PIAZZA CASTELLO

Finpiemonte “declassata”, Ambrosini verso l’uscita

Addio sogni di gloria bancaria. Mentre si definiscono i passaggi del turnaround dell'ente con la cancellazione dall'albo di Bankitalia, la Regione studia l'exit strategy per il presidente. Evitare harakiri facendo il gioco dell'opposizione

Non diventerà la banca che nei piani ambiziosi e, alla luce dei fatti, velleitari sarebbe dovuta essere. Per Finpiemonte la Regione ha deciso il mesto ritorno al passato, al ruolo originario di ente strumentale per l’erogazione di fondi a sostegno del sistema produttivo. Un dietrofront che sarà formalizzato nell’assemblea di domani in cui verrà chiesto il depennamento dall’albo degli intermediatori finanziari, cancellando così tutto quanto progettato da due anni a questa parte. Una decisione drastica che, tra l’altro, serve a scongiurare quel che di peggio e più grave sarebbe accaduto nel caso la giunta regionale non avesse agito in tal senso. Come risulta allo Spiffero, la Banca d’Italia in assenza dell’atto unilaterale che sancisce la rinuncia al ruolo di soggetto autorizzato “all’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico ai sensi degli articoli 106 e seguenti del Testo unico bancario” avrebbe agito con eguale fine, ma con conseguenze assai più pesanti. Da Palazzo Koch era pronta la procedura per decretare la chiusura di Finpiemonte. Un provvedimento i cui risvolti sarebbero stati facilmente intuibili: dal congelamento del patrimonio al blocco totale di ogni attività, con inevitabili conseguenze per il centinaio di dipendenti.

La forzosa inversione di rotta di quella che doveva essere la corazzata della finanza regionale e oggi appare come una nave quasi in disarmo, segnata dalle falle dei milioni spariti dai conti svizzeri, non è che il primo atto, per certi versi obbligato, di una serie di interventi che interesseranno nei prossimi mesi vertici e struttura della società di Galleria San Federico. A partire dal destino del successore di Fabrizio Gatti, l’ex presidente travolto dall’inchiesta giudiziaria. Cosa farà Stefano Ambrosini? Sul professore, dal lungo e prestigioso cursus honorum, voluto da Sergio Chiamparino al timone della finanziaria, sono piovute numerose critiche provenienti dalle opposizioni, con il M5s che è arrivato esplicitamente a chiederne le dimissioni, ma dubbi di “opportunità” sulla sua permanenza sono stati avanzati anche da alcuni settori della maggioranza di centrosinistra. Di certo, i rapporti professionali intercorsi tra l’attuale e l’ex presidente proprio in merito a una vicenda che secondo gli inquirenti è il perno dell’affaire – il salvataggio della Gem di Gatti – non aiuta a rasserenare il clima e a sgombrare il campo da insinuazioni e sospetti.

Ambrosini ha sempre detto che il suo incarico è, fin dal giorno della sua nomina, nelle mani di Chiamparino e non pare aver cambiato idea, del resto alcuni incarichi che costellano il curriculum, tra cui la presidenza di Veneto Banca e della Bim, risultano di ben altra caratura rispetto a quella partecipata che si accinge a ridiventare quel che fu per molti anni. La sensazione, insomma, è che se potesse il professore leverebbe le tende seduta stante e che solo “ragioni di stato” – o meglio, di Regione – lo trattengano su una poltrona che scotta. Nell’obiettivo di “salvare il soldato Pina”, al secolo l’assessore Giuseppina De Santis, titolare delle deleghe su Partecipate e Sviluppo economico, occorre muoversi con i piedi piombo, evitando nella manciata di mesi che restano fino alle elezioni, di scoprire troppo il fianco all’amministrazione. E così dopo aver fatto inabissare la De Santis, commissariata de facto dal vicepresidente Aldo Reschigna, va studiata con cura l’occasione più propizia e meno rumorosa per l’exit strategy di Ambrosini. Una delle ipotesi che circola nelle ultime ore vedrebbe in Luca Remmert il possibile “traghettatore” nel duplice ruolo di presidente di Finpiemonte Partecipazioni e “reggente” della capogruppo, anche in vista della ri-fusione dei due enti. Soluzione che manterrebbe saldamente nelle mani di Chiamparino, di cui Remmert è stato suo vice e poi successore in Compagnia di San Paolo, lo scottante dossier.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    19:58 Martedì 29 Maggio 2018 tandem Constatazione ovvia

