In trincea con gli scarponi puliti

Durante una tranquilla serata casalinga sono stato colto dalla pessima idea di dedicarmi allo zapping televisivo. Transitando da un canale all’altro, ma molto attento ad evitare tutte le dirette del Grande Fratello (programma volgare come non mai), mi sono imbattuto nella fiction “Il Confine” di Carlo Carlei ed in onda su Rai Uno. L’esperienza è stata, al contrario di ogni previsione, illuminante poiché mi ha permesso di comprendere la causa dei moderni meccanismi politici.

Il film per la tv ha come protagonisti alcuni giovani assolutamente di buona famiglia, nobile o borghese medio-alta, che vestono la divisa militare per combattere sulle vette che delimitano il confine del Regno d’Italia da quello dell’Impero Austro-Ungarico. La Prima Guerra Mondiale fa da sfondo a banali vicende personali, a drammi familiari ed assalti alla baionetta. Il tema pacifista spicca di tanto in tanto seppur mescolato ad un sentimento intriso di patriottismo ed a continui richiami all’onore ed alla lealtà verso la bandiera (confuso insieme di messaggi al pubblico).

Nel telefilm la sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra non emerge minimamente, così come svaniscono nel nulla i grandi temi ideologici del secolo scorso, per dedicare invece gran parte della narrazione ai sentimenti morali amalgamati alla buona fede in cui agiscono i vari personaggi. La parola “Socialismo” è bandita da qualsiasi dialogo, così come emergono pallidamente sia il freddo che il fango: compagni sempre presenti nella reale vita di trincea.

Il Confine” è a tutti gli effetti parte di quella corposa produzione culturale tendente a ridurre i conflitti sociali in una terribile sintesi fatta di contrapposizioni elementari: buono contro cattivo, onesto contro disonesto, ladro in antitesi al difensore della giustizia. All’interno della sceneggiatura non trovano posto le tematiche di classe e tantomeno la lotta quotidiana, specialmente negli anni del primo conflitto mondiale, tra sfruttati e sfruttatori.

Dentro la categoria “I buoni”, secondo la nuova generazione televisiva, si possono incontrate milionari e poveracci (accomunati dall’animo candido e puro) ed altrettanto si individuano tra i cattivi, ed i cinici, sia nobiluomini che i loro miseri servi (ma tutti sempre lindi e felici). Questa divisione mussoliniana della società senza classi e rivendicazioni egualitarie è tornata prepotentemente in auge dagli anni ’80, traducendosi in uno slogan oramai inflazionato “Non esiste più la Destra e neppure la Sinistra, perché sono fenomeni superati ed appartenenti allo sorso secolo”.

Sostituire il passionale attore Gian Maria Volonté di “Uomini contro” (cruda opera cinematografica, dove le immagini raccontano di un ufficiale italiano che invita i suoi soldati a puntare i fucili verso il vero nemico, ossia quei nobili comandanti incompetenti che impartiscono i loro folli ordini da protette postazioni) con gli anonimi protagonisti de “Il Confine” (dove tutto è ovattato, comprese le rare ed ordinate macchie di sangue sulle divise delle crocerossine e la totale assenza di fango sugli scarponi dei sodati) è parte di un progetto politico molto determinato nel disinfettare la società da qualsiasi potenziale tentazione conflittuale che sorga al suo interno.

Televisione dai buonissimi sentimenti che infine ha sfondato, soprattutto tra le giovani generazioni, consegnando ad un pubblico perennemente catalizzato da immagini attutite (tranne quelle splatter di cronaca nera) l’enorme illusione che si debba governare il Paese scegliendo esclusivamente tra onestà e disonestà: Berlusconi recidivo, Renzi in mala fede e Salvini onesto anche se simpatizzante di CasaPound (in questo contesto tale dato è influente) per cui affidabile.

Una terribile semplificazione della politica, come purtroppo da sempre auspicato dai “geniali” ministri del Pd, che accompagna pericolosamente l’elettorato verso il ritorno all’anno zero: alla vigilia del saluto al Duce. “Destra e Sinistra cancellate dalla Storia” è il tormentone costruito ad hoc, e lanciato all’attenzione del popolo, da chi ha vinto lo sconto ideologico che da sempre contrappone Capitalismo a Comunismo: il trionfante neoliberismo degli economisti sostenuti dallo Stato, ma predicanti il “Libero mercato” assoluto.

Destra e Sinistra sono più vive che mai, come ho già scritto su questa rubrica, in un quadro dove il primo dei due termini ha sconfitto il secondo. La bugia confezionata anche con l’aiuto di Confindustria emergerà con forza quando il nuovo governo approverà la flat tax, anziché varare convintamente la tassa patrimoniale (imposizione che prende ai ricchi speculatori finanziari per dare ai poveri, esattamente il contrario della flat tax stessa), così come sarà tangibile nell’attimo in cui riprenderà la grande stagione delle vendite demaniali e delle privatizzazioni: azioni di governo utili nel consegnare l’esercizio del diritto alla salute, all’istruzione ed alla cultura ai soli figli dei benestanti ed ai benestanti stessi.

