All’anima del Mercato

Il Mercato aspetta, ma il Mercato si preoccupa e soprattutto il Mercato soffre. Lo Spread invece sale e scende ma a volte si ferma tendendo le orecchie all’aria, così da poter cogliere ogni rumore e al primo segnale di allarme scattare e, come un felino rabbioso, salire rapidamente in alto su un albero per non essere stritolato dal serpentone monetario.
 
I fenomeni che reggono l’economia hanno una personalità, un carattere, un’anima. Recentemente abbiamo constatato che questi provano anche emozioni: quelle stesse che si negano agli animali, secondo alcuni studiosi dotati solo di istinto e non di pensiero o addirittura di sentimenti, così come alle persone gettate nella indistinguibile massa “che non capisce e va gestita”. 
 
Un gatto quindi non può esprimere preoccupazione, pianto o gioia, mentre invece il Mercato è assolutamente in grado di manifestare tutti i suoi movimenti di pancia, facendo al contempo dileggio delle facoltà in capo ai politici: può far cadere e poi far risorgere premier e governi senza confrontarsi con eletti ed elettori. 
 
L’azione politica di fare interiorizzare agli italiani, come a tutti gli europei, quei termini tecnici un tempo appannaggio esclusivo di coloro che si trovavano costantemente a giocare in borsa ha registrato un clamoroso successo: vocaboli da sempre molto esclusivi, ed altrettanto poco empatici, sono ora comprensibili quasi a tutti nonché fonti di ansia ma anche di sollievo emotivo.
 
Attualmente sono molti i cittadini che investono i propri risparmi in fondi privati e titoli di Stato. Gli italiani hanno fatto la loro scelta aderendo sia al cosiddetto capitalismo polare (voluto con determinazione dal premier Craxi) e sia adeguandosi senza opporre resistenza alla riforma legislativa del trattamento di fine rapporto (compreso l’investimento in fondi negoziali di quanto dovuto dalle aziende). E’ quindi inevitabile che una moltitudine umana guardi con ansia l’andamento dei flussi e degli scatti nervosi della Borsa. Un’arma di ricatto eccezionale, una pistola puntata perennemente alla tempia dei cittadini, nonché la garanzia di una grande riserva di liquidità per gli operatori finanziari. 
 
Lo stesso Stato è oramai totalmente caduto nelle maglie della privatizzazione. Lo Stato anzi è Privato, come bene dimostra il condizionamento continuo che subisce l’istituzione statale nella stesura delle cosiddette riforme e dei progetti di legge. Sporadicamente infatti l’azione legislativa è mossa dalla volontà di mettere mano ai temi sociali ed economici al fine di sostenere la proprio comunità; al contrario l’attività delle assemblee parlamentari è tristemente sollecitata dalle lobbies oppure dai ricatti che il potere economico indirizza alla politica in caso di necessità (esattamente come giocano i bari intorno ad un tavolo di poker). 
 
Non si muove foglia che la speculazione non voglia. I faccendieri sono detentori di potere assoluto nonché molto abili nel creare empatia con i saccheggiati stessi, i quali si emozionano pure quando il Mercato riprende a tremare e si spaventano se lo Spread risale repentinamente, temendo una sua altrettanto repentina caduta. 
 
Ancora una volta si assiste al curioso fenomeno del carcerato che si innamora del carceriere: una vera e propria sindrome di Stoccolma dove chi ha tutto da perdere nelle dinamiche del Mercato si professa devoto al Mercato stesso, dedicando la sua vita a percepirne ogni minimo respiro e mutamento d’umore mentre, nel frattempo, perde diritti, sanità, assistenza, fruizione di servizi e beni pubblici. Al primo dei due attori, colui che porta le catene, non è quindi consentito provare turbamento alcuno ad eccezione di un’emozione che è addirittura promossa energicamente da chi detiene il potere del denaro: il suo nome è “Paura”.
 
