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Finpiemonte, Pichetti ai domiciliari

Il broker che inguaia Gatti ha ottenuto la scarcerazione. Presto potrebbe uscire anche Piccini. Per i magistrati le esigenze cautelari sono meno forti, ma l'inchiesta prosegue mentre sfilano i testimoni

Dovrebbe uscire dal carcere domani Massimo Pichetti, imprenditore arrestato il 6 aprile scorso insieme all’ex presidente di Finpiemonte Fabrizio Gatti e all’uomo d’affari Pio Piccini, indagati di peculato aggravato per i bonifici da circa sei milioni di euro partiti dal conto da 45 milioni aperto dalla finanziaria alla Vontobel Bank e indirizzati a due società che hanno contribuito al salvataggio della Gem Immobiliare di Gatti. Il gip Rosanna La Rosa, su istanza degli avvocati Francesco Emanuele Salamone ed Emilio Ricci e dopo il parere favorevole della procura, ha stabilito che le esigenze cautelari sono ridotte e, tenuto conto dell’atteggiamento tenuto in questo periodo, Pichetti può stare in custodia cautelare nella sua abitazione. Ieri il giudice aveva preso la stessa decisione per Gatti, ai domiciliari da oggi.

Pichetti, interrogato venerdì scorso, avrebbe fornito elementi che incolpano l’ex presidente e ha spiegato come sia stato Gatti a telefonare alla banca elvetica Vontobel per confermare l’ordine del bonifico da 1,45 milioni indirizzato alla P&P, società del broker. Tuttavia ha negato che quei soldi siano stati utilizzati per il salvataggio dell’impresa immobiliare di Gatti, in cattive acque per un investimento sbagliato: “Quei soldi erano il mio compenso per la consulenza resa a Finpiemonte”, ha detto. Un racconto diverso da quello fornito da Gatti (assistito da Luigi Chiappero e Luigi Giuliano) e da Piccini: il primo si è detto vittima di un raggiro, versione confermata dal secondo.

La procura ha dato parere favorevole anche per l’applicazione di una custodia cautelare ai domiciliari per Piccini, come chiesto dall’avvocato Manlio Morcella, ma la decisione del gip non è ancora arrivata. Il sostituto procuratore Francesco Pelosi e l’aggiunto Enrica Gabetta, che coordinano le indagini della Guardia di finanza, hanno dato il loro consenso alla scarcerazione dei tre principali indagati perché il rischio di inquinamento delle prove si è attenuato dopo gli accertamenti compiuti dal 6 aprile in poi. Tuttavia l’inchiesta non è affatto conclusa: al sesto piano del palazzo di giustizia continuano a sfilare testimoni.    

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