POLITICA & GIUSTIZIA

Abuso di ufficio, Appendino rischia il processo

La procura ha inviato oggi l'avviso di conclusione delle indagini sul caso Ream. Oltre alla sindaca, Rolando e Giordana, compare anche il nome del direttore delle finanze Lubbia. Rimane l'ipotesi di falso ideologico in atto pubblico

La procura di Torino ha concluso l'inchiesta. Dopo una lunga riflessione sugli atti, i procuratore aggiunti Enrica Gabetta e Marco Gianoglio hanno inviato l'avviso di chiusura indagine agli avvocati della sindaca Chiara Appendino, dell'assessore al Bilancio Sergio Rolando, l'ex capo di gabinetto Paolo Giordana e anche il direttore del settore finanze Paolo Lubbia. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, di falso ideologico in atto pubblico e abuso d'ufficio in merito a una norma del Testo unico degli enti locali sugli impegni di spesa. L'inchiesta ruota attorno ai cinque milioni di euro che la Città di Torino doveva restituire alla Ream, società che aveva versato quella somma per avere un diritto di prelazione sull'ex area Westinghouse, poi andata a un'altra società. 

I pm contestano ad Appendino (assista dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano) e Rolando (difeso da Fabio Dematteis del foro di Milano) un episodio di falso ideologico e uno di abuso d'ufficio in relazione all'approvazione del bilancio preventivo avvenutto il 30 novembre 2016 e poi un falso e un abuso per l'approvazione del bilancio di previsione 2017-2019 avvenuta il 27 luglio 2017. L'ex capo di gabinetto Giordana (assistito da Chiappero e Maria Turco) deve rispondere delle due ipotesi di reato legate al primo atto, mentre Lubbia (difeso da Lorenzo Imperato) di quelli in relazione al bilancio di previsione votato nel 2017. Sul fatto che Palazzo Civico intendesse restituire il denaro non ci sono dubbi, tanto è vero che all’inizio del 2018 l’impegno è stato onorato. Le perplessità dei magistrati riguardano il modo. Si decise, infatti, di non iscrivere il debito nei bilanci 2016 e 2017 e di posticipare il tutto. Ma fu una forzatura, secondo i pm. I revisori dei conti, anche contrari a questa soluzione, denunciarono di avere subito pressioni fortissime (in seguito si dimisero). Sempre secondo gli inquirenti, per raggiungere l’obiettivo furono messe nero su bianco nei documenti (tra cui una bozza di delibera) delle circostanze non veritiere. Obiettano le difese: è tutto in regola. È stato seguito, in base al decreto legge 118 del 2011 (modificato nel 2014), il principio della “competenza finanziaria potenziata”, che permette a un ente pubblico di iscrivere un debito nell’esercizio in cui avviene l’effettivo pagamento.

"Da domani sarà finalmente possibile esaminare tutte le carte del processo sinora coperte dal segreto istruttorio e avviare così un vero contraddittorio - affermano i difensori della sindaca in una nota -. Ciò che colpisce da una prima lettura è che la stessa Procura sembra riconoscere che l’unica finalità perseguita dagli amministratori e dai tecnici sarebbe stata quella di favorire il Comune di Torino". I due avvocati sottolineano come dall'atto scompaia "ogni riferimento all’induzione in errore posta in essere nei confronti di giunta e consiglio comunale. In definitiva la vicenda - relativa all’imputazione a bilancio della restituzione della caparra introitata nel 2012 dal Comune di Torino e restituita a inizio 2018 - assume connotazioni prettamente tecniche rispetto alle quali è ferma convinzione dei difensori che l’operato della Sindaca e di tutte le persone coinvolte sia stato assolutamente corretto”. 

Lubbia ha ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini stamattina. Non sapeva di essere indagato in questa vicenda e ora, come gli altri coindagati, ha venti giorni di tempo per poter farsi interrogare dai pm o per fornire una memoria difensiva nella speranza di evitare la richiesta di rinvio a giudizio. 

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