POLITICA & GIUSTIZIA

Fuksas show, un grattacielo di bile

L'archistar sentita in Tribunale nel processo sui subappalti della sede unica della Regione. Litiga con gli avvocati di parte civile e gli scappa pure un "ciarlatani" ma poi ritratta

Se non fossero in ballo pacchi di milioni e un’opera infinita ci sarebbe da ridere. È terminata con un aspro battibecco in aula la testimonianza dell’architetto Massimiliano Fuksas, in tribunale a Torino, al processo per la costruzione del grattacielo della Regione Piemonte. Fuksas aveva risposto a lungo alle domande dei difensori dei sei imputati senza risparmiare commenti ironici. Mentre lasciava l’aula si è avvicinato all’avvocato della Regione (parte civile nel procedimento) dicendo a voce alta “è stata la giornata più brutta della mia vita perché non si è parlato di architettura”, aggiungendo però una frase che secondo i presenti più vicini conteneva la parola “ciarlatani”. Il primo a insorgere è stato l’avvocato Paolo Pacciani, poi seguito dagli altri colleghi. Fuksas ha replicato di non aver mai pronunciato la parola “ciarlatani”. A interrompere la lite, condita da minacce di denunce, è stato il pubblico ministero, Francesco Pelosi, che sorridendo ha accompagnato e salutato l’archistar fuori dall’aula.

Fuksas è arrivato da Roma per spiegare il suo progetto e i contrasti con i funzionari della Regione e delle imprese costruttrici: “Ho vinto il progetto nel 2001 e fino al 2007 non ho saputo niente. Ho curato tutto, tranne la direzione artistica”, ha detto ricordando uno degli aspetti che lo hanno portato a fare causa contro il Piemonte, una causa risolta con la conciliazione con Sergio Chiamparino. Ha ricordato che il suo progetto “è stato validato dalla Sototech che ha fatto alcune eccezioni su cui abbiamo lavorato”. Tuttavia, poi, la costruzione ha preso una piega diversa da quella prospettata per una variante di cui nessuno gli aveva parlato: “Ce ne siamo accorti perché era evidente”. Le difese, però, hanno ricordato l’esistenza di una lettera su carta intestata alla studio Fuksas e firmata da un dipendente che non aveva poteri: “L’unico che li ha è il responsaile del raggruppamento”, cioè Fuksas. Ora quel dipendente non lavora più nello studio “da quando ci siamo accorti di quanto aveva fatto”, aspetto su cui non è stato più preciso.

Feroci le critiche verso i due imputati, Carlo Savasta e Luigi Robino, che si stavano occupando della realizzazione della sede unica della Regione: “Sono brave persone, ma sono in mano a CoopSette”, diceva in una telefonata a Maria Grazie Ferreri intercettata dagli investigatori. Alla Ferreri, anche lei seduta al banco degli imputati, qualche giorno dopo ribadiva più duramente: “Ho visto delle schifezze indegne. Io il direttore dei lavori lo denuncio. O è d’accordo con l’impresa o è un idiota”.

“Ciò che mi ha fatto infuriare è che questo era un progetto tutto in acciaio, il modo più rapido per costruire. Col cemento si perdono migliaia di metri quadrati e l’edificio non è più flessibile”. Questo è uno degli elementi più importanti che hanno subito delle variazioni. Inoltre “il pavimento era di legno industriale, lo hanno fatto in cemento. Il pavimento era color verde albi, colori vostri, e anche i materiali erano tutti piemontesi”. Poi è stato fatto “tutto al ribasso”, ha aggiunto ricordando anche che: "Noi parlavamo più con gli avvocati che con i tecnici”.

Durante il controesame il testimone ha avuto un tono più polemico, al punto che l’avvocato Pacciani è dovuto intervenire: “Vorrei che la deposizione non si trasformasse in uno show e chiedo al collegio di presidiare”. Non è bastato a frenare i battibecchi.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:47 Giovedì 17 Maggio 2018 Bambù Chiamparino tutta la vita

    Fu-skas è un Coniglione Gigantesco, ve lo posso confermare, ma in alcuni passaggi ha ragione e la Regione ha Abbandonato in mano a pochi "tecnici" regionali il bandolo di una matassa così complessa. ...a pensar male...

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