POTERI FORTI

Intesa Sp aspetta l’accordo: “Tranquilli, come i mercati”

Il presidente della banca Gros-Pietro non pare affatto preoccupato da ciò che sta capitando a Roma nella trattativa sul Governo. Reazione delle borse e dello spread per ora contenute rispetto alle castronerie contenute del “pre-contratto”

“Aspettiamo un accordo, aspettiamo la formazione del governo”. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, preferisce non commentare la bozza di accordo fra M5s e Lega, diffusa ieri e liquidata come “vecchia e superata” dai due contraenti. «Naturalmente sarà il presidente della Repubblica a decidere, ad accogliere ed eventualmente ad approvare le proposte che riceverà», ha spiegato a margine della riunione del comitato esecutivo dell’Abi a Milano. In ogni caso, ha aggiunto, «i mercati sono tranquilli e quindi questa è una buona cosa».

In effetti, rispetto a quanto si temeva, le proposte contenute nel documento hanno provocato una reazione tutto sommato contenuta, sia della Borsa (che cede uno 0,5) sia dello spread sui titoli decennali (meno 5 punti base). Ma nel corso della giornata e sui mercati internazionali le cose potrebbero rapidamente precipitare. Anche se smentita e sconfessata, la bozza viene stroncata invece dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica di Milano, fino a qualche giorno fa considerato tra i papabili premier. «Solo averla presa in considerazione mi sembra dimostri o mancanza di realismo o una provocazione, un’intenzione di provocare un conflitto con l’Europa. La Bce sta ancora comprando titoli italiani: dire “cancellate il nostro debito ma continuate a comprarne” mi sembra strano e illogico». Dal punto di vista sia legale che economico, continua Cottarelli, «mi sembra una cosa inappropriata, soprattutto nell’ambito delle regole di una moneta comune. Se poi si vuole uscire, invece, va benissimo, ma lo si dica chiaramente. Io, ovviamente, non credo che sia una buona idea». L’uscita dall’euro era presente nella bozza del contratto, ma per l'economista «non c'è da stupirsi: negli ultimi anni, sia la Lega che il M5s hanno più volte detto che per loro la cosa migliore sarebbe un referendum per uscire dall’unione monetaria. Ma non ci sono possibilità che l’Europa accetti una cosa del genere. Zero. E credo che chi l’ha proposto lo sappia benissimo». Per quanto riguarda l’introduzione di due aliquote nella proposta di flat tax, Cottarelli dice che è «entrato un po’ di realismo nella proposta. Poi bisogna vedere come sono fissate le due aliquote: con una al 15% e l’altra al 20% non c’è grande progressività».

La bozza non dovrebbe avere un impatto negativo sui mercati: «È stata smentita, e questo può aiutare», ammette Cottarelli, che però avverte: «Se si va avanti a insistere che la strada che si vuole seguire è l’uscita dall’euro, è chiaro che ci saranno reazioni». Intanto si apprende della ripresa alla Camera del tavolo tecnico sul programma di Governo. Il responsabile della comunicazione grillina, Rocco Casalino, si augura che si chiuda oggi. È atteso in giornata un nuovo incontro tra i leader Luigi e Di Maio e Matteo Salvini

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:16 Mercoledì 16 Maggio 2018 dedocapellano Andreotti diceva che se gratti i verdi sotto sono rossi...........

    se invece gratti i supertecnici come Cottarelli sotto sono Partito democratico!! Carlo Cottarelli è nato a Cremona nel 1954, dopo essersi laureato in Scienze Economiche e Bancarie a Siena( chissà perché da Cremona a Siena i maliziosi una idea l’hanno…..) ha conseguito anche un master presso la London School of Economics. La sua carriera lavorativa inizia nel 1981 (alla eta di 27 anni) nel Servizio Studi della Banca d’Italia( dove per certo non entri per caso!!!) ma il grande passo avviene oltreoceano quando nel 1988, dopo un anno passato all’Eni ( Presidente il socialista Franco Reviglio), diventa il direttore degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale. Carlo Cottarelli torna a pieno ritmo nel 2013, quando viene chiamato dall’allora governo presieduto da Enrico Letta(Partito democratico) a ricoprire il delicato incarico di Commissario straordinario della Revisione della Spesa Pubblica. Il subentrante premier Matteo Renzi (Partito Democratico) lo designa come Direttore Esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Pensionato all’età di 60 anni del FMI (senza legge Fornero!) una volta scaduto l’incarico nel Board dal 30 ottobre 2017 è il Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, mentre nel secondo semestre dell’anno accademico 2017-18 sarà Visiting Professor presso l’Università Bocconi di Milano.

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