GIUSTIZIA

Cacao, chiusa l’indagine sulle irregolarità

La Procura ha terminato l'inchiesta sulla discoteca del Valentino. Cinque indagati accusati, a vario titolo, di tentata concussione, corruzione e truffa. Tra questi il consigliere comunale Morano. "Dimostreremo l'estraneità", afferma l'avvocato Mittone

La Procura di Torino ha chiuso le indagini sul Cacao, la discoteca del Parco del Valentino che operava su un’area di proprietà del Comune, su cui nei mesi scorsi la magistratura ha acceso un faro per le presunte irregolarità nelle autorizzazioni per l’apertura del locale e per presunti abusi edilizi. Cinque persone sono indagate e avranno venti giorni di tempo per mettersi al riparo dalla richiesta di rinvio a giudizio. Tra di loro spicca il nome del notaio Alberto Morano, consigliere comunale, già candidato sindaco sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia, e autore dell'esposto da cui è scaturita l'indagine. Ma non è il solo. Ci sono l’ex consigliere comunale Angelo D’Amico, l’imprenditore Ferdinando Montalbano (gestore del Koko Club di via Nizza), Antonio Biondino e Davide Lunardi, gestore del Patio di corso Moncalieri. Cinque sono i reati contestati a Morano in concorso con gli altri.

Il primo episodio è qualificato come corruzione: i due imprenditori attivi nel settore dei locali notturni, secondo l’accusa, avrebbero promesso a Morano “denaro o altra utilità per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio” affinché si attivasse “su richiesta di Lunardi e consiglio di D’Amico” per impedire il rinnovo della concessione dei locali del “Cacao” alla Kronos srl di Alessandro Mautino favorendo il concorrente Lunardi. In cambio Morano, ipotizza la procura, avrebbe ottenuto un compenso - “o comunque ne accettava la promessa” - consistito in una “attività di consulenza conferita in data anteriore all’attivazione del Morano in Comune (per la ricerca di eventuali acquirenti e/o gestori della discoteca Patrio, nonché di Pr, Dj che lavorassero presso la stessa) prestata e nella partecipazione agli utili della gestione della discoteca il Patio che avrebbe dovuto rilevare formalmente il Montalbano”. A Morano e Biondino, poi, è contestato anche la tentata concussione per la richiesta di 20mila euro fatta dal secondo al gestore del Cacao “a nome di Morano” affinché quest’ultimo desistesse dalle sue azioni di controllo in comune. C’è poi un’altra tentata concussione, quella da 200mila euro fatta da Montalbano e D’Amico, per le stesse ragioni. Un secondo caso di corruzione ruota intorno alla cena offerta da Montalbano a Morano per ringraziarlo di quanto fatto per cercare di impedire il rinnovo della concessione dei locali del Club 84, altra discoteca al Parco del Valentino.

Secondo l’accusa, il consigliere comunale avrebbe fatto tutto ciò “esercitando poteri discrezionali istituzionalmente a lui spettanti, ma in asservimento agli interessi personali di terzi e comunque omettendo di procedere ad una imparziale comparazione degli interessi in gioco”. C’è infine un episodio di truffa che riguarda otto biglietti “di prima fila” per quattro opere al Teatro Regio, biglietti che Morano ha ottenuto come consigliere comunale e poi ceduto a D’Amico che li passava ad altre persone “inducendo in errore gli impiegati del Teatro Regio” e ottenendo 910 euro in cambio. Per quest’ultimo episodio, “Morano ha già restituito alla fondazione il costo dei biglietti - spiega il difensore Alberto Mittone -. Si è trattato di un disguido. Non sapeva che fossero strettamente personali”. Il consigliere è stato interrogato due volte nel corso dell’inchiesta e si professa estraneo agli addebiti contestati: “Ora leggeremo gli atti per capire il perché il pm non ha creduto alla nostra versione”, aggiunge l’avvocato.

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