LAVORO & OCCUPAZIONE

Ilva, cielo plumbeo su Novi

Tra gli operai degli impianti piemontesi i grillini hanno fatto il pieno di voti. Ora temono il tradimento: “Chi ci proverà a chiudere le fabbriche non avrà vita facile”. Dal Pd a Forza Italia, dalla Lega ai sindacati, tutti in campo per difendere i mille posti di lavoro

“Non consentiremo che chiudano gli impianti. Chi ci proverà non avrà vita facile”. Massimiliano Repetto della Rsu Cgil dell’Ilva di Novi Ligure dice quel che ti aspetti da un sindacalista di fronte al rischio di vedersi chiudere la fabbrica, perdere i posti di lavoro, infilarsi nel tunnel buio dell’ennesima crisi. Non come le altre, però. Quella che ad oggi nessuno ha ancora escluso con parole chiare non è una delle tante crisi con la proprietà che decide di voltare le spalle all’Italia per andare a produrre altrove, come l’Embraco per fare un esempio. No, il futuro dell’Ilva è nelle mani del Governo che, al contrario di quanto sempre accaduto tra tavoli nei si cercava di evitare la chiusura dell’azienda, stavolta potrebbe decretarla per una visione politica. Il M5s ha sempre sostenuto questa tesi. Adesso che governa (insieme alla Lega, che ha un atteggiamento diametralmente opposto sul tema) e quando manca una ventina di giorni all’appuntamento cruciale con gli acquirenti, sembra mutare atteggiamento. Ma la sostanza non cambia.

Ieri Beppe Grillo sul blog ha affermato che nessuno ha mai pensato di chiudere l’Ilva: “Si pensa ad una riconversione, quindi mantenendo sempre l’occupazione nella bonifica, ristrutturando il sito che è enorme, e quindi con grande difficoltà, ma si deve preservare assolutamente ogni posto di lavoro” ha detto, prefigurando una trasformazione del più grande centro siderurgico del Paese in una sorta di un enorme parco. Dove si produce l’acciaio, prospererà il turismo, nella visione bucolica del comico. Gli oltre 15 mila dipendenti impegnati nella bonifica e sostenuti dal reddito di cittadinanza, questa la prospettiva che il fondatore dei Cinquestelle immagina, “guardando dalla sua terrazza con distacco il mondo, e anche l’Ilva, come il Grande Gatsby”, ha commentato l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, giudicando “parole di un irresponsabile” quelle di Grillo. I cui suoi “ragazzi bravissimi” candidati alle elezioni di voti tra i lavoratori dell’Ilva ne hanno presi molti, sostituendo il M5s alla sinistra nella storia operaia.

“Adesso i primi mugugni tra chi li ha votati si sentono – racconta il sindacalista –. Io non li ho votati, ma chi lo ha fatto incomincerà a metabolizzare quella scelta”. Di certo non sarà di aiuto il Giano bifronte che anche in questa vicenda si tinge di giallo. “Ora mi aspetto di sentire cosa diranno i grillini di Novi, che hanno sempre sostenuto che l’Ilva non si tocca, mentre il ministro Di Maio non si è ancora espresso e Grillo farnetica” dice nel suo ufficio in municipio Rocchino Muliere, il sindaco del Pd che sul piano di risanamento che passa con l’acquisizione da parte di Arcelor-Mittal e Marcegaglia si trova “in perfetta sintonia” con il suo collega genovese Marco Bucci, centrodestra, coinvolto in identico destino, con un numero decisamente maggiore di posti a rischio. Non che in Piemonte siano pochi: ai circa 800 dipendenti di Novi Ligure e il centinaio di Racconigi, va aggiunto tutto il peso dell’indotto con moltissimi autotrasportatori, le ditte della manutenzione e quelle aziende che attorno al laminatoio ruotano.