La paura, come noto, fa novanta ma soprattutto distrae le sue vittime dai grandi temi per impegnarle, fino al loro sfinimento, in questioni inutili ma decisamente gradite ai salotti della finanza d’assalto. I titolari del vero potere, quello che si esercita su nazioni e popoli, si nutrono di guerre tra poveri, odio tra i vari strati sociali, rivalità interclassista: sulla scala che consente di risalire dallo status di povertà (nell’illusione sia davvero possibile farlo) colui che si appoggia sul piolo più alto sbarra il passo a chi invece è fermo ed arranca in una salita impossibile. La Paura è sempre indirizzata contro ogni cosa, e persona, che non rientri nell’agognato modello di vita borghese.
 
Nel gioco perverso del dominio, sempre in mano al capitale finanziario, i governi democratici sembrano candidarsi unicamente a fare da pompiere nei riguardi di tutte le tensioni prodotte dall’inevitabile scontro sociale che consegue all’impoverimento dei più a vantaggio delle esclusive élites, oltre favorire di tanto in tanto il sacco di beni e servizi pubblici. 
 
L’unico antidoto per sottrarsi al massacro della collettività, nel nome del libero Mercato, nonché al diffondersi nel corpo sociale del cancro battezzato “Paura”, è facilmente ottenibile poiché consiste semplicemente nel porsi una domanda secca, del tipo “Se capitasse a me, cosa farei?” e svilupparla in tutte quelle situazioni generatrici di tensione e disprezzo tra propri simili. “Cosa farei se perdessi tutto per un licenziamento improvviso”, e ancora “Cosa farei se mio figlio cadesse in una qualsiasi dipendenza”, e poi “Cosa farei se mi cogliesse una malattia invalidante”, “Cosa potrei fare nel caso una guerra mi obbligasse a scappare per mettere in salvo la mia famiglia”, ed infine “Cosa farei fossi obbligata ad abortire e lo Stato me lo impedisse”.
 
Immedesimarsi con le persone che dormono in strada o con quelle che fuggono disperatamente da un Paese in guerra può certamente favorire empatia verso le loro drammatiche storie di vita. Un’empatia che permette, a chi la prova, di spalancare gli occhi sul mondo reale ed uscire infine dal sogno dorato di un’esistenza di fatto virtuale. 
 
Ad occhi spalancati, liberandosi dal Matrix che sfrutta le risorse umane in cambio di vite virtuali, è possibile valutare la realtà giudicandola con consapevolezza, nonché (fatto ancor più importante) attivarsi per cambiarla in meglio. 
 
Osservare il mondo consci di aver spezzato le catene, quelle che legano il popolo a speculatori e mercato, può essere traumatizzante se non si è abituati a farlo, ma di certo esperienza illuminante. Un anelito di libertà che permette uno sguardo freddo nei confronti di chi governa e comprendere, con assoluta certezza, se i nostri rappresentanti ci accompagnano sulla strada del progresso collettivo oppure, mentendo, ci gettano nel passato oscurantista (sempre nel nome del Mercato) in pochissimo tempo (magari limitando il diritto all’aborto o annullando le faticose conquiste civili delle famiglie arcobaleno 48 ore dopo la formazione del cosiddetto governo del cambiamento). 
 
Francisco Goya nel ‘700 ha voluto addirittura raffigurare quale sia il futuro di chi si appisola incurante di quanto accada intorno a lui. Un monito artistico, di grande effetto, consegnato alla sua generazione ed a quelle future: il sonno della ragione sempre genera mostri.
 

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2 Commenti

  1. avatar-4
    15:32 Lunedì 11 Giugno 2018 mork errata corridge

    Non credono nel mercato solo coloro che hanno una fonte di sostentamento di nicchia creata per difendere la società dalle storture del mercato.

  2. avatar-4
    15:30 Giovedì 07 Giugno 2018 mork rock 'nd roll never die

    perdoni la curiosità ma ha rivisto da poco il film 'woodstock'? L'articolo mi sembra molto psichedelico ispirato ascoltando i Tangerin Dream, od anche dopo aver visto il docufilm su Santana, il quale dichiarava che a woodstock il manico della chitarra gli sembrava un serpente che si contorceva, mentre suonava sono effetto di stati estatici.

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