L’alternativa del centrosinistra

E ci risiamo. Dopo la secca e storica sconfitta del 4 marzo, ciò che resta del centrosinistra ricomincia con il solito vecchio, anacronistico e un po’ ridicolo armamentario. E cioè, lotta aperta contro il fascismo, la dittatura, i dittatori, la libertà a rischio e baggianate varie. Insomma, si ritorna ad un copione che rischia di apparire grottesco se non ridicolo ai più. Per carità, tutti i democratici autentici devono combattere i rigurgiti fascisti, le dittature, i dittatori e la deriva autoritaria. Ma, lasciando tranquilli Delrio, Orfini e compagnia cantante, c’è qualcuno oggi - non 70 anni fa, ma oggi - che pensa seriamente che ci sia un rischio concreto per la nostra libertà, la nostra democrazia e la tenuta delle nostre istituzioni repubblicane? Credo che queste non siano domande peregrine o fuori luogo. Sono, a mio parere, domande serie perché nel momento in cui ciò che resta del centrosinistra pensa di ricostruire un’alternativa politica, culturale e programmatica alla Lega e ai 5 stelle, non può rimettere in pista un armamentario vecchio, datato, sorpassato e ormai consegnato alla storia. Dopodiché è ovvio che l’antifascismo e la lotta contro ogni forma di autoritarismo e di negazione delle libertà vanno combattuti senza tregua. Ma, ripeto, c’è qualcuno che oggi in Italia seriamente mette in discussione queste conquiste democratiche e liberali?

Perché ci dobbiamo capire. Se quel che resta del centrosinistra pensa di rilanciare un progetto politico riformista, di governo, democratico e socialmente avanzato con queste parole d’ordine, l’opposizione è garantita per anni. E giustamente. Se, invece, l’alternativa politica si vuol costruire attorno a contenuti e proposte che vanno oltre un mero approccio ideologico e fatto di un vecchiume culturale ormai storicizzato, forse è opportuno mettere in campo idee nuove e proposte che affrontano i temi sul tappeto senza ricorrere a slogan che ormai appassionano solo piccole nicchie e nulla più.

Certo, non è facile intraprendere questo cammino politico e progettuale con cartelli e sigle elettorali - Pd e Leu - che ormai hanno un “brand” quasi fuori mercato. E lo dico senza alcuna polemica e senza alcuna pregiudiziale politica o personale. Ma è un semplice dato di fatto, come ormai sottolineano quasi tutti i commentatori e gli opinionisti politici e giornalistici del nostro paese.

Perché Pd e Leu non sono più vissuti e interpretarti come due attori politici credibili e capaci di ribaltare la situazione e, soprattutto, di saper intercettare quelle istanze e quei bisogni che caratterizzano i ceti popolari del paese. Purtroppo è un dato di fatto al di là delle buone intenzioni e della stessa volontà dei ceti dirigenti e delle nomenklature di quei due partiti. Forse, al riguardo, sarà necessario escogitare strumenti organizzativi nuovi, classi dirigenti rinnovate con un progetto che guarda al futuro e che non si limita solo a rimpiangere e a contemplare il passato.

E, al contempo, si smetta quindi di resuscitare un bagaglio culturale che, nella società contemporanea, è quasi estraneo se non del tutto esterno alle dinamiche che caratterizzano quotidianamente la vita concreta dei cittadini.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:40 Giovedì 14 Giugno 2018 patty Il Merlo senza memoria di sè stesso

    Scusi Merlo, ma Lei arriva da Marte? O ha perso la memoria? Perchè a me risulta che sia stato grande protagonista, con relativi benefici e pure vitalizi, di tutti i partiti che ha citato.

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