TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, i colonnelli schierano le truppe

Alla vigilia dell'assemblea nazionale in Piemonte si mobilitano le correnti. I fassiniani, ormai confluiti nell'area di Franceschini, sostengono l'elezione del reggente Martina. I renziani serrano i ranghi ma non vogliono divisioni laceranti

Come insegnano gli esperti di strategia militare prima di sedersi al tavolo delle trattative è bene schierare l’esercito sul confine. E secondo questa logica fino all’ultimo Matteo Renzi e i suoi colonnelli da giorni testano l’umore e la forza delle truppe che domani muoveranno da tutte le regioni verso Roma, hotel Ergife, per l’assemblea nazionale del Pd. Il risiko è complesso e i più allarmati sono tornati a evocare possibili scissioni. Sul tavolo ci sono due scenari: il primo, prospettato da Maurizio Martina, prevede la sua elezione formale a segretario da parte dell’assemblea stessa con il compito di gestire il partito in questa delicatissima fase. Il secondo, quello sostenuto dall’ex premier, indica un percorso diverso in cui Martina decade, il Pd viene affidato al presidente Matteo Orfini e in tempi relativamente brevi si vada a congresso. Questioni di lana caprina solo in apparenza se si tiene conto che questa seconda opzione consentirebbe un congresso probabilmente già entro il prossimo autunno, l’altra, quella con Martina segretario, potrebbe dilatare sine die i tempi con tutte le ricadute del caso anche nelle varie regioni, a partire dal Piemonte, dove in attesa delle decisioni romane il partito è affidato a una inusuale diarchia formata dalla presidente Giuliana Manica e dal governatore Sergio Chiamparino in veste di traghettatori.

Le scomposizioni e ricomposizioni avvenute in queste lunghe settimane post-voto hanno mutato i rapporti di forza. In Piemonte, per esempio, tradizionalmente considerata una enclave dell’ex segretario, la faglia apertasi tra i renziani della prima ora (quelli legati a Davide Gariglio) e i fassiniani fa il paio con il gelo calato sui rapporti tra il Lungo e lo stesso Renzi sul palcoscenico nazionale. Fassino ha riallacciato i fili con la corrente di Dario Franceschini, suo antico sodale, e assieme stanno cercando di puntellare Martina, di cui l’ultimo segretario della Quercia si considera da sempre mentore e scopritore.

Nelle parole di alcuni delegati vicini a Fassino la testimonianza plastica della transizione in atto: “Noi abbiamo sempre valorizzato la figura di Martina sin dal ticket con Renzi. Penso sia necessario celebrare un congresso il prima possibile, ma intanto l’assemblea elegga un segretario di cui questo partito oggi ha bisogno” dice l’ex deputata Paola Bragantini, appena rientrata da una rigenerante vacanza in Scozia con un altro maggiorente della corrente fassiniana, Gioacchino Cuntrò. Su una posizione analoga, seppur con sfumature differenti, anche Fabrizio Morri, già segretario del Pd di Torino, secondo il quale “serve una discussione che non può essere rimandata e che merita la dignità di un congresso vero e spero che Martina ci porti lì”. I precedenti di segretari di transizione eletti dall’assemblea e non tramite primarie non mancano, da Guglielmo Epifani, dopo le dimissioni di Bersani, allo stesso Franceschini succeduto a Veltroni. Restano alla finestra, per il momento, i due (ex?) fassiniani Salvatore Gallo e Mauro Laus, che al momento non si espongono.

Sul fronte opposto ci sono i parlamentari Gariglio, Francesca Bonomo, Silvia Fregolent, Enrico Borghi, Mauro Marino e Mino Taricco che controllano un numero consistente di delegati. Secondo il renzianissimo Davide Ricca, presidente della Circoscrizione XVIII di Torino “una vera discussione non può prescindere da un congresso”. Fuori dal capoluogo la situazione è ancora più complessa: ad Alessandria, per esempio, un tempo enclave fassiniana, Paolo Filippi (delegato in assemblea) avrebbe recentemente stretto un’alleanza con Gariglio rompendo l’asse con l’ex sindaco Rita Rossa. A Novara, invece, se Franca Biondelli resta fedele a Fassino, Andrea Ballarè e i suoi sono su Renzi.

Intanto, sempre nell’alveo renziano sono in nuce micro-componenti personali, come quella di Roberto Giachetti che sabato, prima dell’assemblea, riunirà un gruppo di amici a lui vicini; il suo riferimento in terra subalpina è il presidente dell’Atc del Piemonte Nord Giuseppe Genoni, mentre Matteo Richetti, un altro di quelli che provano a mettersi in proprio lavora ormai da tempo con l’ex assessore torinese Claudio Lubatti e ha pure aperto un canale con il cuneese Taricco.

Secondo fonti parlamentari Renzi, che ieri è tornato a riunire i suoi, avrebbe deciso di tentare la strada della mediazione e lui per primo non esclude che possa restare l’attuale reggente. L’ex premier sabato dunque dovrebbe lanciare un invito affinché si metta fine alle liti interne. Nel momento in cui M5s e Lega - questa la tesi - stanno ponendo nero su bianco proposte che mettono a repentaglio il nostro Paese, è doveroso evitare di parlare delle diatribe interne e puntare invece alle proposte da avanzare per il futuro dell’Italia. Anche sui tempi l’ex segretario sarebbe disposto a trattare. Dunque la linea sarebbe quella di provare a evitare la conta ma al momento il fronte che sostiene Martina continua a volere la nomina di un segretario e andare al congresso. E con Martina ci sono personaggi di primo piano come Franceschini, Emiliano, Orlando e pure il governatore del Lazio Zingaretti.

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