PROGETTI & RICORSI

Dal Tar ok al piano per il PalaNervi

I giudici bocciano il ricorso presentato da ambientalisti e comitati contro il programma sottoscritto da Torino e Moncalieri per il recupero di Italia '61 e per il sottopasso alla rotonda Maroncelli. Una grana per la giunta Appendino

I comitati perdono il ricorso al Tar contro il recupero del Palazzo del lavoro, un progetto accettato ormai anche dal vicesindaco Guido Montanari che, poco dopo l’insediamento, aveva invece affermato che non si sarebbe mai fatto. Stamattina i giudici amministrativi hanno depositato la sentenza con cui sono stati respinti i ricorsi di Pro Natura, Comitato Italiasessantuno, Italia Nostra e decine di cittadini, ricorsi definiti «infondati». I lavori della Pentagramma Piemonte, proprietaria della struttura di corso Unità d’Italia possono proseguire, mentre per l’amministrazione Appendino resta un problema: il tunnel sotto la rotonda Maroncelli diventerebbe troppo oneroso (circa 14 milioni di euro) dopo la rivisitazione del progetto con la riduzione dei parcheggi e della superficie commerciale. Ma la sua eliminazione dal Pec (piano esecutivo convenzionato) potrebbe esporre l'amministrazione a nuovi contenziosi.

Questo programma nasce nel 2014, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che confermava la bocciatura decisa dal Tar su ricorso dell’8 Gallery contro la variante parziale al piano regolatore per la realizzazione di un centro commerciale da 13mila metri quadri. Per rimediare allo stato d’abbandono del palazzo progettato da Nervi, la Pentagramma Piemonte ha presentato un progetto di recupero condiviso dal Consiglio comunale di Torino. Nella struttura era previsto l’insediamento di un centro commerciale classico, di fronte al quale la società si impegnava a riqualificare il Parco Italia 61, a realizzare un parcheggio pubblico e sistemare l’area vicina al Palavela, ma anche ad adeguare le strade. A quel punto il Comune di Torino, guidato da Piero Fassino (e con Stefano Lo Russo all'Urbanistica) proponeva al Comune di Moncalieri un accordo di programma che prevedeva la realizzazione di un sottopassaggio per smaltire il traffico alla rotonda Maroncelli.

Il progetto, però, non piaceva ai comitati del quartiere e alle associazioni ambientaliste, che - assistiti dagli avvocati Sebastiano Zuccarello e Anna Garavello - nel 2016 avevano fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale denunciando dieci violazioni. Avevano molti dubbi sulle procedure che hanno portato il Comune di Moncalieri e quello di Torino ad approvare il programma, ma anche sul rispetto delle norme a tutela della fascia fluviale, sotto il profilo idrogeologico e paesaggistico, per la realizzazione del sottopasso, il cui progetto - aggiungevano - era privo di relazioni geologiche e geognostiche. Inoltre affermavano che la realizzazione di un centro commerciale nel Palazzo del Lavoro violerebbe le prescrizioni regionali sul commercio e che non sarebbe stata neanche acquisita l’autorizzazione della Soprintendenza di Torino, necessaria visti i vincoli e le tutele sull’edificio storico e sull’area.

I giudici della seconda sezioen del Tar Piemonte, presieduti da Carlo Testori, hanno ritenuto che il ricorso fosse talmente infondato al punto di non aver neanche trattato le eccezioni di inammissibilità formulate dagli avvocati Riccardo Ludogoroff e Vilma Aliberti (per la Pentagramma Piemonte) e dall’avvocato Maria Lacognata per Torino e Salvatore Mirabile per Moncalieri: «Il ricorso ed i motivi aggiunti devono essere respinti nel merito», scrivono nella sentenza. Per quanto riguarda la presunta violazione di norme di tutela idrogeologica e paesaggistiche, e sui rischi legati ad eventuali alluvioni, sulla base delle mappe consegnate dal Comune di Torino i magistrati notano che «il sottopasso non andrà a ricadere nella zona fluviale ‘interna’ del piano paesaggistico, bensì nella zona fluviale “allargata” - è scritto nella sentenza -. La Regione Piemonte, che ha partecipato alla conferenza di servizi ed alla procedura di formazione dell’accordo, non ha sollevato obiezioni sul punto». Per quanto riguarda il centro commerciale, notano che la superficie commerciale di vendita non è di 43mila metri quadri, ma di seimila. Il primo dato corrisponde alla superfice lorda di pavimento edificabile. La Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Torino, inoltre, ha dato il suo benestare al programma precisando che «il progetto dovrà attenersi ai criteri già più volte espressi da questa Soprintendenza finalizzati ad una soluzione che permetta il recupero dell’importante struttura architettonica».

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