CONCORDIA ISTITUZIONALE

Chiara difende Sergio (dal Pd)

Altro che Chiappendino, qui siamo oltre. Mentre tutto il Partito democratico chiede spiegazioni al governatore (e reggente) per il colpo di mano sul Salone del Libro, la sindaca si schiera al suo fianco: "Una questione tecnica". Ma non basta a placare la polemica

Chiappendino di mutuo soccorso. Se fino a oggi era stato il governatore ad apparire pronto e premuroso nei confronti della sindaca, la vicenda del contestato passaggio del Salone del Libro al Comune di Torino (attraverso la gestione della Fondazione della Cultura), offre alla prima cittadina grillina finalmente il modo di sdebitarsi. E lo fa soccorrendo e appoggiando l’altra faccia del Chiappendino nel giorno in cui il fuoco (amico) raggiunge l’apice. La nota diffusa da Palazzo di Città pare il giovane braccio di Chiara Appendino offerto all’amico presidente per camminare spedito sulla strada (da lei) segnata evitando gli inciampi delle polemiche. La sindaca difende l’accordo e definisce la scelta “non politica ma tecnica e operativa valutata con la cabina di regia, che continuerà ad affiancare la Fondazione stessa”. Inoltre “il Salone del Libro non appartiene alla politica, ma alle istituzioni che rappresentano il territorio e che l’hanno reso un punto di riferimento nel panorama nazionale ed internazionale della cultura. La Regione Piemonte, come è stato deciso dalla cabina di regia, continuerà ad avere un ruolo centrale nella gestione del Salone” afferma Appendino con una traballante sicumera da maestrina. Ed eccoteli belli che sistemati i piddini e difeso Sergio Chiamparino.

La verità pare essere, tuttavia, un po’ diversa. Passa poco tempo e una delle prime risposte alla nota della prima cittadina pentastellata arriva dal presidente della Commissione Cultura di Palazzo Lascaris Daniele Valle, esponente renziano che per primo ha puntato il dito contro quell’accordo tenuto nascosto a tutto il Consiglio: “Derubricare a scelta tecnica quella che è scelta politica è abbastanza tipico di chi cerca di evitare la discussione” sostiene Valle che pone a supporto della sua tesi una serie di domande: “Quali questioni tecniche rendono preferibile la Fondazione per la cultura al Circolo dei Lettori come soggetto attuatore? Quali questioni tecniche impediscono la nascita di una newco più volte annunciata? Che impedimento tecnico esiste all’ingresso del Comune nel Circolo o della Regione nella Fondazione? Si tratta di questioni tecniche giuridiche, amministrative, gestionali o economiche?”. Interrogativi cui il consigliere Pd ritiene “giusto che rispondano i rappresentanti eletti dai cittadini in un dibattito aperto. O si tratta – chiede - di questioni tecniche affidabili alla valutazione di un funzionario?”. Per lui come per non pochi altri esponenti del Pd “definire con chiarezza chi organizzerà e con quali responsabilità il principale evento culturale di Torino è una decisione della politica che governa le istituzioni, giusto per ricordarlo, e che faccio fatica ad affidare ad un non-luogo come la cabina di regia”. Presa di posizione dura anche quella che arriva dai parlamentari democrat. 

Sulla posizione di Valle e del suo vice in Commissione Luca Cassiani, già ieri si erano accodati quattro parlamentari torinesi, Davide Gariglio, Francesca Bonomo, Silvia Fregolent e Mauro Marino che si sono detti “stupiti e perplessi” dell’assetto che si intende dare al Salone, annunciando che “la questione sarà adeguatamente trattata” nella prossima riunione di maggioranza. E persino il prudentissimo Domenico Ravetti, neo capogruppo Pd in Regione, nel constatare in una nota cerchiobottista che “il Salone del libro non è del Pd o del M5s ma della straordinaria comunità dei lettori” non può fare a meno di chiedere “un incontro con il gruppo regionale e comunale del Pd insieme alla giunta regionale per affrontare la questione”. Sul tema interviene anche il presidente del consiglio regionale, Nino Boeti per dire che su queste questioni “sarebbe stato opportuno coinvolgerci, poiché si tratta di una decisione importante. Fra l’altro il milione e 200 mila euro con cui la Regione finanzia il Salone viene deciso dal Consiglio con la legge di Bilancio”. Insomma, Chiamparino ha deciso e tecnicamente poteva farlo, ma le regole della politica spesso sono diverse e per la prima volta nessuno si esime dal farglielo notare. “La questione meritava una condivisione” dice senza giri di parole Boeti. “Per esempio l’assessore alla Cultura avrebbe potuto parlarne con il presidente della Commissione, il quale avrebbe poi fatto bene a relazionarne in Commissione. Basterebbe parlarsi”. Non è stato fatto.