Cosa accadrebbe a questa grossa fetta di economia nel caso il futuro di Taranto fosse quello indicato da Grillo? “Sarebbe un disastro” dice senza giri di parole Muliere. “Si deve decidere se l’Italia deve ancora essere un player nel settore dell’acciaio, oppure dar corso a una follia”. Che nessuno ad oggi, dal Governo, esclude. “Non faccio annunci prima di aver incontrato la proprietà e le parti sociali" ripete Luigi Di Maio, senza sciogliere gli interrogativi, tantomeno smentire (semmai potrà farlo) il fondatore del suo movimento. Che, per l’assessora regionale al Lavoro Gianna Pentenero “dice fandonie su un argomento serissimo, davanti a posti di lavoro messi a rischio non da una proprietà che decide di delocalizzare la produzione, ma per un Governo che apre a diverse soluzioni rispetto alla strada tracciata dal ministro Calenda in grado di garantire la prosecuzione della produzione e, al contempo, il risanamento dell’area di Taranto. Giocare sulla pelle degli operai è una roba da matti, anzi da irresponsabili”.

L’auspicio del padre dei Cinquestelle che "il cielo sopra l’Ilva diventi sempre più blu” fa dire alla deputata di Forza Italia Claudia Porchietto, con un passato sulla poltrona oggi della Pentenero, che “se non ci fosse di mezzo il futuro di migliaia di lavoratori potremmo anche sorridere sopra alla retorica grillina. Qui, però, non siamo in un blog a filosofeggiare, qui c’è un Governo che di fronte ad una emergenza deve intervenire. Grillo e i Cinquestelle prendano atto che riflettori sul palco sono stati spenti e che resta solo una luce puntata sul Governo Conte, che ora deve affrontare il futuro industriale di questo Paese con strategie che garantiscano il lavoro”. Il professore arrivato a Palazzo Chigi in nessuno dei suoi interventi in Parlamento ha pronunciato la parola Ilva. Una ragione in più, forse, per quei mugugni che incominciano a sentirsi tra le tute blu che il 4 marzo hanno scelto il giallo.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    19:17 Venerdì 08 Giugno 2018 dedocapellano Alitalia,ILVA, ...... basta!

    “Non consentiremo che chiudano gli impianti. Chi ci proverà non avrà vita facile”. Chiediamo se qualcuno ha un piano industriale per portare l'azienda in utile e nello stesso tempo renderla compatibile con l'ambiente e poi trovare qualche investitore che ci metta il denaro necessario…… oppure gli italiani devono oltre che alle varie Alitalia… ecc.. accollarsi anche l'ILVA?

  2. avatar-4
    19:09 Venerdì 08 Giugno 2018 dedocapellano Chiudiamola subito.....

    "Il punto di pareggio di bilancio per l'Ilva dipende dalla produzione annua di circa 7 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio. Se si scende da questo livello produttivo l'Ilva è in perdita. Da tempo l'Ilva produce meno e si stima che le perdite siano di 100 milioni di euro al mese. Con la guerra in Afghanistan avevamo perso 700-800 milioni di euro all'anno. Insomma, ci costa di più l'Ilva di una guerra. Senza contare che è dal 2012 che non esiste un bilancio pubblico dell'Ilva." Chiudere l'ILVA non deve significare lasciare senza lavoro le persone che vi lavorano ma si tratta di impiegarli in attività più "redditizie" e soprattutto non dannose per la salute pubblica.

  3. avatar-4
    17:01 Venerdì 08 Giugno 2018 ALIENO1951AC TROPPO TARDI CHIAMPARINO FASSINO RENZI

    LA FIAT NON CI STA PIÙ E L ACCIAIO NON SERVE PIÙ. MA COSA VOLETE ORA? ANDATE A CHIEDERE A QUESTI CAMERIERI DEGLI AGNELLI.

  4. avatar-4
    09:17 Venerdì 08 Giugno 2018 PELDICAROTA LO HANNO DETTO E RIDETTO

    Sono il governo del cambiamento. Più cambiamento di così ....

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