Consegnare le chiavi del Paese ad una forza conservatrice come la Lega, che nelle sue file annovera inoltre molti nostalgici ed ex militanti provenienti da CasaPound, è un grande passo falso per il Movimento 5 Stelle. L’alleanza con chi trasferì due ministeri a Monza, arrecando un danno erariale allo Stato oltre alle avvisaglie di una divisione della Nazione, è frutto di valutazioni incomprensibili: l’amara conseguenza del dogma secondo il quale le ideologie novecentesche sono defunte.

Le scelte tra diverse opzioni politiche sono sempre possibili, e per fortuna sovente si rivelano inconciliabili tra loro. Il fenomeno migratorio fornisce molti esempi in merito. L’ondata di profughi diretti in Italia potrebbe essere affrontata con coraggio ed innovazione, oppure chiudendo l’Italia in una fortezza invalicabile (cosa realisticamente impossibile) ed ogni famiglia in un fortino casalingo. Nella seconda ipotesi il governo si avvale della costruzione di muri e della radicale riformulazione del concetto normativo di legittima difesa: protezione estrema della proprietà privata alla cui violazione corrisponde la morte del trasgressore medesimo.

Come sostiene un mio caro amico, nonché ex sindaco di un comune montano, vale la pena esaminare altre scelte possibili, comprese le più ardimentose ed in antitesi a quelle di chiusura dei confini ma vicine ad una visione politica decisamente progressista. Tra queste l’ipotesi, quasi provocatoria ma risolutiva, di concedere la cittadinanza italiana a tutti coloro che sbarcano sulle nostre coste.

Durante le tre settimane di istruttoria, prodromiche al rilascio dei nuovi documenti, i migranti dovrebbero frequentare corsi obbligatori (come è obbligatorio frequentare la scuola per noi tutti) al fine di apprendere la nostra lingua e la nostra storia, insieme all’educazione civica. Il popolo dei migranti diventerebbe una moltitudine di cittadini a tutti gli effetti: molti avrebbero una nuova identità, oggi sovente impossibile da ricostruire, e grazie al rilascio del nostro passaporto i nuovi italiani potrebbero recarsi legittimamente in tutti i Paesi europei che desiderino raggiungere. La soluzione ipotizzata dal mio amico consentirebbe a chi oggi valica le Alpi rischiando l’assideramento, dopo essersi esposto alla possibilità di annegare nello stretto di Sicilia, di oltrepassare qualsiasi frontiera senza timori, con la testa alta. Al contempo in Italia cesserebbe ogni presunta (a volte reale) discriminazione degli italiani a favore degli immigrati: tutti saremmo italiani, e quindi a parità di requisiti degni di ricevere un alloggio popolare insieme al reddito di cittadinanza (nel caso in futuro diventi legge).

Negare quindi la contrapposta differenza di pensiero è molto pericoloso nella dialettica democratica: fare un minestrone di tutto è di certo funzionale ai novelli salvatori della patria ma non alla tutela dei diritti fondamentali (compresi quelli costituzionali) dei cittadini. Temo che presto i fautori della teoria secondo la quale Destra e Sinistra siano solamente un fastidioso retaggio del passato, anticaglia pura, vivranno un brusco quanto drammatico ritorno alla realtà innanzi alla costruzione di nuove trincee e di bunker per le mitragliatrici.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:42 Mercoledì 23 Maggio 2018 mork corazzata potiemkim

    immagini la sala odierna alla proiezione della corazzata potiemkim ed a un comizio di lenin: sarebbe un unico frastuono di suonerie, sms, chat e twitt, selfie: lei vuole organizzare una rivoluzione con questa classe di intruppati? Guardi che questi non sono i marinai di 200 kg che masticavano blindati dello zar a colazione sono fragili esseri dipendenti da un guinzaglio elettronico. infatti lei non lavora in catena di montaggio ma digita in rete. Sempre con stima.

  2. avatar-4
    12:04 Mercoledì 23 Maggio 2018 Valter Ameglio Archetipo di sinistra

    Sempre intelligentemente provocatorio nella sua rubrica ma in contraddizione come speszo succede alla sx ultimamente. Se è vero che dx e sx esistono ancora dobbiamo , purtroppo, constatare ( e lei lo sa) come la gauche abbia ammainato da parecchio la difesa di ogni tematica sociale per rincorrere la difesa di ogni qualsiasi "diritto " individuale ( più alla sua portata ?). Tralasciando la difesa della socialità , del diritto al lavoro, della ricerca ad un a alternativa possibile ad un imperante turbo capitalismo finanziario è inevitabile rifugiarsi nel privato dei diritti ( desideri) individuali lasciando il campo libero ad improvvisate soluzioni. Credo , piuttosto, che dove ci siano pericoli per la dignità della persona là non debbano esistere soluzioni di dx o di sx ma debbano essere trovate soluzioni che mettano davanti l'uomo. Tutto il resto rischia di diventare un minestrone sia che sia politicamente corretto o meno e la confusione non è propedeutica al bene comune

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