Della necessità di evitare che piazza Castello giochi un mero ruolo di bancomat parla il capogruppo in Sala Rossa Stefano Lo Russo: “La Regione è utile che collabori ai compiti di indirizzo e gestione della più importante manifestazione culturale del Piemonte e che non si limiti all'erogazione di un mero contributo economico – scrive in un post –. E poi magari cerchiamo di risolvere quanto prima il grave problema dei fornitori delle edizioni 2016 e 2017 che ancora aspettano i loro soldi. Peraltro sul punto risulta davvero anomalo che i dati contabili relativi alle edizioni 2016 e 2017 che ho richiesto alla Fondazione del Libro con formale richiesta di accesso agli atti il 10 aprile 2018, oltre un mese fa, non siano ancora stati consegnati agli uffici comunali. Forse – conclude – sarebbe meglio mettere un po’ di ordine”. Per ora la decisione di passare la fiera in mano al Comune ha messo parecchie castagne sul fuoco. E ad aiutare Sergio a toglierle, senza bruciarsi, è arrivata Chiara. Il Chiappendino di mutuo soccorso.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    01:22 Venerdì 18 Maggio 2018 gastone COMME D'HABITUDE

    ...a Torino, in Italia, (e forse non solo!) in questo periodo storico letteralmente "catastrofico", si privilegiano le beghe di parrocchia rispetto agli interessi della collettività. Va bene, è così, siamo alla fine di un'epoca che deve sprofondare nella melma dei becero particolarismo, ecc.ecc. Ora il tema che ci sembra importante è: SALVARE IL SALONE A TORINO O NO? La politica insegna da millenni, a chiunque sia dotato di un minimo di conoscenza delle cose, che per sopravvivere alle intemperie più disastrose (e concretamente salvare città devastate da crisi e debiti pubblici folli) si devono fare sacrifici pesanti e a volte compromessi costosi ma necessari, perchè stupirsi se Appendino sostiene Chiampa ("tragico responsabile di debiti pubblici" da capogiro) in una contingenza che vede il Salone come una delle risorse più importanti in un momento di crisi per Torino? Vogliamo che Torino sopravviva o no? Sappiamo cosa è la politica? Se non lo sappiamo rileggiamo la Storia d'Italia dal dopo guerra a oggi, e rendiamoci conto che gli "accordi" politici (nel bene e nel male) per salvare il Paese hanno costellato la nostra Storia per molti decenni, dunque per favore BASTA! Con i finti stupori, con le critiche da poltrona, con le accuse politico/funzionali a beceri consensi, BASTA! Intollerabili personaggi come l'ineffabile Luca Cassiani dovrebbero sparire dal panorama politico torinese/piemontese, Appendina faccia ciò che è più opportuno per salvare Torino e il Salone del Libro, QUESTO E' IL TEMA! Se difende Chiamparino in questa contingenza va bene...è la POLITICA BABY, e poi mi domando ma il PD (RIDICOLO ARBITER IN TEMA ETICA, DETTAMI DI CHIAREZZA, ONESTA', PATETICHE ESTERNAZIONI ROBOANTI) che cosa avrebbe fatto???

  2. avatar-4
    10:47 Giovedì 17 Maggio 2018 moschettiere Verissimo

    Purtroppo però c'è anche chi fa i danni. Tanti ...e paghiamo noi.

  3. avatar-4
    20:19 Mercoledì 16 Maggio 2018 trombettiere C'è chi fa i fatti e chi fa polemica

    come sempre :)

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