostenere non vuol dire gestire". La replica di Valle: "Il Salone non è una iniziativa come tante altre"

Sono passate meno di 24 ore dalla chiusura della trentunesima edizione del Salone del Libro e già infuriano le polemiche sulla prossima edizione, soprattutto dopo l’annunciato passaggio della fiera interamente nelle mani del Comune di Torino che la gestirà attraverso la Fondazione per la Cultura, ma sostenuta dalla Regione grazie a una convenzione che prevede un contributo finanziario annuale. Un’operazione annunciata ieri da Chiara Appendino d’intesa con Sergio Chiamparino, contro la quale si è espresso il Pd, attraverso la voce del presidente della Commissione Cultura di Palazzo Lascaris Daniele Valle. Intanto la consigliera regionale grillina Francesca Frediani ha colto la palla al balzo per parlare di «consiglieri regionali del Pd» che «rosicano» per il successo del Salone. E alla fine conclude: «I dati di fatto e i numeri parlano chiaro: la kermesse è stata rilanciata alla grande, nonostante le precedenti amministrazioni targate Pd abbiano contribuito quasi ad affossarla».

Ed è proprio contro questa lettura che si rivolge la prima parte della lunga invettiva di Chiamparino. «Colpisce, di fronte alla grandezza del successo del Salone del Libro di Torino come evento culturale comunitario prima ancora che fieristico, la piccineria di certa polemica politica con cui si attribuisce, in modo del tutto arbitrario, a una parte politica il “salvataggio” del Salone il quale non aveva bisogno di salvatori perché come si è visto, ed è stato anche ripetutamente detto, si è salvato da solo con l’energia della sua comunità di lettura (e se è così qualche merito coloro che hanno inventato e realizzato in passato il Salone l’avranno ben avuto!)»ribatte dal letto di ospedale dov’è stato operato per un’ernia al disco Chiamparino. «Un’energia – prosegue il governatore – che è stata accompagnata, come era giusto che fosse, dalle istituzioni locali, cercando, anche nei momenti più complicati, di lavorare nella massima collaborazione istituzionale». Poi, nella sua lunga fatwa, il presidente della Regione se la prende pure con i media: «Anche per questo colpisce – dice Chiamparino - che non si colga come la proposta avanzata dalla cabina di regia corrisponda pienamente a questa esigenza: la Regione, come ente di programmazione, riconosce e sostiene il Salone per il suo valore strategico; la convenzione è uno strumento forte - che tra l’altro utilizziamo anche verso altre eccellenze cittadine, in campi diversi, come Piazza dei Mestieri - ed è l’esatto opposto di quel disimpegno di cui parla un ormai insopportabile cicaleccio mediatico».

Insomma, il Salone del Libro è né più né meno come la struttura ediucativo-commerciale promossa dalla ciellina Compagnia delle opere e, soprattutto, insopportabile sono le ciarle giornalistico-politiche, dice il presidente convalescente dopo l'operazione subita, ma prontamente ristabilito almeno nella sua tradizionale grinta e la solita insofferenza verso le critiche. «Bisogna imparare che sostenere non coincide solo con il gestire – prosegue Chiamparino – anzi la grande sfida della politica è proprio quella di indirizzare, sostenere e controllare senza necessariamente sempre gestire. Non abbiamo forse sostenuto un governo che ha voluto giustamente ridurre il numero delle partecipate? Vorrei fossero finiti i tempi in cui si inventavano istituzioni e si investivano soldi perché ogni assessore avesse il suo orticello. E vorrei anche che non si confondessero le istituzioni con chi in quel momento le governa; sono cose diverse e possono cambiare. Se poi ci sono altre idee, ben vengano, purché non siano figlie di una politica che è sempre e solo più capace di guardare alla propria sempre meno fornita bottega».

Parole durissime che testimoniano il rapporto ormai ai ferri cortissimi tra Chiamparino e almeno una parte della sua maggioranza. Dichiarazioni a cui ribatte proprio Valle, il primo a esprimere delle perplessità sullo strumento della convenzione: «Leggendo la dichiarazione del presidente Chiamparino risulta evidente l’urgenza di riportare la discussione laddove dovrebbe svilupparsi istituzionalmente: in maggioranza e in Consiglio. Lo strumento della convenzione, oltre a essere un modo per deresponsabilizzare la Regione, non è adatto ad affrontare il lavoro di ricostruzione della struttura che dovrà organizzare e gestire i molti eventi già programmati (Salone Off, Salone Off 365, Portici di Carta) di cui l’evento primaverile costituisce il culmine - affermano il presidente della Commissione Cultura e il vice Luca Cassiani -. Il Salone del Libro non è una iniziativa tra le tante che la Regione deve occuparsi di incastrare nel quadro più vasto delle sue politiche, ma è l’evento culturale più importante di questo territorio, con tutto il rispetto per la Piazza dei Mestieri o la Casa della Resistenza di Fondotoce. La presenza della Regione nella governance degli eventi legati alla filiera del libro è la miglior garanzia per editori e operatori culturali piemontesi e non».

«Sono convinto anche io  - prosegue Valle - che non sia necessario inventare istituzioni perché ogni assessore abbia il suo orticello: per questo sono convinto che si potesse salvare una istituzione con una lunga e gloriosa storia – anche di autonomia – come la Fondazione per il Libro, senza lasciare i creditori con un palmo di naso. E per lo stesso motivo, ora che si parla di futuro, sono disponibile a discutere di scelte senza cicalecciare e senza nascondermi dietro opinabili pareri giuridici».

Una posizione, quella di Chiamparino, piuttosto isolata, come dimostrano le affermazioni dei parlamentari renziani di Torino Davide Gariglio, Francesca Bonomo, Silvia Fregolent e Mauro Marino che si schierano al fianco di Valle dichiarandosi «stupiti e perplessi» per «la dichiarazione della sindaca Appendino con cui annuncia che la prossima edizione del Salone del Libro sarà gestita unicamente dalla Fondazione per la cultura, e questo con il presunto assenso della Giunta regionale. Dopo le vicissitudini che hanno colpito l’ente organizzatore, si è parlato per mesi di costruire una new.co». Ora leggiamo – proseguono i quattro - della volontà della sindaca di gestire e di impadronirsi in toto della manifestazione per le prossime edizioni, avvalendosi di un ente, la Fondazione per la cultura che, nel suo programma elettorale, voleva sopprimere».

E, sentendo puzza di bruciato, Aldo Reschigna che pure in mattinata aveva ammesso “non ne sapevo nulla, l’ho letto oggi sui giornali” dichiara di “non essere stato spiazzato dalla decisione” come da noi riportato, pur ribadendo che non la conosceva “semplicemente perché sul tema non ho avuto mai alcun piazzamento. Non rientra tra le mie deleghe, non me ne sono mai occupato e non intendo farlo”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:01 Mercoledì 16 Maggio 2018 moschettiere Possiamo anche lasciarlo fare...

    ...intanto conta come il 2 di briscola ed è (politicamente) innoquo come un novantenne che fa la corte a Miss Italia. Chiappendino non si è estinto, ma molto ben presto ai giardinetti - nolenti o volenti - ci andranno entrambi: lui e la "sua" bella (si fa per dire). E noi tutti tireremo un sospiro di sollievo!

  2. avatar-4
    19:47 Martedì 15 Maggio 2018 abrecu PENSIONE

    Alla sua età un comune cittadino si stà godendo la risicata pensione ai giardinetti mentre questo signore da sempre garantito potrebbe godersi la sua d'oro facendo il militante di base in qualche sezione periferica del PD smettendo di inciuciare a perdere con la dilettante glamour.

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