    Ma quanto mai una strategia Chiamparino/De Santis è riuscita? Appunto, come dice Paladino, CSI docet....

  2. avatar-4
    11:50 Martedì 29 Maggio 2018 mirtillo Strategia fallita

    Questa è la mail che ho inviato questa mattina a info(at)finpiemonte per commentare l'operato di Ambrosini: Buongiorno, forse questa mail, inviata ad indirizzo generico, non arriverà direttamente sulla scrivania del presidente Ambrosini, ma mi pare giusto far notare che le parole hanno un grosso peso, soprattutto se dette da persone che rivestono posizioni importanti in azienda, e soprattutto quando si tratta del futuro di "Persone" e non di semplici numeri Sto seguendo con molta curiosità la vicenda Finpiemonte relativa alla sottrazione di fondi da parte dell' ex presidente Gatti (innocente fino a prova contraria). Lascio da parte i commenti relativi al controllo perchè sono ovvi. Questa vicenda mi pare strettamente legata a quella di Eurofidi - ora in liquidazione -. Ho sempre pensato che Eurofidi fosse di intralcio alla futura attività di Finpiemonte come confidi e la conseguenza è quella che abbiamo visto, licenziamenti e via dicendo. La strategia non ha funzionato e ora invece di due Confidi non ne esiste nemmeno più uno in quanto Finpiemonte non ha la possibilità di operare, si dice almeno sino a ottobre. Per quanto riguarda riguarda il presidente Ambrosini mi pare che la coerenza non sia proprio il suo punto forte. Cito da una intervista del 26 marzo 2016: "Lo stato di salute di Eurofidi riflette quello dell'intero settore. Il paziente è febbricitante, ma non si trova affatto in stato comatoso. Lo spazio per ristabilirsi esiste, bisogna individuare la terapia corretta" : Nemmeno due mesi dopo ha lasciato per andare a "salvare" Veneto Banca. Il 5 Ottobre 2016 Eurofidi è stata posta il liquidazione (non commento) Il 15 maggio 2018 alla domanda se avesse pensato di lasciare Finpiemonte la risposta è stata, cito testualmente: "Ci ho pensato il giorno stesso della scoperta del misfatto, perché ho intuito da subito quanti problemi ciò avrebbe causato alla società. Ma mi sono detto che non si abbandona una nave in difficoltà, tanto meno quando hai dato la tua disponibilità alle istituzioni e quando a bordo ci sono 100 persone. In Eurofidi le persone erano 215, dopo le numerose sforbiciate, però non ci ha pensato molto a lasciare. Chissà forse sapeva già che la nave sarebbe affondata. Non mi sembra di dover aggiungere altro. Cordiali saluti. E' evidente che la strategia Chiamparino/De Santis non è riuscita e così Eurofidi è affondata, ma mentre tanti dipendenti sono a casa il Dott. Ambrosini troverà comunque una nuova ottima posizione.

  3. avatar-4
    09:48 Martedì 29 Maggio 2018 Paladino Fate altro che è meglio...

    Se l'operazione è un pasticcio come la "ristrutturazione" del CSI siamo a posto. Sarebbe meglio che la regione facesse la regione e non altri mestieri che non sa fare... Speriamo che Cottarelli dia il via a una seria riduzione e ristrutturazione degli enti strumentali regionali come aveva auspicato.

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